II – La Bibbia in breve

– Breve riassunto della Bibbia –

Dio creò l’uomo e lo collocò nel Giardino dell’Eden, nel sud-ovest dell’Asia (che corrisponde circa al centro geografico della porzione di terra più grande della superficie terrestre, indicata dal quadratino nero della seguente mappa).

Mappa - 001

Il centro della superficie terrestre

L’uomo peccò e fallì il compito per cui Dio lo creò. Allora inizia prendere forma il piano di Dio per redimere e ricreare l’uomo con la chiamata ad Abramo per fondare una Nazione attraverso cui questo obiettivo viene raggiunto. Dio fece in modo che Abramo lasciasse Babilonia per raggiungere la terra di Canaan. I discendenti di Abramo mirgrarono in Egitto e lì diventarono Nazione.

Mappa - 002

Il centro dell’emisfero orientale

Quattrocento anni dopo, essi vennero condotti fuori d’Egitto, sotto la guida di Mosè, di nuovo nella terra promessa, in Canaan, e quivi, nel corso di circa 400-500 anni, sotto il governo di Davide e Salomone, questa nazione divenne un potente regno.

Alla fine del governo di re Salomone, il regno si divise:

  • la parte settentrionale, composta di 10 tribù, chiamata Israele, durò ancora 200 anni e venne ridotta in schiavitù dagli Assiri nel 721 A.C.;
  • la parte meridionale, chiamata Giuda, sopravvisse all’altra di circa 100 anni e venne condotta in cattività a Babilonia verso il 600 A.C. Un rimanente della nazione che era stata schiava ritornò alla propria terra nel 546 A.C., riprendendo la propria vita come entità nazionale.

Mappa - 003B

Babilonia ed Egitto

Ben presto l’Antico Testamento (A.T.) si chiude e 400 anni dopo “si fece carne la Parola di Dio”, ossia Gesù, il Figlio di Dio, il Messia annunziato nell’A.T. ed attraverso il quale l’uomo doveva essere redento e riportato alla sua condizione originale. Egli compì la sua opera morendo sulla croce e versando il Suo sangue per i peccati dell’uomo; alla Sua resurrezione diede ordine ai discepoli di annunziare a tutte le nazioni la storia della Sua vita e della Sua potenza redentrice.

Mappa - 004B

L’Impero Romano

Gli Apostoli si sparsero annunciando la Buona Novella in ogni direzione, principalmente verso occidente, attraverso l’Asia Minore e la Grecia, fino a Roma, lungo la spina dorsale dell’Impero Romano che allora comprendeva tutto il mondo civile conosciuto (l’Antico Mondo).

Con l’opera dell’umana redenzione così cominciata, si chiude il Nuovo Testamento (N.T.).

 

 

I libri della Bibbia si dividono in sette gruppi:

  •  ANTICO TESTAMENTO (A.T.)
    • 17 libri Storici,
    • 5 libri Poetici,
    • 17 libri Profetici.
  • NUOVO TESTAMENTO (N.T.)
    • 4 Evangeli,
    • 1 libro Storico: Atti degli Apostoli,
    • 21 Epistole,
    • 1 libro Profetico: l’Apocalisse.

e precisamente:

LIBRI

DESCRIZIONE

Storici:

Ascesa e caduta del popolo ebraico.

Poetici:

Produzione letteraria dell’epoca d’oro della Nazione.

Profetici:

Produzione letteraria dei giorni cattivi della Nazione.

Evangeli:

L’Uomo sorto dalla Nazione, ovvero il Messia.

Atti:

La Chiesa e la diffusione dell’Evangelo tra le nazioni.

Epistole:

I Suoi insegnamenti ed i Suoi princìpi.

Apocalisse:

Previsione del Suo dominio universale.

 

L’Antico Tesamento Ebraico contiene esattamente gli stessi libri inclusi nell’Antico Testamento di edizione evangelica, ma con una diversa sistemazione:

“La Legge”

(5 Libri)

Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
“I Profeti”

(8 Libri)

4 Anteriori: Giosuè, Giudici, Samuele, Re.

4 Posteriori: Isaia, Geremia, Ezechiele, i Dodici Minori.

“Gli Scritti”

(11 Libri)

3 Poetici: Salmi, Proverbi, Giobbe.

5 Rotoli: Cantico de’ Cantici, Ruth, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester.

3 Libri: Daniele, Esdra-Neemia, Cronache.

Formulando dei due libri di Samuele uno solo, e facendo altrettanto per i libri dei Re, delle Cronache, Esdra, Neemia ed i Dodici Profeti Minori, questi 24 libri corrispondono ai 39 contenuti nelle nostre Bibbie.  Giuseppe Flavio riduce inoltre il loro numero a 22 per farli corrispondere alle lettere dell’alfabeto ebraico, unendo Ruth con Giudici, e Lamentazioni con Geremia.

I Cinque Rotoli venivano letti ogni anno alle Feste:

  • Il Cantico dei Cantici, alla Pasqua Giudaica, con riferimento allegorico all’Esodo.
  • Il Libro di Ruth, a Pentecoste, per celebrare il raccolto.
  • Ester, al Purim, per commemorare la liberazione da Haman.
  • Ecclesiaste, alla Festa dei Tabernacoli, che era la più gioiosa ricorrenza giudaica.
  • Le Lamentazioni, il nono giorno di Ab, per commemorare la distruzione di Gerusalemme.

Nella versione detta dei LXX (Settanta), i libri dell’Antico Testamento subìvano una nuova classificazione a seconda dell’argomento trattato. Le nostre versioni della Bibbia seguono quest’ordine come esso è giunto sino a noi.

 

 

 

I 39 libri dell’Antico Testamento

17 STORICI 5 POETICI 17 PROFETICI
Genesi

Esodo

Levitico

Numeri

Deuteronomio

Giosuè

Giudici

Ruth

1 Samuele

2 Samuele

1 Re

2 Re

1 Cronache

2 Cronache

Esdra

Neemia

Ester

Giobbe

Salmi

Proverbi

Ecclesiaste

Cantico dei Cantici

Isaia

Geremia

Lamentazioni

Ezechiele

Daniele

Osea

Gioele

Amos

Abdia

Giona

Michea

Nahum

Habacuc

Sofonia

Aggeo

Zaccaria

Malachia

 

 

I 27 libri del Nuovo Testamento

4 EVANGELI STORIA 21 EPISTOLE PROFEZIA
Matteo

Marco

Luca

Giovanni

Atti degli Apostoli Romani

1 Corinzi

2 Corinzi

Galati

Efesini

Filippesi

Colossesi

1 Tessalonicesi

2 Tessalonicesi

1 Timoteo

2 Timoteo

Tito

Filemone

Ebrei

Giacomo

1 Pietro

2 Pietro

1 Giovanni

2 Giovanni

3 Giovanni

Giuda

Apocalisse

 

 

 

Argomento o pensiero dominante di ciascun libro della Bibbia

 Alcuni libri presentano un solo argomento; altri ne trattano diversi.

Nr.

Libro

Argomento/i trattato/i

1

Genesi

Fondazione della Nazione Ebraica

2

Esodo

Patto con la Nazione Ebraica

3

Levitico

Leggi della Nazione Ebraica

4

Numeri

Viaggio verso la Terra Promessa

5

Deuteronomio

Leggi della Nazione Ebraica

6

Giosuè

Conquista di Canaan

7

Giudici

Primi 300 anni nella Terra Promessa

8

Ruth

Inizio della Famiglia Messianica di Davide

9

1 Samuele

Organizzazione del Regno

10

2 Samuele

Regno di Davide

11

1 Re

Divisione del Regno

12

2 Re

Storia del Regno

13

1 Cronache

Regno di Davide

14

2 Cronache

Storia del Regno del Sud

15

Esdra

Ritorno dalla Cattività

16

Neemia

Ricostruzione di Gerusalemme

17

Ester

Israele scampa allo sterminio

18

Giobbe

Il Problema della Prova e della Sofferenza

19

Salmi

L’Innario del Popolo d’Israele

20

Proverbi

Saggezza di re Salomone

21

Ecclesiaste

Vanità della vita terrena

22

Cantico dei Cantici

Esaltazione dell’Amore Coniugale

23

Isaia

Il Profeta Messianico

24

Geremia

Ultimo tentativo di salvare Gerusalemme

25

Lamentazioni

Cordoglio per la desolazione di Gerusalemme

26

Ezechiele

E conosceranno che Io sono l’Eterno”

27

Daniele

Il Profeta in Babilonia

28

Osea

Apostasia d’Israele

29

Gioele

Predicazione dell’Epoca dello Spirito Santo

30

Amos

Regno universale finale di Davide

31

Abdia

Distruzione di Edom

32

Giona

Missione di Perdono a Ninive

33

Michea

Betlemme scelta per la nascita del Messia

34

Nahum

Distruzione di Ninive

35

Habacuc

Il giusto vivrà per fede”

36

Sofonia

Avvento di “labbra pure”

37

Aggeo

Ricostruzione del Tempio

38

Zaccaria

Ricostruzione del Tempio

39

Malachia

Ultimo Mssaggio ad un popolo disubbediente

40

Matteo

Gesù, il Messia

41

Marco

Gesù, il Meraviglioso

42

Luca

Gesù, il Figlio dell’Uomo

43

Giovanni

Gesù, il Figlio di Dio

44

Atti degli Apostoli

Formazione della Chiesa

45

Romani

Natura dell’Opera di Cristo

46

1 Corinzi

Disordini vari nella Chiesa

47

2 Corinzi

Paolo difende il proprio apostolato

48

Galati

Per la Grazia, non per la Legge

49

Efesini

Unità della Chiesa

50

Filippesi

Epistola Missionaria

51

Colossesi

Divinità di Gesù

52

1 Tessalonicesi

Seconda Venuta del Signore

53

2 Tessalonicesi

Seconda Venuta del Signore

54

1 Timoteo

Cura della Chiesa di Efeso

55

2 Timoteo

Parole finali di Paolo

56

Tito

Le Chiese di Creta

57

Filemone

Conversione di uno schiavo fuggito

58

Ebrei

Cristo, Mediatore di un Nuovo Patto

59

Giacomo

Le buone opere

60

1 Pietro

Ad una Chiesa perseguitata

61

2 Pietro

Predizione dell’Apostasia

62

1 Giovanni

L’Amore

63

2 Giovanni

Guardarsi dai falsi dottori

64

3 Giovanni

I collaboratori di Giovanni respinti

65

Giuda

L’Apostasia imminente

66

Apocalisse (o “La rivelazione di Gesù Cristo”)

Trionfo finale di Cristo

 

 

 

La Bibbia letta

La Bibbia in mp3:
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/p/bibbia-in-mp3.html

La Bibbia in capitoli:

http://ruth.altervista.org/filesbibbia.html

 

Dimensioni relative dei libri della Bibbia

Ci sono 1189 capitoli in tutta la Bibbia:

  • 929 capitoli nell’Antico Testamento;
  • 260 capitoli nel Nuovo Testamento.

Il capitolo più lungo è il Salmo 119. Il capitolo più breve è il Salmo 117, che tra l’altro è quello di mezzo nella Bibbia.

Il versetto più lungo è Ester 8:9. Il versetto più breve è Giovanni 11:35.

Dato che i capitoli variano in lungezza, le dimensioni relative dei libri della Bibbia sono indicate dai numeri di pagina medi di cui sono composti piuttosto che dal numero di capitoli. Questa tabella, realizzata da una Bibbia di 1281 pagine, mostra le dimensioni relative dei libri della Bibbia:

LIBRO

CAPITOLI

PAGINE

Genesi

50

58

Esodo

40

49

Levitico

27

36

Numeri

36

51

Deuteronomio

34

48

Giosuè

24

29

Giudici

21

30

Ruth

4

4

1 Samuele

31

38

2 Samuele

24

32

1 Re

22

36

2 Re

25

35

1 Cronache

29

33

2 Cronache

36

40

Esdra

10

12

Nehemia

13

17

Ester

10

9

Giobbe

42

40

Salmi

150

98

Proverbi

31

34

Ecclesiaste

12

9

Cantico dei Cantici

8

6

Isaia

66

57

Geremia

52

65

Lamentazioni

5

7

Ezechiele

48

59

Daniele

12

18

Osea

14

8

Gioele

3

3

Amos

9

6

Abdia

1

1

Giona

4

2

Michea

7

5

Nahum

3

2

Habacuc

3

3

Sofonia

3

3

Aggeo

2

2

Zaccaria

14

10

Malachia

4

3

Matteo

28

37

Marco

16

23

Luca

24

40

Giovanni

21

29

Atti degli Apostoli

28

38

Romani

16

15

1 Corinzi

16

14

2 Corinzi

13

10

Galati

6

5

Efesini

6

5

Filippesi

4

4

Colossesi

4

4

1 Tessalonicesi

5

3

2 Tessalonicesi

3

2

1 Timoteo

6

4

2 Timoteo

4

3

Tito

3

2

Filemone

1

1

Ebrei

13

12

Giacomo

5

4

1 Pietro

5

4

2 Pietro

3

3

1 Giovanni

5

4

2 Giovanni

1

1

3 Giovanni

1

1

Giuda

1

1

Apocalisse

22

19

Inoltre, nella suddetta copia della Bibbia, abbiamo:

  • L’Antico Testamento è costituito da 993 pagine.
  • Il Nuovo Testamento è costituito da 288 pagine.
  • I libri storici sono costituiti da 552 pagine.
  • I libri poetici sono costituiti da 187 pagine.
  • I libri profetici sono costituiti da 254 pagine.
  • Il Pentateuco è costituito da 237 pagine.
  • I Vangeli sono costituiti da 129 pagine.
  • Le Epistole sono costituite da 102 pagine.

 

 

Pubblicato in Apologia del Cristianesimo, Guidati dallo Spirito Santo, Insegnamenti, Radicare la fede, Religione ebraica, Spendere il tempo nella Parola | Lascia un commento

I – La Bibbia, ossia La Parola di Dio.

Bibbia

– La Bibbia è la Parola di Dio –

Tralasciando tutte le teorie sull’ispirazione e sulla maniera nella quale tutti i libri della Bibbia sono pervenuti alla loro attuale forma, o ancora su quanto il testo originale abbia sofferto attraverso la trascrizione per mano di compilatori e copisti, non tenendo conto, dicevo, del cosa sia da interpretarsi letteralmente o figuratamente, di quello che è storico e di quello che invece è poetico, se noi prendiamo la Bibbia quale essa è, studiandone i libri per conoscerne il contenuto, vi troveremo una unità di pensiero indicanteci come una unica mente abbia ispirato la stesura e la complilazione dell’intera serie di libri, e come essa rechi l’impronta del suo Autore, come essa sia cioè, in un senso ben unico e preciso, LA PAROLA DI DIO.

Ai giorni nostri è abbastanza diffusa in alcuni circoli intellettuali l’opinione che la Bibbia sia una specie di storia della ricerca di Dio attraverso i tempi da parte dell’uomo. La narrazione cioè delle esperienze dell’uomo che cerca di raggiungere questo Dio e che gradualmente migliora le sue idee intorno a Lui, edificando sulle esperienze delle precedenti generazioni. In quei passi, tanto frequenti nella Bibbia, dove viene detto che Iddio parlò, secondo questa tesi particolare Iddio non parlò realmente, ma furono piuttosto gli uomini che espressero col linguaggio le proprie idee, sostenendo che fosse il linguaggio di Dio, mentre si trattava in realtà soltanto di ciò che gli uomini immaginavano intorno a Dio. La Bibbia viene così ridotta al livello degli altri libri, facendola quindi apparire non come un libro divino, bensì come un libro scritto dall’uomo e che abbia solo la pretesa di essere divino.

Noi respingiamo completamente questo punto di vista, perché crediamo che la Bibbia sia non il racconto degli sforzi dell’uomo per trovare Iddio, ma piuttosto la narrazione dell’amore che Dio ha avuto per rivelarsi all’uomo: è la storia dei Suoi rapporti con l’uomo, nella sua rivelazione mostrata al genere umano; è la volontà del Creatore rivelata all’uomo dal Creatore stesso, per istruirlo e guidarlo lungo la Via della Vita.

I libri della Bibbia sono stati composti da scrittori umani; addirittura non si sa neanche l’identità di alcuni di questi scrittori. Inoltre non si sa proprio come Dio abbia spinto a scrivere questi scrittori, ma di sicuro viene esposto come Dio li guidò e questi libri debbono essere esattamente ciò che Dio abbia voluto da essi.

Esiste una differenza tra la Bibbia e tutti gli altri libri. Degli scrittori possono chiedere l’aiuto e la guida di Dio ed ottenerli, ed infatti vi sono nel mondo molti buoni libri scritti da autori che hanno ricevuto l’ausilio divino. Ma nonostante ciò persino il più santo degli autori non avrebbe la presunzione di affermare che i suoi libri siano stati scritti da Dio, cosa che viene affermata invece per la Bibbia. Iddio stesso ha sovrinteso, diretto e dettato la forma nella quale questi libri sono stati scritti, e gli autori erano sotto il controllo di Dio. La Bibbia è la PAROLA DI DIO in una forma tale per cui nessun altro libro al mondo è la Parola di Dio.

Alcune espressioni bibliche sono probabilmente, in quanto presentate in linguaggio di tempi antichi, “antiche figure del pensiero” per indicare idee che oggi esprimeremmo in altra maniera. Ma nonostante ciò la Bibbia contiene esattamente le cose che Dio voleva far conoscere all’uomo, e proprio nella forma come vuole che noi le conosciamo. E fino alla fine dei tempi questo vecchio, caro libro, sarà l’unica risposta alla ricerca che l’umanità compie di Dio.

La Bibbia è stata scritta da molti scrittori, attraverso un periodo di molti secoli, e pur tuttavia è un libro unitario; essa è in sè stessa il grande miracolo di tutti i secoli che evidenzia la prova della propria origine sovrumana.

Tutti dovrebbero amare la Bibbia, tutti dovrebbero esserne dei lettori assidui, tutti dovrebbero sforzarsi di vivere secondo i suoi insegnamenti. La Bibbia dovrebbe occupare il primo posto nella vita e nell’opera di ogni chiesa e di ogni pulpito. L’UNICO COMPITO DEL PULPITO CRISTIANO E’ APPUNTO LA SEMPLICE ESPOSIZIONE DEGLI INSEGNAMENTI DELLA PAROLA DI DIO.

 

 

Cristo, centro e cuore della Bibbia

L’Antico Testamento è la Storia di una promessa per una Nazione.

Il Nuovo Testamento è la Storia della realizazione di questa promessa: un Uomo (il Cristo = il Messia).

Questa Nazione venne fondata ed allevata da Dio per portare nel mondo quest’Uomo.

Dio stesso divenne uomo per dare al genere umano un’idea concreta, tangibile e definita del tipo di persona a cui dobbiamo pensare quando pensiamo a Dio. Iddio ha lo stesso carattere di Gesù. Gesù era Dio incarnato nella forma umana.

 La Sua apparizione sulla terra è l’avvenimento centrale di tutta la storia, ed il Vecchio Testamento prepara la scena che il Nuovo descriverà.

Come uomo Egli visse la vita straordinariamente più edificante che sia mai stata conosciuta. Egli è l’uomo più buono, mansueto, gentile, paziente e comprensivo che sia mai vissuto. Amava le persone e detestava vederle sotto la schiavitù del maligno; amava perdonare, amava aiutare. Compì dei miracoli meravigliosi. Le moltitudini stanche, affrante ai dolori e con il cuore turbato, venivano a Lui  e trovavano guarigione e sollievo. Di lui viene detto, e non lo si dice per nessun altro, che se si scrivessero tutti gli atti di bontà e potenza da Lui compiuti, il mondo non riuscirebbe a contenerne i libri. Tale uomo era Gesù e tale tipo di persona è Dio.

Egli morì sulla croce per cancellare il peccato dal mondo: per divenire il Redentore ed il Salvatore del popolo che Dio ha eletto, comprato ed appartato per sé avanti la fondazione del mondo.

Risuscitò dai morti: ora è vivente, non semplicemente come personaggio storico, ma come persona reale; e questo è il fatto più importante della storia umana e la forza più vitale del mondo al giorno d’oggi.

L’intera Bibbia è fondata su questa meravigliosa storia di Cristo e sulla Sua promessa di Vita Eterna per coloro che l’accettano. L’unico scopo per cui la Bibbia è stata scritta è che gli uomini possano credere, comprendere, conoscere, amare e seguire Cristo.

Cristo, centro e cuore della storia, deve essere il centro ed il cuore della nostra vita; il nostro destino eterno è nelle sue mani. A seconda che noi accettiamo o rifiutiamo questo Signore, conosciamo la nostra gloria eterna o la nostra eterna rovina, conosciamo se il nostro futuro sarà in cielo o all’inferno, questo o quello.

La decisione più importante che noi siamo chiamati a prendere è quella di stabilire, una volta per tutte, quale sia il nostro atteggiamento verso Cristo. É da ciò che dipende ogni cosa.

É veramente magnifico essere cristiani; è il più alto privilegio del genere umano. Accettare Cristo come Salvatore e Signore, e lottare sinceramente e con fedeltà per seguirlo nella Via della Vita che Egli ci ha insegnato, è certamente di gran lunga la maniera di vivere più sensata e soddisfacente: significa pace, tranquillità dello spirito, allegrezza del cuore, perdono, felicità, speranza, vita: vita ora E quì, in questa terra, vita abbondante, vita che non vedrà mai fine.

Come si può essere tanto ciechi o insensibili, da trascorrere una vita per poi affrontare la morte senza la speranza cristiana? Se escludiamo Cristo, che cosa c’è, sia per questo mondo che per l’altro, che renda questa vita degna d’essere vissuta? Noi tutti dobbiamo morire, perché dunque cercare di riderne? La cosa più naturale sembrerebbe perciò, per ogni essere umano, accogliere Cristo con tutto il cuore e considerare il nome di cristiano come il privilegio più ambito di questa vita.

In ultima analisi, la cosa più bella e più cara di questa vita è possedere la consapevolezza, nei più profondi recessi del nostro io, di vivere per Cristo.

 

 

Cosa dice la Bibbia di sè stessa

  • “Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te” (Salmo 119:11).
  • 16 Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera” (II Timoteo 3:16-17).
  • “Ma Gesù, rispondendo, disse loro: Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio” (Matteo 22:29).
  • “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»” (Luca 21:33).
  • 19 Noi abbiamo anche la parola profetica più certa a cui fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori, 20 sapendo prima questo: che nessuna profezia della Scrittura è soggetta a particolare interpretazione. 21 Nessuna profezia infatti è mai proceduta da volontà d’uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché spinti dallo Spirito Santo” (II Pietro 1:19-21).
  • “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105).
  • “Ogni parola di Dio è raffinata col fuoco. Egli è uno scudo per chi si rifugia in lui” (Proverbi 30:5).
  • “Non aggiungerete nulla a quanto vi comando e non toglierete nulla, ma impegnatevi ad osservare i comandamenti dell’Eterno, il vostro DIO, che io vi prescrivo” (Deuteronomio 4:2).
  • 16 «Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniarvi queste cose nelle chiese. Io sono la Radice e la progenie di Davide, la lucente stella del mattino». 17 E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. 18 Io dichiaro ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro che, se qualcuno aggiunge a queste cose, Dio manderà su di lui le piaghe descritte in questo libro. 19 E se alcuno toglie dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dal libro della vita dalla santa città e dalle cose descritte in questo libro” (Apocalisse 22:16-19).

 

 

Pensieri famosi sulla Bibbia

Abramo Lincoln: “Io credo che la Bibbia sia il miglior dono che Iddio abbia mai fatto all’uomo. Tutto il bene che emana dal Salvatore del mondo ci giunge attraverso questo libro”.

George Washington: “È impossibile governare rettamente il mondo senza Dio e la Bibbia”.

Napoleone: “La Bibbia non è un semplice libro, ma una creatura vivente dotata di una potenza che conquista tutto ciò che le si oppone”.

William Gladstone: “Ho conosciuto novantacinque dei più grandi uomini del mio tempo, e di questi, ottantasette erano seguaci della Bibbia”.

San Francesco: “Nessuno mi mostrava ciò che dovessi fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovessi vivere secondo la forma del Santo Vangelo”.

Thomas Carlyle: “La Bibbia è la più alta espressione della verità che sia fluita, con le lettere dell’alfabeto, dall’anima dell’uomo, ed attraverso la quale, come attraverso una finestra divinamente aperta, tutti gli uomini possono guardare nell’Eternità ed intravedere la loro patria lontana, da lungo dimenticata”.

John Ruskin: “Qualunque sia il merito su ogni cosa che abbia scritto è semplicemente dovuto al fatto che, quando ero bambino, mia mamma giornalmente mi leggeva una parte della Bibbia e giornalmente imparavo col cuore una parte di essa”.

Emanuele Kant: “L’esistenza della Bibbia, quale libro per il popolo, è il più grande beneficio di cui la razza umana abbia mai goduto, e qualsiasi tentativo di sminuirla è un delitto contro l’umanità”.

Goethe: “Lasciate che la cultura della mente continui nel suo cammino, che le scienze naturali facciano progressi in ampiezza e profondità e che la mente umana si allarghi quanto desidera, ma al di là dell’elevazione e cultura morale del cristianesimo, quale la vediamo brillare nel Vangelo, essa non potrà mai andare”.

Camillo Benso, conte di Cavour: “L’ho letta e profondamente meditata da tre anni. Non potrei dirle abbastanza quanto io sono stato colpito dalla divinità della morale dell’Evangelo, che lascia ad una distanza infinita tutto quel che gli uomini hanno potuto immaginare”.

U. S. Grant: “La Bibbia è il foglio-ancora delle nostre libertà”.

Orazio Greeley: “È impossibile schiavizzare mentalmente o socialmente coloro che leggono la Bibbia. I principi della Bibbia sono le fondamenta della libertà umana”.

Andrew Jackson: “Quel libro, signore, è la roccia su cui si poggia la nostra repubblica”

Robert E. Lee: “In tutte le mie perplessità ed afflizioni, la Bibbia non ha mai fallito di darmi luce e forza”.

Thomas Huxley: “La Bibbia è la Magna Charta dei poveri e degli oppressi, ed il genere umano non si trova in condizione di poterne fare a meno”.

Henry Ward Beecher: “Gettate la Bibbia in fondo all’oceano e gli obblighi dell’uomo verso Dio resterebbero immutati; avrebbe ancora lo stesso sentiero da percorrere, solo che ora gli mancherebbero la sua lampada e la sua guida; avrebbe ancora lo stesso viaggio da compiere, solo che ora non avrebbe più con sé la sua bussola e la sua mappa”.

Lord Tennyson: “La lettura della Bibbia è di per sé stessa una forma di educazione”.

John Quincy Adams: “La mia venerazione per la Bibbia è tanto grande che quanto prima i miei figli cominceranno a leggere la Bibbia, tanto più sicura sarà la mia speranza che essi divengano dei cittadini utili al loro paese e membri rispettabili della società. E’ mia abitudine oramai da anni, leggere la Bibbia per intero ogni anno”.

Charles Dickens: “Il Nuovo Testamento è il miglior libro che sia o sarà mai conosciuto al mondo”.

Charles A. Dana: “Il grandioso e vecchio Libro rimane in piedi; ed in questa vecchia terra, più le sue pagine vengono girate e meditate, più sosterrà ed illustrerà le pagine della Sacra Parola”.

Sir William Herschel: “Tutte le scoperte umane sembrano essere fatte solo con lo scopo di confermare sempre di più le verità contenute nelle Sacre Scritture”.

Isaac Newton: “Nella Bibbia vi sono più segni di autenticità nella Bibbia che in qualunque storia profana”.

Alessandro Manzoni: “S’immagini ogni sentimento di perfezione: esso si trova nel Vangelo; si sublimino i desideri dell’anima la più pura da passioni personali fino al sommo ideale del bello morale: essi non oltrepasseranno la regione del Vangelo e nello stesso tempo non si troverà alcun sentimento di perfezione al quale col Vangelo non si possa assegnare una ragione assoluta e un motivo preponderante legati ugualmente a tutta la rivelazione”.

Daniel Webster: “Se ci fosse qualcosa nei miei pensieri o apprezzamenti, il merito lo attribuisco ai miei genitori per avermi inculcato sin dalla mia infanzia un amore per le Scritture. Se operiamo secondo i principi della Bibbia, il nostro paese procederà da prosperità in prosperità; ma se noi con la nostra prosperità rigettiamo i suoi insegnamenti e la sua autorità, nessun uomo potrà dire in merito ad una catastrofe che ci coglie all’improvviso e seppellisce tutte le nostre glorie in una profonda oscurità”.

W. H. Seward: “L’intera speranza del progresso umano è sostenuta sulla sempre corescente influenza della Bibbia”

Patrick Henry: “La Bibbia vale più di tutti gli altri libri che siano stati stampati”.

Enrico Van Dyke: “Nata in oriente e vesita di abiti e immaginativa orientali, la Bibbia percorre le strade del mondo per entrare in una terra dopo l’altra e trovare la propria casa dovunque. Ha imparato a parlare al cuore dell’uomo in centinaia di lingue; fanciulli ascoltano con meraviglia e con gioia le sue storie, uomini saggi le ponderano come parabole di vita. I malvagi e gli orgogliosi tremano davanti ai suoi moniti, ma per coloro che sono feriti e penitenti essa assume toni di madre. Essa è entrata nei nostri sogni più cari, e così l’amore e l’amicizia, la simpatia, la devozione, il ricordo, la speranza, si ricoprono dei begli abiti del suo parlare pieno di tesori, e nessun uomo che possegga un tale bene è povero e sconsolato. Quando l’orizzonte si fa oscuro e il trermante pellegrino giunge nella valle dell’ombra, egli non ha paura di entrare; presi in mano il bastone e la verga della Scrittura, egli dice al suo amico e compagno: “Addio, ci rivedremo”, ed alla prospettiva di un tale sostegno si avvicina a quel varco solitario come uno che passi dalle tenebre alla luce” (Da “Companionable Books” di Henry Van Dyke, per gentile concessione degli Editori, Charles Scribner’s Sons).

Tratto da: Commentario Biblico Abbreviato di H. H. Halley, Edizioni Centro Biblico – Napoli.

George Müller (1805-1898; fondatore dell’Orfanotrofio di Bristol ed esempio di efficacia della preghiera nei tempi moderni) scrisse:

  • “Il vigore della nostra vita spirituale sarà direttamente proporzionale al posto che la Bibbia occupa nella nostra vita e nei nostri pensieri. Posso solennemente affermare questo in base ai miei cinquantaqua anni di esperienza personale”.
  • “Durante i primi tre anni successivi alla mia conversione trascuravo la Parola di Dio. Ma dal momento in cui ho cominciato ad investigarla con diligenza ne ho ricevuto meravigliose benedizioni”.
  • “Ho letto la Bibbia da un capo all’altro centinaia di volte e con un piacere sempre maggiore. Mi sembra di leggere ogni volta un libro nuovo”.
  • “Le benedizioni scaturite da uno studio continuo e diligente della Bibbia sono state veramente grandi, ed io considero perduto quel giorno in cui non ho potuto trascorrere del tempo con la Parola di Dio”.

Dwight Lyman Moody (1837-1899; grande evangelista di cui Iddio si è servito per la conversione di molte anime in America ed in Europa nel XIX sec.) scrisse:

  • “Pregavo in attesa della fede, pensando che un giorno essa sarebbe discesa colpendomi come un fulmine, ma sembrava che quel giorno non dovesse venire mai. … Un giorno lessi al capitolo decimo dei Romani: “Così la fede vien dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo”. Io avevo chiuso la mia Bibbia cercando la fede; allora aprii la Bibbia e cominciai a studiare. Da quel momento la fede è andata sempre più crescendo”.
Pubblicato in Apologia del Cristianesimo, Be Led By the Holy Spirit, Guidati dallo Spirito Santo, Insegnamenti, Radicare la fede, Spendere il tempo in preghiera, Spendere il tempo nella Parola, Tracts | Lascia un commento

Sette e religioni (parte 5): schema apologetico di sette e/o gruppi religiosi pseudo-cristiani

Articolo in preparazione

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Sette e religioni (parte 4): caratteristiche delle sette o/e dei gruppi religiosi non cristiani o pseudo-cristiani

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

Caratteristiche delle sette e dei gruppi religiosi o pseudo-religiosi di ispirazione Cristiana, o semplicemente gruppi che deviano la mente dei propri membri.

 Gli elementi di seguito descritti possono essere presenti tutti o in parte nel mezzo di questi gruppi.

  • Dà gloria ed onore ad un essere umano o una organizzazione umana.

  • Praticano l’isolamento dal mondo esterno (ossia dalle altre persone), specialmente nella fase iniziale d’indottrinamento. Spingono all’odio dei familiari e delle persone più intime.

  • Convincimento riguardo a determinati argomenti al fine di suscitare reazioni pilotate.

  • Si presenta come unica via di salvezza e di verità.

  • Convince i propri membri che questi sono “eletti” ed hanno una “missione” nel mondo (in genere è una missione di sedurre ed irretire persone per rastrellare soldi), ma inculca al membro del gruppo che per ora non è all’altezza e pertanto deve lavorare sopra la propria persona, svuotandola dei suoi princìpi, convinzioni e pensieri acquisiti fino a quel momento.

  • Ha all’interno una forte gerarchia di valori ed una disciplina e sottomissione ferrea al “capo” o alla “organizzazione”, che da inizialmente sicurezza ai membri, ma li svuota della personalità.

  • Limita e filtra l’uso dei mezzi di comunicazione e dei contatti con le persone.

  • Il “bene” ed il “male” non vengono definiti basandosi completamente sulla Bibbia, ma effettivamente vengono ridefiniti e modellati sulle esigenze del “capo” e/o della “organizzazione”, possibilmente estrapolando passi biblici dal contesto ed adattandoli secondo la loro “tendenza”.

  • C’è sempre una persona umana di riferimento ed effettivamente sono disturbati da coloro che hanno un rapporto personale con Dio “in spirito ed in verità” (la verità descritta nel canone dei libri ispirati della Bibbia).

  • Nascondono e negano gli aspetti negativi del “capo” e/o della “organizzazione”: ci si trova come di fronte ad una sorta di “infallibilità papale”.

  • Si sostiene che ormai Dio non opera più in modo soprannaturale come descritto nella Bibbia, perché siamo ormai in un’altra “dispensazione” (o “era”): l’era glaciale della Chiesa che viene presentata col termine di “era della grazia”, in cui ci si limita a gironzolare per “evangelizzare” e raccogliere gente per ingrandire il gruppo e socializzare. Ogni evento soprannaturale è ormai delegato al diavolo (cfr. cessazionismo).

  • Se sono presenti segni soprannaturali e “prodigi”, in genere sono dei semplici trucchi da stregoni e/o da circo equestre, sono pieni d’inganno e menzogna, ed in ogni caso non glorificano Dio.

  • Parlano di “pentecostalesimo”, segni e prodigi di Dio, di battesimo con lo Spirito Santo, di guarigioni, di sogni, di visioni, di … <tutto quello che vogliono loro>, ma nel loro mezzo nessuno dei membri del gruppo ha sperimentato le opere soprannaturali di Dio (secondo le Sacre Scritture), le opere che Dio ha innanzi ordinato per i suoi santi, e se dicono che hanno sperimentato qualcosa del genere non è conforme alle descrizioni dei segni di Dio secondo la Bibbia.

Ora viene riportato un articolo di un mensile così com’è, senza alterazioni nel testo, pur non condividendo parte del pensiero dell’autore dell’articolo; lo scopo è quello di far riflettere criticamente e con Bibbia alla mano il lettore su quanto viene scritto, su realtà e situazioni che man mano si presentano e che man mano sembrano più o meno buone. Si tiene fermamente presente che “16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.” (II Timoteo 3:16-17) e che quindi nessuno scritto è sostituibile alla giustizia della Bibbia.

COME TI CAMBIO LA MENTE

Ecco alcune tecniche di manipolazione mentale utilizzate dai culti per il condizionamento dei loro seguaci:

ISOLAMENTO

  • Allontanamento dalla comunità sociale e dal contesto familiare, per indurre la perdita di ogni altro punto di riferimento;

  • Senso di superiorità, per spezzare tutti i rapporti precedenti;

  • Bombardamento affettivo (love bombing), per rinsaldare il senso di appartenenza al gruppo;

  • Rimozione della privacy, per impedire l’introspezione individuale;

  • Obbligo di consegnare al gruppo tutti i propri averi, per indurre dipendenza finanziaria.

INDOTTRINAMENTO

  • Rifiuto sistematico dei vecchi valori;

  • Imposizione di letture di difficile comprensione;

  • Incoraggiamento all’obbedienza cieca e al rispetto delle gerarchie;

  • Imposizione di codici di abbigliamento, per accentuare la diversità da tutti gli altri;

  • Induzione di senso del mistero e della partecipazione a un disegno insondabile;

  • Uso di preghiere o formule ripetitive.

MANTENIMENTO

  • Attività fisica prolungata, impegno mentale continuo e privazione del sonno, accompagnati da una dieta poco equilibrata, per creare uno stato di affaticamento e di iperattività agli stress emozionali;

  • Deresponsabilizzazione, per scoraggiare iniziative personali;

  • Pressione psicologica costante da parte degli altri membri, per evitare improvvisi ripensamenti;

  • Induzione di senso di colpa e paura di punizione in caso di dubbi;

  • Abitudine a usare un linguaggio criptico, per rendere più difficile la comunicazione con l’esterno.

Fonte: Ministero dell’Interno, «Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia», febbraio 1998.

(articolo a cura del Ministero dell’Interno, mente & cervello, n. 11, anno II, settembre-ottobre 2004, pag. 21).

Riportiamo ora la seguente tabella utile a discernere sette e gruppi:

Tipo di questione

La fede Cristiana

La fede della setta

Adora, loda, ama e rispetta

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione

Intercessione fra uomo e Dio

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione.

La salvezza si ottiene

Attraverso la fede in Gesù Cristo

Bisogna fare quello che dice un uomo o una organizzazione.

Chi è il capo

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione.

Quando si ha la certezza della salvezza

Già quando si è vivi, mai quando si è morti.

Solo dopo la morte e comunque a discrezione di un uomo o una organizzazione.

La Bibbia è

La Parola di Dio

Un libro scritto da uomini come tutti gli altri e/o può essere la Parola di Dio; pertanto è affiancata dalla dottrina di un uomo e/o di una organizzazione; comunque non la intende in senso letterale.

L’evangelizzazione è

Fondamentale e primaria

Ininfluente di fatto.

Il rapporto con Dio è

Quotidiano e diretto

Quando si “va in chiesa” e/o è mediato da un uomo e/o da una organizzazione.

Fratello è

Chi è nato di nuovo e nel suo cuore ha riconosciuto Dio come Padre.

Gli altri esseri umani e/o tutti gli esseri umani.

Inoltre la Bibbia, nel capitolo 16 del Vangelo di San Marco, dice espressamente:

9 OR Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, della quale avea cacciati sette demoni. 10 Ed ella andò, e l‘annunziò a coloro ch’erano stati con lui, i quali facevan cordoglio, e piangevano. 11 Ed essi, udito ch’egli viveva, e ch’era stato veduto da lei, nol credettero. 12 Ora, dopo queste cose, apparve in altra forma a due di loro, i quali erano in cammino, andando a’ campi. 13 E quelli andarono, e l‘annunziarono agli altri; ma quelli ancora non credettero.
14 Ultimamente, apparve agli undici, mentre erano a tavola; e rimproverò loro la loro incredulità, e durezza di cuore; perciocchè non avean creduto a coloro che l’avean veduto risuscitato. 15 Ed egli disse loro: Andate per tutto il mondo, e predicate l’evangelo ad ogni creatura. 16 Chi avrà creduto, e sarà stato battezzato, sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. 17 Or questi segni accompagneranno coloro che avranno creduto: Cacceranno i demoni nel mio nome; parleranno nuovi linguaggi; 18 torranno via i serpenti; ed avvegnachè abbiano bevuta alcuna cosa mortifera, quella non farà loro alcun nocimento; metteranno le mani sopra gl’infermi, ed essi staranno bene.
19 Il Signore adunque, dopo ch’ebbe lor parlato, fu raccolto nel cielo, e sedette alla destra di Dio. 20 Ed essi, essendo usciti, predicarono in ogni luogo, operando insieme il Signore, e confermando la parola per i segni che seguivano.

Pertanto, se vi trovate di fronte ad una setta o ad un gruppo religioso pseudo-cristiano, sia esso legato direttamente o indirettamente alla religione di stato o meno, ma i cui membri principali non abbiano i requisiti “di coloro che avranno creduto” descritti in questo passo della Bibbia, vi esorto ad uscirvene. Costoro non hanno mai creduto al Gesù Cristo descritto nella Bibbia, ma hanno creduto in un Gesù Cristo messo a punto per ingannare la gente. Costoro sono degli ingannatori, a loro volta ingannati dal diavolo. Costoro sono delle piattole, delle sanguisughe da cui ne ricaverete solo danni. Piuttosto investigate le Scritture da voi stessi a partire dai muri domestici. Risvegliati, tu che dormi, e risorgi da’ morti, e Cristo ti risplenderà. (Efesini 5:14).

Pubblicato in Apologia del Cristianesimo, Eresie della Chiesa Cattolica Romana, Guidati dallo Spirito Santo, Insegnamenti, Radicare la fede, Religione ebraica, Religioni, Sette, Spendere il tempo nella Parola, Tradizioni della Chiesa Cattolica Romana | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Sette e religioni (parte 3): Religiosi per solidarietà

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

Si riporta l’articolo così com’è, senza alterazioni nel testo, pur non condividendo parte del pensiero dell’autore dell’articolo (in particolare tutto ciò che sia connesso direttamente o indirettamente all’Evoluzionismo); lo scopo è quello di far riflettere criticamente e con Bibbia alla mano il lettore su quanto viene scritto, su realtà e situazioni che man mano si presentano e che man mano sembrano più o meno buone. Si tiene fermamente presente che “16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.” (II Timoteo 3:16-17) e che quindi nessuno scritto è sostituibile alla giustizia della Bibbia.

La Bibbia dice: “Ecco, quant’è buono e quant’è piacevole che fratelli dimorino assieme!” (Salmo 133:1), ma dice anche: “Come nell’acqua il viso risponde al viso, così il cuor dell’uomo risponde al cuore dell’uomo” (Proverbi 27:19). Infatti “C’è un proverbio del mondo che dice ‘Non ti piglio se non ti assomiglio!’. In effetti vedo che gli stolti – che sono proprio tanti! – si pigliano l’un con l’altro, e questo perché si assomigliano, e molto pure: essi hanno in comune infatti la STOLTEZZA. Il savio di cuore invece cerca e si trova bene solo con i savi di cuore; egli infatti cerca la sapienza, e questa non si trova certo nel cuore e sulle labbra degli stolti.” (Giacinto Butindaro).

Dice bene la Sapienza: “Vattene lungi dallo stolto; sulle sue labbra certo non hai trovato scienza” (Proverbi 14:7). In effetti cercare di fare un discorso logico e sano con gli stolti, indurli a riflettere e a discernere il bene dal male, è una perdita di tempo appunto perché sono stolti in quanto rifiutano la correzione e l’istruzione. Sì, la Scrittura ha ragione, bisogna allontanarsi da questa gente, che peraltro abbonda in seno alle Chiese. Beati coloro che si allontanano dagli stolti, ne avranno del bene e non se ne pentiranno mai” (Giacinto Butindaro).

Religiosi per solidarietà

Secondo gli antropologi, la religione si è evoluta per rafforzare la coesione dei gruppi sociali. E i riti, anche i più bizzarri e cruenti, servono a testimoniare il legame dei singoli membri con la loro comunità

di Richard Sosis

 Avevo 15 anni quando andai per la prima volta nella città vecchia di Gerusalemme a visitare il Muro del pianto. Forse fu un presagio della mia futura carriera di antropologo, ma quando mi trovai al cospetto delle antiche pietre, più che da esse fui attratto dalle persone che si trovavano davanti alla struttura. Le donne erano in piedi sotto il sole, rivolte verso il Muro in un atteggiamento di solenne devozione, e indossavano camicie a maniche lunghe, copricapi e pesanti gonne che arrivavano quasi a terra. Anche gli uomini, con le folte barbe, i lunghe soprabiti neri e i cappelli di pelo, sembravano incuranti del calore estivo mentre si chinavano con fervore cantando le lodi di Dio. Chiesi a un amico: «Perché una persona ragionevole dovrebbe indossare abiti invernali per passare il pomeriggio a pregare sotto il sole del deserto?». All’epoca conclusi che non c’era una spiegazione razionale, e che i miei correligionari forse erano un po’ folli.

Soffrire per la religione.  In tutto il mondo esistono riti religiosi che richiedono un considerevole dispendio di tempo o un sacrificio personale. Gli ebrei ortodossi trascorrono ogni giorno ore in preghiera presso il Muro del pianto di Gerusalemme ...

Soffrire per la religione. In tutto il mondo esistono riti religiosi che richiedono un considerevole dispendio di tempo o un sacrificio personale. Gli ebrei ortodossi trascorrono ogni giorno ore in preghiera presso il Muro del pianto di Gerusalemme …

Naturalmente, i comportamenti «strani» non sono propri solo degli ebrei ortodossi: molti atti religiosi appaiono bizzarri. In tutto il mondo, chi è particolarmente devoto tende a distinguersi fisicamente, e quasi ovunque i membri del clero si differenziano dal resto della società per il loro abbigliamento. In molte popolazioni viene praticata anche una forma di alterazione chirurgica. Gli aborigeni dell’Australia eseguono un’operazione rituale sugli adolescenti, inserendo un osso o una pietra nel pene. Ebrei e musulmani sottopongono i neonati maschi alla circoncisione, e in alcune società islamiche le ragazze sono soggette a qualche tipo di mutilazione dei genitali.

... "Durante il festival vegetariano di Phuket, in Thailandia, i «soldati di dio», buddisti di origine cinese compiono atti di autolesionismo, fra cui aspergersi con olio bollente, camminare su carboni ardenti e perforarsi con oggetti appuntiti" ...

… “Durante il festival vegetariano di Phuket, in Thailandia, i «soldati di dio», buddisti di origine cinese compiono atti di autolesionismo, fra cui aspergersi con olio bollente, camminare su carboni ardenti e perforarsi con oggetti appuntiti” …

Popolazioni come i Nuer del Sudan e gli Iatmul della Nuova Guinea impongono agli adolescenti la scarificazione rituale. Le cerimonie di iniziazione sono spesso durissime. Fra i nativi americani, i ragazzi Apache erano costretti a immergersi in acqua gelida, i Luiseño giacevano immobili mentre venivano morsi da orde di formiche e alle ragazze dei Tukuna si strappavano i capelli.

... "E in Bulgaria, nel giorno dell'Epifania, giovani cristiani si tuffano nell'acqua gelida per ripescare un crocifisso" ...

… “E in Bulgaria, nel giorno dell’Epifania, giovani cristiani si tuffano nell’acqua gelida per ripescare un crocifisso” …

Come spiegare, almeno in parte, simili comportamenti? Se gli esseri umani sono razionali, perché dedicano tanto tempo, energie e risorse ad atti che possono essere così dolorosi, o come minimo sgradevoli? Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che la nostra specie pratica comportamenti rituali da almeno 100.000 anni, e in ogni cultura nota esiste qualche forma di religione. La fede continua a prosperare a dispetto dei trionfi del razionalismo scientifico del XX secolo. Negli Stati Uniti, per esempio, la percentuale di praticanti è restata al 40 per cento per tutto il secolo. La fede in Dio (circa il 96 per cento), nell’aldilà (72 per cento), nel paradiso (72) e nell’inferno (58) sono rimaste costanti ed elevate. Perché le pratiche, le istituzioni e le convinzioni religiose continuano a essere una componente essenziale della vita sociale?

Questa domanda mi incuriosisce da anni, e all’inizio la mia formazione antropologica non mi ha aiutato a trovare una risposta. Sono specializzato in una disciplina chiamata ecologia comportamentale umana, che studia gli schemi di adattamento dei comportamenti in relazione al contesto ambientale. Gli studiosi di questo settore ipotizzano che la selezione naturale abbia modellato il sistema nervoso umano perché rispondesse in modo appropriato a situazioni ambientali diverse.

Tutti gli esseri viventi devono scendere a compromessi: impiegare tempo in un’attività impedisce di svolgerne altre che potrebbero favorire la sopravvivenza o il successo riproduttivo. Gli animali che riescono a massimizzare l’acquisizione di risorse massimizzano anche il numero di discendenti.

Gli ecologi comportamentali pensano che la selezione naturale ci abbia dotato di meccanismi decisionali per ottimizzare la capacità di acquisire risorse in varie situazioni: questo è un punto fondamentale della «teoria del procacciamento ottimale». I modelli di ottimizzazione danno previsioni su risposte comportamentali «perfettamente adattate» a partire da alcune condizioni ambientali. Ovviamente, l’adattamento perfetto non è mai raggiunto, poiché gli esseri viventi dispongono raramente di informazioni perfette e gli ambienti sono mutevoli, ma questa ipotesi si è rivelata un ottimo strumento per analizzare una notevole varietà di decisioni.

Ma se gli esseri umani sono «progettati» per ottimizzare la loro capacità di ricavare energia dall’ambiente, perché si dedicano a comportamenti rituali apparentemente controproducenti? Alcune pratiche religiose, come i sacrifici, sono una vera e propria esibizione di spreco di risorse. In termini antropologici, è perfettamente spiegabile perché in un gruppo di cacciatori-raccoglitori il cibo sia diviso fra tutti i componenti; ma perché mai si dovrebbe assegnare una parte delle risorse a un antenato defunto bruciandole su un altare? Una risposta frequente è che è che i praticanti credono nell’efficacia di questi rituali e nei precetti di fede che danno significato alle cerimonie. Ma è una risosta che si morde la coda. Ciò che dobbiamo chiederci è perché la selezione naturale abbia favorito una psicologia che crede nel soprannaturale ed è disposta a dedicarsi alle costose manifestazioni di questa fede.

Sacrificio rituale

Nel XX secolo, l’antropologo Edward B. Taylor, sosteneva che la religione fosse nata da un equivoco da parte dei «primitivi» sulla realtà dei sogni. In pratica, sognare antenati defunti avrebbe indotto queste popolazioni a credere che gli spiriti possano sopravvivere alla morte.

Col tempo, l’antropologia è maturata, abbandonando l’equazione «primitivo uguale irrazionale», e ha cominciato a cercare spiegazioni funzionali della religione. All’inizio del XX secolo, Bronislav Malinowski affermava che la religione nacque «dalle tragedie concrete della vita umana, dal conflitto fra i progetti umani e la realtà». Ma benché la religione possa servire ad alleviare il timore della morte e fornire conforto nella nostra incessante ricerca di risposte, la tesi di Malinowski non spiega l’origine del rito. Stare in piedi sotto il sole del deserto coperti da strati di abiti neri appare una ricetta per accrescere l’ansia, più che alleviarla.

La capacità dei riti di suscitare emozioni associate al soprannaturale è determinante per la loro efficacia nel favorire la solidarietà di gruppo”

Secondo una nuova generazione di antropologi, invece, la stranezza delle pratiche religiose e i loro costi intrinseci sarebbero proprio i tratti fondamentali che contribuiscono al successo della religione come strategia culturale universale e che la selezione naturale ha voluto privilegiare. Per capirne il vantaggio, dobbiamo aver presente il problema adattativo che il comportamento rituale permette di risolvere. William Irons, ecologo comportamentale della Northwestern University, ha proposto che il problema di fondo sia quello di promuovere la cooperazione in seno a una comunità. Irons sostiene che il principale vantaggio adattativo della religione è la sua capacità di facilitare la cooperazione nell’interno di un gruppo in attività come la caccia, la condivisione del cibo, la difesa dagli attacchi e la guerra. Come fa notare Irons, sebbene ognuno tragga beneficio dalla collaborazione collettiva, questo ideale è spesso molto difficile da mettere in pratica, poiché un singolo individuo si avvantaggia ancora di più se fa un pisolino pomeridiano mentre tutti gli altri sono intenti a cooperare. Occorrono quindi dei meccanismi sociali che impediscano ai singoli di sfruttare gli sforzi degli altri senza dare alcun contributo. Secondo Irons, la religione è uno di questi meccanismi.

Accettare una fede comporta una serie di obblighi rituali e comportamenti

Il punto cruciale è che i riti religiosi sono una forma di comunicazione: un concetto che discende dall’osservazione che in molte specie esistono comportamenti standardizzati, «rituali», che servono a comunicare tra membri della stessa specie o tra specie diverse. Per esempio, i maschi di molte specie di uccelli si impegnano in riti di corteggiamento – che includono una varietà di gesti, quali inchinarsi, ondeggiare la testa, agitare le ali e saltellare. L’intuizione di Irons è che le attività religiose siano un segnale di impegno verso gli altri membri del gruppo. Partecipando al rito, l’individuo afferma: «Io mi identifico con il gruppo e credo in ciò che per il gruppo ha valore». Evidenziando l’impegno, il rito risolve il problema dei profittatori e promuove la cooperazione all’interno del gruppo. Ci riesce perché al cuore del problema c’è il concetto di fiducia: un membro deve dimostrare a tutti che contribuirà a procurare il cibo o a difendere la comunità.

Il costo della fiducia

C’è un modo sicuro per ottenere la fiducia. Spesso un animale ha tutto l’interesse a inviare un segnale fasullo, per esempio per simulare le proprie dimensioni, la forza o la bellezza. Un segnale quindi è credibile solo se simularlo è troppo costoso: in pratica, solo se è un handicap. La selezione naturale, in un certo senso, ha favorito l’evoluzione di handicap. C’è una specie di antilope che si mette a saltellare sul posto quando scorge un predatore. Questo comportamento ha dato filo da torcere ai ricercatori per anni: perché mai l’animale spreca energie che potrebbe sfruttare nella fuga? E perché mai dovrebbe rendersi più visibile a qualcuno che vuole mangiarlo? L’antilope sta esibendo al predatore la sua capacità di fuggire. Sta affermando: «Non darti la pena di inseguirmi. Guarda che zampe forti ho, non riuscirai mai a prendermi». E la ragione per cui il predatore ci crede è che il segnale è troppo costoso da simulare. Un’antilope che non fosse abbastanza veloce da mettersi in salvo con la fuga non sprecherebbe energie per questo segnale.

In questo senso, anche il comportamento religioso è un segnale che comporta costi elevati. Indossando abiti pesanti sotto il sole, gli ebrei ortodossi proclamano: «Ehi! Guarda, sono un ebreo haredi. Se anche tu sei un membro di questo gruppo, puoi fidarti di me; altrimenti, perché sarei vestito così?». Ciò che stanno dimostrando è il loro livello di adesione a uno specifico gruppo religioso.

L’accettazione di un certo insieme di credenze religiose comporta una serie di obblighi rituali e di comportamenti. Sebbene a certe pratiche possano essere associati vantaggi fisici o psicologici, il tempo, l’energia e i costi finanziari che esse implicano sono deterrenti efficaci per chiunque non creda agli insegnamenti di quella data religione. I non credenti non hanno alcun incentivo a unirsi a un gruppo religioso o a rimanervi, perché i costi – come pregare tre volte al giorno, mangiare solo alimenti kosher, donare una parte del proprio reddito e così via – sono semplicemente troppo elevati.

Fede estrema.  I musulmani sciiti di Karbala, in Iraq, si feriscono con spade e catene nell'anniversario del martirio di Husain, nipote del Profeta. Il rito era stato vietato durante il regime di Saddam Hussein.

Fede estrema. I musulmani sciiti di Karbala, in Iraq, si feriscono con spade e catene nell’anniversario del martirio di Husain, nipote del Profeta. Il rito era stato vietato durante il regime di Saddam Hussein.

Una previsione della «teoria del segnale costoso» è che i gruppi che impongono ai loro membri gli obblighi rituali più pesanti suscitino i massimi livelli di devozione. Solo i più convinti sono pronti a vestirsi e a comportarsi in modi che li differenziano dal resto della società. I gruppi in cui il livello di impegno è più alto possono anche offrire di più, perché per essi è più facile conseguire i loro scopi collettivi rispetto a gruppi in cui i membri hanno un attaccamento minore. Questa potrebbe essere la spiegazione di un paradosso nel «mercato» religioso: la crescente diffusione delle sette più esigenti. Per esempio, i mormoni, gli avventisti del settimo giorno e i testimoni di Geova, che (fra molte altre cose) rifiutano rispettivamente la caffeina, la carne e le trasfusioni di sangue, hanno avuto di recente una crescita eccezionale. Congregazioni protestanti più permissive, come gli episcopali, i metodisti e i presbiteriani, continuano a perdere fedeli.

La teroria prevede anche che un impegno maggiore si traduca in una più stretta cooperazione all’interno del gruppo. Assieme a Eric Bressler, un giovane ricercatore della McMaster University, ho analizzato le testimonianze documentali di vari gruppi comunitari del XIX secolo. Tutti i gruppi di questo tipo devono fronteggiare il problema di favorire e alimentare la cooperazione, perché i singoli individui possono facilmente approfittare degli sforzi degli altri. Dato che la cooperazione è fondamentale per la sopravvivenza di un gruppo, per misurarla abbiamo utilizzato la longevità delle comunità. In confronto alle comunità laiche, i gruppi religiosi chiedevano di più ai loro membri, esigendo comportamenti quali il celibato, la rinuncia a tutti i beni materiali e il vegetarianesimo. Eppure i gruppi che imponevano obblighi più pesanti ai loro componenti erano anche i più longevi, dato che evidentemente riuscivano a superare le sfide fondamentali della cooperazione. Chiedendo di più, essi riuscivano presumibilmente a suscitare un maggiore fervore e attaccamento all’ideologia e agli scopi condivisi della comunità.

Fede e solidarietà

Volevo verificare questa idea anche in riferimento alle società comunitarie attuali. E i kibbutz che avevo visitato in Israele da ragazzo erano un’opportunità ideale. Per buona parte del loro secolo di storia, queste comunità collettiviste hanno seguito il motto: «Da ciascuno a seconda delle sue capacità, a ciascuno a seconda dei suoi bisogni». La maggior parte degli oltre 270 kibbutz è laica (e spesso antireligiosa per motivi ideologici); meno di 20 hanno orientamento religioso. A causa di un colossale «buco» economico – un debito complessivo equivalente a oltre quattro miliardi di dollari – i kibbutz stanno trasformandosi nel senso di una maggiore privatizzazione e di un collettivismo sempre più ridotto. Quando si venne a sapere del loro enorme passivo, alla fine degli anni ottanta, ben pochi notarono che i kibbutz religiosi erano finanziariamente stabili. Per citare la Federazione del movimento dei kibbutz religiosi, «la posizione economica dei kibbutzim religiosi è solida, ed essi non sono coinvolti nella crisi economica».

Il successo dei kibbutz religiosi è particolarmente interessante se si pensa che molti dei precetti intralciano la produttività. Per esempio, la legge ebraica vieta di mungere le vacche il sabato. Benché i decreti rabbinici oggi consentano la mungitura per evitare di far soffrire gli animali, nei primi anni questo latte non poteva essere venduto. La legge ebraica impone notevoli limitazioni anche alla produttività agricola. Non è permesso mangiare i frutti che crescono nei primi anni di vita di un albero, un campo deve essere lasciato a maggese ogni sette anni, e non si può effettuare il raccolto negli angoli degli appezzamenti perché sono riservati ai poveri. Ma sebbene questi vincoli appaiono nocivi per la produttività, potrebbero essere la chiave del successo economico dei kibbutz religiosi.

Insieme all’economista Bradley Ruffle della Ben Gurion University in Israele, ho deciso di approfondire la questione, ideando un gioco per stabilire se c’erano differenze nella modalità di cooperazione fra i membri dei kibbutz laici e religiosi. Il gioco coinvolge due membri dello stesso kibbutz, ciascuno dei quali è all’oscuro dell’identità dell’altro. Ai due partecipanti viene detto che in una busta, a cui entrambi hanno accesso, vi sono 100 shekel (la valuta israeliana); ognuno dei due dichiara quanto denaro vuole prelevare e tenere per sé. Se la somma delle richieste dei due partecipanti è superiore a 100 shekel, nessuno riceve il denaro. Se invece la somma è inferiore a 100, il denaro che rimane nella busta è aumentato del 50 per cento e diviso equamente, e si va ad aggiungere alla somma che avevano chiesto. Il gioco è un esempio di dilemma relativo a una risorsa comunitaria. Dato che i beni sono accessibili a più persone, la conservazione della risorsa richiede moderazione da parte dei singoli; in altri termini, cooperazione.

Dopo aver applicato correzioni per tener conto di variabili come l’età e la dimensione del kibbutz e il suo livello di privatizzazione, abbiamo osservato che non solo i componenti dei kibbutz religiosi erano più disposti a cooperare rispetto a quelli delle comunità laiche, ma anche che nei primi la cooperazione fra gli uomini era significativamente maggiore di quella fra le donne, mentre nelle seconde non vi erano differenze fra i sessi. Il risultato è comprensibile se consideriamo quale tipo di ritualità e di obblighi venga imposto agli ebrei osservanti. Mentre vari precetti, come mangiare cibi kosher e non lavorare di sabato, valgono per tutti, i riti solo maschili sono per lo più pubblici, mentre quelli solo femminili si svolgono in privato.

In effetti, nessuna delle tre principali osservanze imposte esclusivamente alle donne – compiere un bagno rituale, mettere da parte una porzione di impasto quando si prepara il pane e accendere le candele il sabato e nelle festività – si esegue in pubblico. Non si tratta di riti che dimostrano attaccamento alla comunità; indicano piuttosto un legame alla famiglia. Gli uomini, viceversa, partecipano a cerimonie molto visibili, in particolare la preghiera pubblica, che sono tenuti a compiere tre volte al giorno. Fra gli uomini di un kibbutz, frequentare la sinagoga si correla positivamente al comportamento cooperativo, mentre questo non vale per le donne. La nostra teoria dà dunque un’interpretazione convincente di queste osservazioni.

Religione e coesione.  La frequenza delle visite in sinagoga è correlata a una maggiore cooperazione tra i membri maschi dei kibbutz. Nel test proposto, gli uomini che partecipavano ogni giorno ai riti religiosi hanno fatto le richieste più moderate (in media meno di trenta shekel) in un gioco che mirava a misurare il grado di cooperazione. La correlazione non è valida, invece, per le donne. Questa differenza è consistente con la teoria esposta dall'autore., perché alle donne non è richiesto di eseguire cerimonie pubbliche, e così la loro presenza non è un indice della dedizione al gruppo.

Religione e coesione. La frequenza delle visite in sinagoga è correlata a una maggiore cooperazione tra i membri maschi dei kibbutz. Nel test proposto, gli uomini che partecipavano ogni giorno ai riti religiosi hanno fatto le richieste più moderate (in media meno di trenta shekel) in un gioco che mirava a misurare il grado di cooperazione. La correlazione non è valida, invece, per le donne. Questa differenza è consistente con la teoria esposta dall’autore., perché alle donne non è richiesto di eseguire cerimonie pubbliche, e così la loro presenza non è un indice della dedizione al gruppo.

Credere, obbedire, combattere

Molte altre specie adottano comportamenti rituali che sembrano favorire fiducia e cooperazione. Per esempio, gli antropologi John Watanabe, della Dartmouth University, e Barbara Smuts, della Michigan University, hanno dimostrato che le cerimonie di saluto fra i maschi di babbuino servono per esibire fiducia e buona volontà fra ex rivali. Ma allora perché la ritualità umana è spesso pervasa di mistero e soprannaturale? Scott Atran, dell’Università del Michigan, e Pascal Boyer, della Washington University a St. Louis, hanno fatto notare che i caratteri controintuitivi dei concetti soprannaturali sono più facili da ricordare di quelli ordinari, il che ne facilita la trasmissione culturale. Anche la fede in divinità, spiriti e fantasmi sembra avere un ruolo fondamentale nella capacità della religione di promuovere la cooperazione a lungo termine.

Nel nostro studio sulle comunità del XIX secolo, Eric Bressler e io abbiamo constatato che la forte relazione positiva fra il numero di obblighi costosi imposti a membri e la longevità del gruppo valeva solo per le comunità religiose e non per quelle laiche. Questo risultato ci ha sorpreso, perché gruppi laici come ordini militari e confraternite sembrano in grado di impiegare con successo rituali costosi che favoriscono la cooperazione.

Ma l’ecologo culturale Roy Rappaport ha osservato che, per quanto i riti religiosi e i riti laici possano perseguire un obiettivo simile, quelli religiosi generano paradossalmente più fiducia e legami più forti perché elevano a verità di fede affermazioni non falsificabili che sono al di là di qualunque possibilità di verifica. Dato che affermazioni che contengono elementi soprannaturali, come «Gesù è il figlio di Dio», non possono essere dimostrate né vere né false, i credenti le verificano «emotivamente».

Al contrario dei dogmi religiosi, il motto di un kibbutz tratto dalle opere di Marx non è al di sopra di ogni discussione; può essere messo alla prova, vivendo in base alle sue prescrizioni e distribuendo di conseguenza lavoro e risorse. Ma, via via che la situazione economica dei kibbutz peggiorava, questo aspetto della vita comunitaria è stato messo in discussione, e oggi non è più considerato valido da molti. La capacità dei riti religiosi di suscitare esperienze emotive associate a concetti e simboli soprannaturali duraturi li differenzia dalla ritualità laica e da quella animale, ed è il fattore determinante della loro efficacia nel promuovere e alimentare la cooperazione e i legami in un gruppo.

Le ricerche evoluzionistiche sul comportamento religioso sono appena agli inizi, e restano da affrontare molti quesiti. La teoria del segnale costoso applicata alla ritualità sembra dare qualche risposta, e mi ha permesso di capire meglio le domande che mi ponevo da ragazzo. La verifica del potere esplicativo di questa teoria dovrà essere fornita dalla sua capacità di spiegare i fenomeni religiosi in società diverse. La maggior parte di noi, inclusi gli ebrei ortodossi, non vive in gruppi comunitari. Ma le congregazioni religiose attuali che chiedono molto ai loro membri possono costituire comunità molto solidali: un risultato davvero notevole, dato l’individualismo dei nostri tempi.

Probabilmente, la religione ha avuto la funzione di incentivare l’unione dei credenti di ogni epoca; ma questa unione ha anche un lato oscuro. Se la solidarietà all’interno del gruppo promossa dalla religione è uno dei suoi maggiori vantaggi adattativi, allora è probabile che fin dall’inizio essa abbia avuto un ruolo anche nei confronti fra gruppi. In altri termini, uno dei benefici, per gli individui, della solidarietà entro il gruppo è la capacità dei gruppi uniti di difendersi e competere con altri.

Questa affermazione sembra oggi più vera che mai, e la regione al mondo a cui si applica in maniera più calzante è proprio quella che visitai a 15 anni, e nella quale mi trovo mentre scrivo queste parole. Nel condurre le mie ricerche nel cuore di questa zona di guerra, spero che, comprendendo la profondità del bisogno di religione nella psiche umana, e fino a che punto essa sia un potente adattamento, potremo imparare come promuovere la cooperazione al posto del conflitto.

PER APPROFONDIRE

  • ATRAN S., In God we trust, Oxford University Press, 2002.

  • RAPPAPORT R., Ritual and religion in the making of humanity, Cambridge University Press, 1999.

  • SOSIS R., ALCORTA C., Signaling, solidarity and the sacred: The evolution of religious behaviour, in «Evolutionary Anthropology», vol. 12, pp. 211-239, 2003.

(articolo a cura di Richard Sosis, mente & cervello, n. 12, anno II, novembre-dicembre 2004, pagg. 34-40.

Richard Sosis è professore di antropologia all’Università del Connecticut. Questo articolo è stato originariamente pubblicato su «American Scientist».)

Riti religiosi e legami sociali - fig 28012013

Pubblicato in Eresie della Chiesa Cattolica Romana, Guidati dallo Spirito Santo, Insegnamenti, Radicare la fede, Religione ebraica, Religioni, Sette, Tradizioni della Chiesa Cattolica Romana | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sette e religioni (parte 2): Morire per un culto

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

MORIRE PER UN CULTO

  • 9 agosto 1969: Bel Air, California. In una villa di Cielo Drive, quattro seguaci della setta satanica fondata da Charles Manson uccidono cinque persone, tra cui l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, incinta di otto mesi. La notte dopo fanno irruzione in una villa, uccidendo i due occupanti.

  • 18 novembre 1978: Guyana. Nel villaggio di Jonestown si tolgono la vita col cianuro, volontariamente o costretti dagli altri, più di 900 adepti della setta del Tempio del Popolo, compreso il fondatore, il reverendo Jim Jones.

  • 19 settembre 1985: Isola di Mindanao, Filippine. 60 membri della tribù Ata si avvelenano con una mistura a base di pesticida che avrebbe dovuto provocare la visione di Dio. Secondo i superstiti, il loro guru, Datu Mangayanon, era esasperato perché i suoi «poteri magici» non erano bastati a trasformare foglie secche in banconote.

  • 29 agosto 1987: Yonging, Corea del Sud. 32 affiliati a una setta muoiono strangolati o avvelenati con compresse al cianuro; tra i cadaveri, ritrovati all’interno di una fabbrica, anche la fondatrice, Park Soon-Ja, che si faceva chiamare Madre Benevolente e predicava la prossima fine del mondo.

  • 14 dicembre 1990: Tijuana, Messico. Dodici membri del Tempio di Mezzogiorno muoiono nel corso di un rituale religioso dopo aver ingerito una mistura di succo di frutta e alcool industriale. I cadaveri vengono ritrovati disposti in un circolo attorno a una specie di altare, ma non si riesce a stabilire se sia trattato di suicidio o incidente.

  • 19 aprile 1993: Waco, Texas. Sotto gli occhi di milioni di persone che seguono in diretta tv l’assalto degli agenti dell’FBI alla sede della setta, il leader della Chiesa Davidiana, David Koresh, muore in un rogo insieme a oltre 80 seguaci, tra cui molti bambini. Non è ancora chiaro se, come sostengono le autorità, si sia trattato di un incendio appiccato volontariamente dai davidiani, sotto assedio da 51 giorni dopo che alcuni membri avevano ucciso quattro poliziotti che indagavano sulla setta.

  • 11 ottobre 1993: Ta He, Vietnam. 53 abitanti di un remoto villaggio a 300 chilometri da Hanoi, tra cui 19 bambini, si uccidono con rudimentali armi da fuoco per raggiungere la felicità eterna del paradiso promesso dal santone cieco Ca Van Liem.

  • 5 ottobre 1994: Svizzera. Nel corso della stessa notte prendono fuoco due chalet distanti 200 chilometri: il bilancio delle vittime, tutti seguaci dell’Ordine del Tempio del Sole, una setta guidata dal francese Jo DiMambro e dallo svizzero Luc Jouret (anche loro suicidi) è di 48 morti. Contemporaneamente, in Canada brucia un appartamento di Jouret: altre cinque vittime. I seguaci sono convinti che il suicidio servirà a trasportarli nel pianeta «Sirius».

  • 20 marzo 1995: Tokyo, Giappone. Su ordine del loro leader Shoko Asahara, membri della setta Aum Shinrikyo (della Suprema Verità), liberano alcune dosi di Sarin nelle gallerie della metropolitana: 11 morti e oltre 3000 intossicati.

  • 23 dicembre 1995: Grenoble, Francia. In una baita nella foresta, muoiono in un incendio altri 16 adepti del Tempio del Sole; i loro resti sono disposti in modo da formare una stella. Altri cinque affiliati moriranno allo stesso modo a St. Casimir, in Canada, il 22 marzo 1997.

  • 27 marzo 1997: San Diego, California. 39 membri della setta tecnologico-esoterica Heaven’s Gate si uccidono con una bevanda a base di succo di mela, vodka e barbiturici. Il loro suicidio, spiegano in un videomessaggio, serve a liberarsi dei propri «involucri materiali» e a consentire ai rispettivi «corpi astrali», destinati all’immortalità, di essere ospitati su un’astronave celata nella coda della cometa Hale-Bopp.

  • 18 marzo 2000: Kanungu, Uganda. Almeno 500 seguaci di una setta chiamata Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti di Dio, fondata dal predicatore Joseph Kibwetere, muoiono nella loro chiesa dopo essersi apparentemente cosparsi di benzina. Nei giorni seguenti in vari luoghi frequentati dalla setta vengono scoperte altre centinaia di cadaveri, che portano a un migliaio il totale delle vittime. Le indagini accertano che non si è trattato di suicidi di massa, ma di omicidi, legati alla richiesta di ottenere la restituzione del denaro versato alla setta perché, a differenza di quanto annunciato, il 31 dicembre 1999 non c’era stata la fine del mondo.

(tratto dalla pag. 22 del mensile “mente & cervello”, n. II, anno II, settembre-ottobre 2004).

Pubblicato in Apologia del Cristianesimo, Eresie della Chiesa Cattolica Romana, Insegnamenti, Religioni, Sette | 1 commento

Sette e religioni (parte 1): Schiavi di una setta

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

Nota. – Si riporta l’articolo così com’è, senza alterazioni nel testo, pur non condividendolo al 100%. Lo scopo è quello di far riflettere criticamente il lettore riguardo alle tematiche presentate e pertanto riguardo a modi di pensare, realtà e situazioni che man mano si presentano e che man mano sembrano più o meno buone. Si tiene fermamente presente che “16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.” (II Timoteo 3:16-17) e che quindi nessuno scritto è sostituibile alla giustizia della Bibbia. Dunque riguardo all’argomento che stiamo per trattare non possiamo fare altro che sostenere che “Ora, il Signore è lo Spirito; e dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà.” (II Corinzi 3:17). Ma è anche ovvio che, quando ad esempio leggiamo: “… mentre la pressione costante degli altri membri e l’induzione di sensi di colpa e di fobie verso il mondo esterno (alternativamente ostile, peccaminoso, destinato alla distruzione, controllato da poteri occulti: le varianti si sprecano) sono altrettanti metodi di creare legame e dipendenza psicologica nei riguardi della setta.” dobbiamo ricordarci che Gesù disse a Nicodemo: “E il giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvage.” (Giovanni 3:19) ed inoltre sempre Gesù disse: “18 Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe quel ch’è suo; ma perché non siete del mondo, ma io v’ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo.” (Giovanni 15:18-19). Inoltre è consigliato di ascoltare anche il seguente messaggio: Perché il mondo non può odiare tanti che si dicono Cristiani.

Schiavi di una setta

Tra le centinaia di nuovi culti religiosi che proliferano nel mondo, ve ne sono alcuni che utilizzano pericolose tecniche di manipolazione mentale sui loro seguaci. Come funzionano e come difendersene

di Sergio Pistoi

Aeroporto di Port Kaituma, Guyana, 18 novembre 1978. Leo J. Ryan, deputato del Congresso degli Stati Uniti d’America, sta per rientrare in patria dopo alcune settimane passate a indagare su Jonestown, uno sperduto villaggio occupato da una comunità religiosa di suoi connazionali chiamata Tempio del Popolo. La setta è stata fondata dal reverendo Jim Jones nel 1953, ma da qualche tempo su di essa aleggiano vari sospetti (tra cui quello di impedire a chiunque di abbandonare il culto), in seguito ai quali il gruppo ha lasciato gli Stati Uniti per rifugiarsi in Guyana. Ryan sta per salire in aereo quando alcuni membri della setta iniziano a far fuoco con fucili e pistole, uccidendo insieme ad altre quattro persone: tre reporter che lo avevano accompagnato nella missione e una donna che aveva deciso di lasciare la comunità.

Nella foto, i corpi delle cinque vittime dell'agguato dei seguaci del Tempio del Popolo all'aeroporto di Port Kaituma, in Guyana. L'immagine è stata scattata da un giornalista del «San Francisco Esaminer» con la macchina fotografica di uno dei tre reporter uccisi assieme al parlamentare Leo Ryan e a una donna che cercava di abbandonare la setta.

Strage all’aeroporto. Nella foto, i corpi delle cinque vittime dell’agguato dei seguaci del Tempio del Popolo all’aeroporto di Port Kaituma, in Guyana. L’immagine è stata scattata da un giornalista del «San Francisco Esaminer» con la macchina fotografica di uno dei tre reporter uccisi assieme al parlamentare Leo Ryan e a una donna che cercava di abbandonare la setta.

Ma il peggio deve arrivare. Il giorno seguente si viene a sapere che contemporaneamente all’assassinio del parlamentare, con terrificante sincronia, 914 membri della setta, tra cui 276 bambini, si sono tolti la vita bevendo una miscela di succo di frutta e cianuro. Le indagini appureranno che gli indecisi sono stati finiti a colpi di arma da fuoco. C’è anche il corpo del reverendo Jones, ucciso da un proiettile alla testa. Vicino al suo cadavere viene ritrovata un’audiocassetta in cui sono registrati i suoi ultimi, deliranti proclami e l’agonia dei suoi seguaci.

Utopia nella giungla. La tragedia di Jonestown è il più sconvolgente dei drammi legati ai nuovi culti. Secondo le ricostruzioni, l'autoesilio in Guyana e la fondazione di un utopistico villaggio di «eletti» segnarono l'inizio dell'involuzione della comunità del Tempio del Popolo, che da movimento di ispirazione evangelista si trasformò in una setta paranoide e distruttiva.

Utopia nella giungla. La tragedia di Jonestown è il più sconvolgente dei drammi legati ai nuovi culti. Secondo le ricostruzioni, l’autoesilio in Guyana e la fondazione di un utopistico villaggio di «eletti» segnarono l’inizio dell’involuzione della comunità del Tempio del Popolo, che da movimento di ispirazione evangelista si trasformò in una setta paranoide e distruttiva.

Il massacro di Jonestown è il più famoso e terribile di una serie di drammi che hanno attraversato gli ultimi decenni, portando alla ribalta l’inquietante realtà dei culti distruttivi, le cui pratiche causano danni fisici e psicologici, e in alcuni casi anche alla morte: degli adepti o di altre persone (si veda la finestra a p. 22).

Preoccupate dal fenomeno, negli anni passati le autorità di vari paesi hanno promosso indagini sul mondo dei culti. In Italia, un rapporto del Ministero dell’Interno ha lanciato un primo campanello d’allarme nel 1998, denunciando che «taluni movimenti […] ricorrono a sistemi scientificamente studiati per aggirare le difese psichiche delle persone irretite, inducendole ad un atteggiamento acritico e all’obbedienza cieca» fino a causare una «completa destrutturazione mentale negli adepti, conducendoli spesso alla follia e alla rovina economica.»

Il rapporto elencava 137 gruppi a carattere settario operanti nel nostro paese (la maggior parte, però, definiti innocui dagli autori del documento) per un totale di oltre 80.000 aderenti. Ma secondo l’Enciclopedia delle Religioni in Italia pubblicata nel 2001 dal CESNUR (Centro studi sulle nuove religioni), nel nostro paese vi sarebbero oltre 600 culti religiosi minoritari a cui aderisce più di un milione di italiani.

La maggior parte dei culti è innocua, ma dietro alcuni di essi si nasconde un leader squilibrato oppure un business miliardario

«È una galassia di movimenti in continua trasformazione, dove è sbagliato fare qualunque generalizzazione» spiega Raffaella Di Marzio, psicologa e membro del comitato scientifico di «Cultic Studies Review», l’unica pubblicazione internazionale dedicata all’argomento. «Nella stragrande maggioranza, si tratta di movimenti innocui, che anzi promuovono un processo sano e fisiologico di conversione spirituale, ma esiste una minoranza di gruppi, anche nati in seno alle grandi religioni, che ha caratteristiche settarie, e fra loro alcuni che praticano tecniche di manipolazione mentale.» Gruppi dietro i quali si può nascondere un leader squilibrato oppure un business miliardario, in cui gli adepti vengono sfruttati come schiavi consenzienti: «Ho visto giovani dare fondo ai propri risparmi per poi essere ingaggiati a lavorare gratis per la loro setta», aggiunge Di Marzio.

Follia carismatica. La presenza di un leader carismatico mentalmente squilibrato è una caratteristica costante dei culti più distruttivi. A sinistra, charles Manson nel 1986; Manson, che oggi ha 69 anni, sta scontando la condanna a vita nel penitenziario di Corcoran, in California. A destra, Shoko Asahara nel 1990, quando tentò di essere eletto nel Parlamento giapponese. Il processo per l'attacco alla metropolitana di Tokyo del 1995 si è concluso nel febbraio scorso con la condanna di Asahara alla pena capitale per impiccagione.

Follia carismatica. La presenza di un leader carismatico mentalmente squilibrato è una caratteristica costante dei culti più distruttivi. A sinistra, Charles Manson nel 1986; Manson, che oggi ha 69 anni, sta scontando la condanna a vita nel penitenziario di Corcoran, in California. A destra, Shoko Asahara nel 1990, quando tentò di essere eletto nel Parlamento giapponese. Il processo per l’attacco alla metropolitana di Tokyo del 1995 si è concluso nel febbraio scorso con la condanna di Asahara alla pena capitale per impiccagione.

Particolarmente preoccupanti sono le psico-sette, non necessariamente legate a un messaggio religioso, che si presentano con corsi e testi di personalità per il miglioramento del potenziale personale o intellettuale, o addirittura con programmi aziendali, ma che in realtà servono a carpire informazioni sulle persone e a reclutare adepti.

Riti privati e cerimonie di massa. Sopra, il reverendo Sun Myung Moon, fondatore della Chiesa dell'Unificazione, celebra assieme alla moglie uno dei matrimoni di massa tipici del movimento.

Riti privati e cerimonie di massa. Sopra, il reverendo Sun Myung Moon, fondatore della Chiesa dell’Unificazione, celebra assieme alla moglie uno dei matrimoni di massa tipici del movimento.

[...] un poliziotto canadese mostra i mantelli, la spada e un crocifisso ritrovati nella casa di St. Casimir dove si sono arsi vivi cinque adepti dell'Ordine del Tempio del Sole. I mantelli dorati erano appannaggio dei gradi gerarchici più alti dell'Ordine.

[…] un poliziotto canadese mostra i mantelli, la spada e un crocifisso ritrovati nella casa di St. Casimir dove si sono arsi vivi cinque adepti dell’Ordine del Tempio del Sole. I mantelli dorati erano appannaggio dei gradi gerarchici più alti dell’Ordine.

È difficile ricostruire l’identikit del seguace di un culto potenzialmente distruttivo. A rimanere vittima di questi gruppi non sono solo individui ai margini della società o mentalmente disturbati, come si crede spesso, ma anche persone intelligenti ed equilibrate, spesso reclutate in un momento di particolare vulnerabilità emotiva, per esempio subito dopo una perdita affettiva o economica.

Al pari di un’azienda, molti gruppi cercano di affiliare gli individui più brillanti, in grado di lavorare efficientemente e di fare nuovi proseliti. Il potentissimo gruppo Scientology, a cui il rapporto ministeriale del 1998 dedica largo spazio, possiede perfino lussuosi Celebrity Center, dove recluta artisti e testimonial famosi.

La pubblicità è l'anima del commercio. Alcune sette religiose hanno dimostrato grandi capacità nello sfruttare i mezzi di comunicazione di massa per aumentare il numero dei loro proseliti. In alto a destra, l'attrice Jenna Elfam all'inaugurazione di una nuova chiesa di Scientology, il potente movimento religioso di cui Tom Cruise (a sinistra) è uno dei membri più famosi.

La pubblicità è l’anima del commercio. Alcune sette religiose hanno dimostrato grandi capacità nello sfruttare i mezzi di comunicazione di massa per aumentare il numero dei loro proseliti. In alto a destra, l’attrice Jenna Elfam all’inaugurazione di una nuova chiesa di Scientology, il potente movimento religioso di cui Tom Cruise (a sinistra) è uno dei membri più famosi.

Menti incatenate

La manipolazione della mente è antica quanto l’uomo, ma lo studio delle tecniche di controllo mentale da parte degli psicologi è una scienza giovane. La stessa espressione «lavaggio del cervello» entrò a far parte del lessico nei primi anni cinquanta, come traduzione delle parole cinesi hsi nao, «lava cervello», che indicava il trattamento praticato sui prigionieri americani durante la guerra di Corea, mirato a sconvolgere i loro valori e a minare il loro senso di fedeltà. È ormai assodato che anche la CIA, con un famigerato progetto segreto battezzato «MK-Ultra», sperimentò fra il 1953 e il 1964 tecniche di condizionamento mentale su volontari, e forse anche su cavie inconsapevoli.

Più o meno negli stessi anni, lo psicologo americano Robert J. Lifton fu il primo a introdurre il termine «riforma del pensiero» per indicare in modo specifico il controllo mentale attuato da sette e regimi politici totalitari, formulando i criteri tuttora utilizzati dagli esperti per definire queste pratiche.

La distinzione operata da Lifton è importante, perché rispetto al lavaggio del cervello, praticato su prigionieri che sanno di essere nelle mani del nemico, la riforma del pensiero è molto più raffinata e insidiosa: in questo caso, infatti, la vittima non vede i propri «controllori» come avversari ma come membri della stessa comunità, offrendo quindi piena collaborazione.

Vi sono innumerevoli modi in cui i culti distruttivi agganciano i possibili adepti, e ne modificano progressivamente la personalità. Una tecnica comune a molti gruppi è il love bombing, il bombardamento affettivo (che ha molta presa su chi vive un momento di particolare vulnerabilità), in cui il nuovo arrivato viene circondato da attenzioni da parte della comunità, che si trasformano però in aperta ostilità non appena la vittima manifesta dubbi o, peggio, l’intenzione di andarsene.

Canti, preghiere o diete speciali creano stati ipnotici contribuendo ad abbassare il senso critico degli adepti”

Canti, preghiere, tecniche di respirazione e la voce dei leader possono creare stati ipnotici, non di rado accompagnati dall’uso rituale di droghe o farmaci, da diete speciali e dalla deprivazione del sonno, fattori che contribuiscono ad abbassare il senso critico dell’individuo e, spesso, provocano allucinazioni che gli adepti interpretano come visioni rivelatrici.

L’isolamento, fisico o virtuale, attraverso una sapiente manipolazione delle informazioni che arrivano agli adepti, è uno dei pilastri su cui si regge il potere di molti leader, mentre la pressione costante degli altri membri e l’induzione di sensi di colpa e di fobie verso il mondo esterno (alternativamente ostile, peccaminoso, destinato alla distruzione, controllato da poteri occulti: le varianti si sprecano) sono altrettanti metodi di creare legame e dipendenza psicologica nei riguardi della setta.

Per dissuadere chi pensa di andarsene non è sempre necessario ricorrere alla minaccia fisica: a poco a poco nei discepoli viene instillata la convinzione che, se dovessero andarsene, le conseguenze per loro, per i loro cari e per l’intera umanità sarebbero terribili, e che non saranno mai capaci di sopravvivere nel mondo «di fuori».

Un ritorno difficile

Così come esistono molte facce del problema, non c’è un unico modo per uscire da una setta potenzialmente distruttiva. La deprogrammazione forzata sperimentata in passato, in cui un adepto viene sottratto alla setta e «riprogrammato» contro la sua volontà (una sorta di lavaggio del cervello al contrario), è oggi sconsigliata da tutti gli esperti. «Non funziona a lungo termine, e crea problemi legali a chi lo pratica», concorda Di Marzio. Maggiore successo riscuote oggi l’exit counselling, un metodo più morbido di assistenza agli ex adepti, che Steve Hassan, già membro della setta dei Moonisti, considerato uno dei massimi esperti del problema, descrive in dettaglio in un libro intitolato Combacting Cult Mind Control (Mentalmente Liberi, Avverbi Edizioni, 2002). In questo caso il contatto e il dialogo con l’adepto non avvengono mai contro la sua volontà, anche se spesso per agganciare il «paziente» si deve ricorrere a pretesti e stratagemmi, con la collaborazione di familiari o amici.

Per chi esce da un culto che pratica la riforma mentale le conseguenze non sono mai facilmente prevedibili. Ogni gruppo è diverso dall’altro, e soprattutto ciascun individuo reagisce in modo diverso. Alcune persone abbandonano il gruppo spontaneamente, e rimangono con l’idea di aver trascorso un periodo di transizione non necessariamente negativo. Ma per altri si tratta di un’esperienza traumatizzante, che nei casi più gravi porta a vere e proprie sindromi psichiatriche, tanto che il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), il principale riferimento per le diagnosi psichiatriche, cita la riforma del pensiero fra le cause di un grave disturbo della personalità chiamato sindrome dissociativa atipica (l’ultima edizione, il DSM-IV, mantiene il riferimento alla riforma del pensiero ma non l’accenno esplicito ai culti, presente nelle edizioni precedenti).

«Dopo anni passati all’interno di un culto, di solito chi ne esce ha la sensazione di aver perso una parte importante della propria vita e dei propri affetti, cosa che spesso è oggettivamente vera. Il senso di colpa e la perdita di identità che si instaurano possono avere effetti devastanti. Alcuni pazienti cadono in depressione o sviluppano delle nevrosi, nei casi più gravi stati alterati di coscienza, allucinazioni o sdoppiamento della personalità» afferma Di Marzio. Senza aiuto, per un ex adepto ricominciare a vivere la propria vita rischia di diventare un’impresa impossibile.

I limiti della scienza

Può sembrare paradossale che, mentre i danni medici e sociali legati ai culti distruttivi sono ormai evidenti, molte sette dalle pratiche sospette, se non chiaramente manipolatorie, possano agire indisturbate in Europa, negli Stati Uniti e praticamente in tutto il resto del mondo. Attualmente, nessun paese occidentale riconosce legalmente l’esistenza del controllo mentale, a meno che non ci si trovi di fronte al raggiro di persone giuridicamente incapaci di intendere o di violenze fisiche o verbali, che costituiscano reati a sé.

L’esistenza di culti che hanno denaro e influenza a sufficienza da interferire perfino con le scelte politiche di grandi paesi probabilmente non basta a spiegare questo vuoto legislativo. Il problema, piuttosto, è che chiunque tenti di legiferare in questo campo cammina su un terreno minato etico e politico, in cui entrano in gioco le libertà di culto e di espressione che ogni Stato democratico deve ovviamente garantire. Non solo: per incriminare qualcuno c’è bisogno di criteri oggettivi e scientifici che definiscano un reato, e non esiste oggi alcun sistema attendibile per stabilire se un individuo, apparentemente consenziente, sia stato o meno manipolato.

In effetti, a livello mondiale sono pochissimi i casi in cui una setta è stata condannata solo per aver praticato la manipolazione mentale sui propri adepti. Anche se una giuria riconoscesse danni psichici evidenti in una persona, sarebbe quasi impossibile dimostrare oggettivamente che le pratiche di una setta ne siano la causa. E la variabilità individuale è tale che un difensore potrà sempre esibire decine di persone che hanno condiviso le stesse pratiche senza alcuna conseguenza.

Per questo molti esperti vedono con scetticismo la possibilità di punire per legge la manipolazione mentale, come tenta di fare una proposta in discussione al Parlamento, che istituisce il reato di manipolazione mentale rimediando all’abolizione, avvenuta anni fa, del reato di plagio.

«In assenza di una definizione scientifica del reato, qualunque legge repressiva rischia solo di limitare la libertà di tanti movimenti innocui, senza incidere su quelli che praticano il controllo mentale», sostiene Di Marzio.

Una migliore conoscenza dei meccanismi psicologici e neuronali alla base del controllo mentale aiuterà forse un giorno a stabilire criteri oggettivi per distinguere le pratiche illegali da quelle lecite, ma la comunità scientifica sembra poco interessata ad approfondire questo tema, tradizionalmente appannaggio di teologi e sociologi della religione. Non esiste neanche un congresso internazionale dedicato all’argomento, e i pochi fondi disponibili per i ricercatori arrivano quasi esclusivamente dall’American Family Foundation (AFF), un’associazione fondata da familiari di adepti ed ex cultisti (http://www.csj.org/), che mantiene anche un database aggiornato di culti e movimenti e gestisce l’unico centro al mondo dedicato al recupero degli ex-adepti. «La manipolazione mentale è difficile da definire e da studiare scientificamente», conferma Michael Langone, direttore dell’AFF. Un limite ovvio ma frustrante è che, al contrario di quanto avviene in altri studi clinici, in questo campo è difficile reperire i soggetti da studiare, perché sono gli adepti stessi a rifiutarsi di partecipare.

Considerati i limiti dell’approccio repressivo, la prevenzione e l’informazione rimangono per ora le uniche armi nella lotta contro i culti distruttivi e la manipolazione mentale. Per questo, in un rapporto del 2002, il Consiglio d’Europa ha raccomandato agli Stati membri di creare una reti di centri di informazione e consulenza sul territorio, e di intervenire con l’educazione nelle scuole.

«La prevenzione è l’unica strada» concorda Raffaella Di Marzio. «Ho già avuto l’esperienza di ragazzi avvicinati dalle sette dopo essere stati istruiti a scuola sui pericoli del controllo mentale, racconta. «Non ci sono cascati, perché ormai erano vaccinati contro i rischi che correvano.»

(articolo a cura di Sergio Pistoi, mente & cervello, n. II, anno II, settembre-ottobre 2004, pagg. 18-25.

Sergio Pistoi è giornalista e consulente per la comunicazione scientifica e collabora con varie riviste italiane e straniere.)

Schiavi di una setta - 00

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento