Il nome di Dio ed il nostro nome

(studio da me preparato e presentato ad un “Victory Service” nella New Hope Christian Church – anno 2006 – Si ringrazia Dio in ogni cosa e per ogni cosa)

Gesù disse:

Giovanni 5:39

Investigate le scritture, perciocchè voi pensate per esse aver vita eterna; ed esse son quelle che testimoniano di me.

allora noi, da cristiani, investighiamo e poniamo attenzione a ciò che le Scritture dicono.

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Questa sera giriamo la nostra bibbia nel libro dei Fatti degli Apostoli:

Atti 19:11-20

11 E Iddio faceva delle non volgari potenti operazioni per le mani di Paolo. 12 Talchè eziandio d’in sul suo corpo si portavano sopra gl’infermi degli sciugatoi, e de’ grembiuli; e le infermità si partivano da loro, e gli spiriti maligni uscivan di loro.


13 Or alcuni degli esorcisti Giudei, che andavano attorno, tentarono d’invocare il nome del Signor Gesù sopra coloro che aveano gli spiriti maligni, dicendo: Noi vi scongiuriamo per Gesù, il quale Paolo predica. 14 E coloro che facevano questo eran certi figliuoli di Sceva, Giudeo, principal sacerdote, in numero di sette. 15 Ma lo spirito maligno, rispondendo, disse: Io conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete? 16 E l’uomo che avea lo spirito maligno si avventò a loro; e sopraffattili, fece loro forza; talchè se ne fuggiron di quella casa, nudi e feriti.

17 E questo venne a notizia a tutti i Giudei e Greci che abitavano in Efeso; e timore cadde sopra tutti loro, e il nome del Signor Gesù era magnificato. 18 E molti di coloro che aveano creduto venivano, confessando e dichiarando le cose che aveano fatte. 19 Molti ancora di coloro che aveano esercitate le arti curiose, portarono insieme i libri, e li arsero in presenza di tutti; e fatta ragion del prezzo di quelli, si trovò che ascendeva a cinquantamila denari d’argento. 20 Così la parola di Dio cresceva potentemente, e si rinforzava.

 

Da questa Scrittura apprendiamo che il tentativo degli esorcisti Giudei di invocare il nome del Signore Gesù si trasformò in un totale disastro per essi.

Ora sempre in Atti degli Apostoli, ma al capitolo 3, si può leggere che avvenne questo:

Atti 3:6-9

6 Ma Pietro disse: Io non ho nè argento, nè oro; ma quel ch’io ho io tel dono: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareo, levati, e cammina. 7 E presolo per la man destra, lo levò; ed in quello stante, le sue piante e caviglie si raffermarono. 8 Ed egli d’un salto si rizzò in piè, e camminava; ed entrò con loro nel tempio, camminando, e saltando, e lodando Iddio. 9 E tutto il popolo lo vide camminare, e lodare Iddio.

In questo passo si nota che l’effetto subìto dal comando dell’apostolo Pietro fu molto diverso di quello subito dagli esorcisti Giudei.

Ora, sempre nel libro di Atti degli Apostoli, ma al capitolo 16, si può leggere che:

Atti 16:16-18

16 Or avvenne, come noi andavamo all’orazione, che noi incontrammo una fanticella, che avea uno spirito di Pitone, la quale con indovinare facea gran profitto a’ suoi padroni. 17 Costei, messasi a seguitar Paolo e noi, gridava, dicendo: Questi uomini son servitori dell’Iddio altissimo, e vi annunziano la via della salute. 18 E fece questo per molti giorni; ma, essendone Paolo annoiato, si rivoltò, e disse allo spirito: Io ti comando, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca fuor di lei. Ed egli uscì in quello stante.

In questo passo si nota che l’effetto subìto dal comando dell’apostolo Paolo fu molto diverso di quello subìto dagli esorcisti Giudei.

In questi ultimi due passi che abbiamo letto, possiamo subito notare che i due apostoli scacciarono demoni pronunciando verbalmente nel nome di Gesù Cristo”. Il risultato fu un successo ed il nome di Dio fu glorificato. Furono degli eventi straordinari, unici ed irripetibili? La risposta è NO! Infatti la Scrittura, in proposito ci dice che:

Marco 16:15-18

15 Ed egli disse loro: Andate per tutto il mondo, e predicate l’evangelo ad ogni creatura. 16 Chi avrà creduto, e sarà stato battezzato, sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. 17 Or questi segni accompagneranno coloro che avranno creduto: Cacceranno i demoni nel mio nome; parleranno nuovi linguaggi; 18 torranno via i serpenti; ed avvegnachè abbiano bevuta alcuna cosa mortifera, quella non farà loro alcun nocimento; metteranno le mani sopra gl’infermi, ed essi staranno bene.

 

Cosa dire in proposito a questa scrittura? Era applicabile solo a quel periodo, a “quella dispensazione della chiesa primitiva”? La risposta è ancora NO! La Scrittura ci dice chiaramente che Gesù, la Parola vivente, l’Amen, disse:

Matteo 24:35

Il cielo e la terra trapasseranno, ma le mie parole non trapasseranno.

Purtroppo anche oggi, dopo duemila anni, allo stesso modo degli esorcisti Giudei del passo citato, molti cristiani “tentano di invocare il nome del Signore Gesù” ma poi il risultato che segue nelle loro vite è un totale disastro; ne segue un bel nulla o falsi miracoli, false guarigioni, falsi segni, messe in scena, opere forzate dalla mano dell’uomo e che non hanno a che vedere col soprannaturale di Dio.

Molti cristiani di oggi, come sicuramente per gli esorcisti Giudei, vivono con la paura del fallimento, con il sentimento di non avere significato e di non essere all’altezza, ossia con il sentimento di sentirsi incapace.

Per questa tipologia di strani cristiani, i quali tirano a campare con frasi e parole già fatte, senza capirle, e che continuano ad ostinarsi a camminare per la via degli esorcisti Giudei vi è una sola destinazione: l’inferno!

Lo sapete perché avviene questo?

Gli esorcisti Giudei non conoscevano il senso, il concetto del “nome – del – Signor – Gesù”, Cioè gli esorcisti Giudei non conoscevano il NOME DEL SIGNOR GESÙ

L’apostolo Paolo, nel capitolo 10 della sua lettera ai Romani, giustamente scrive:

Romani 10:14-15

14 Come adunque invocheranno essi colui, nel quale non hanno creduto? e come crederanno in colui, del quale non hanno udito parlare? e come udiranno, se non v’è chi predichi? 15 E come predicherà altri, se non è mandato? Siccome è scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che evangelizzano la pace, che evangelizzano le cose buone!

 

A questo punto bisogna dire che è vero che:

  • nel capitolo 2 dell’epistola dell’apostolo Paolo ai Filippesi sta scritto:

Filippesi 2:5-11

5 Perciocchè conviene che in voi sia il medesimo sentimento, il quale ancora è stato in Cristo Gesù. 6 Il quale, essendo in forma di Dio, non reputò rapina l’essere uguale a Dio. 7 E pure annichilò sè stesso, presa forma di servo, fatto alla somiglianza degli uomini; 8 e trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò sè stesso, essendosi fatto ubbidiente infino alla morte, e la morte della croce. 9 Per la qual cosa ancora Iddio lo ha sovranamente innalzato, e gli ha donato un nome, che è sopra ogni nome; 10 acciocchè nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature celesti, e terrestri, e sotterranee; 11 e che ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

  • nel capitolo 4 del libro dei Fatti degli Apostoli sta scritto:

Atti 4:10-12

10 sia noto a tutti voi, ed a tutto il popolo d’Israele, che ciò è stato fatto nel nome di Gesù Cristo il Nazareo, che voi avete crocifisso, e il quale Iddio ha suscitato da’ morti; in virtù d‘esso comparisce quest’uomo in piena sanità in presenza vostra. 11 Esso è quella pietra, che è stata da voi edificatori sprezzata, la quale è divenuta il capo del cantone. 12 E in niun altro è la salute; poichè non vi è alcun altro nome sotto il cielo, che sia dato agli uomini, per lo quale ci convenga esser salvati.

  • nel Vangelo di Giovanni sta scritto che Gesù disse ai suoi discepoli:

Giovanni 14:12-13

12 In verità, in verità, io vi dico, che chi crede in me farà anch’egli le opere le quali io fo; anzi ne farà delle maggiori di queste, perciocchè io me ne vo al Padre. 13 Ed ogni cosa che voi avrete chiesta nel nome mio, quella farò; acciocchè il Padre sia glorificato nel Figliuolo.

Giovanni 15:16

Voi non avete eletto me, ma io ho eletti voi; e vi ho costituiti, acciocchè andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente; acciocchè qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la dia.

Giovanni 16:23

E in quel giorno voi non mi domanderete di nulla. In verità, in verità, io vi dico, che tutte le cose che domanderete al Padre, nel nome mio, egli ve le darà.

Giovanni 20:31

Ma queste cose sono scritte, acciocchè voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio; ed acciocchè, credendo, abbiate vita nel nome suo.

Tutto ciò è verissimo, ma è anche vero che nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, Gesù pregò per i suoi discepoli. La preghiera si concluse con la seguente affermazione:

Giovanni 17:25-26

25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto; ma io ti ho conosciuto, e costoro hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26 Ed io ho loro fatto conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere ancora, acciocchè l’amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro, ed io in loro.

A questo punto viene spontaneo chiedersi come mai Gesù in questa preghiera afferma di essere interessato, non a far conoscere il Suo nome, ma solo a far conoscere il nome del Padre: addirittura a farlo conoscere ancora.; quando invece i versetti precedenti puntano l’attenzione sul nome di Gesù. Cosa scegliere il nome del “Padre giusto” o di “il Signore Gesù Cristo”?

Se poi dovesse capitare che qualcuno ci dicesse che nel calderone di versetti da citare possiamo considerare anche il seguente:

Matteo 28:19

Andate adunque, ed ammaestrate tutti i popoli; battezzandoli nel nome del Padre, e del Figliuolo, e dello Spirito Santo;

ci possiamo mettere le mani nei capelli. Dopo anni di aver frequentato chiese locali, studi biblici, scuole bibliche, seminari, conferenze, incontri, anni spesi nello studio di letteratura biblica, ecc. ci sentiremo totalmente spiazzati, confusi ed a disagio; cadremo persino nella frustrazione che dopo tanti anni ancora non abbiamo capito niente del Nome di Dio.

Il “Dizionario di conoscenza biblica” di I. Stringer B.A. dà la seguente definizione di Nome.

Nella Bibbia, il nome di una persona significa più che un’identificazione. Il nome descrive la persona. La persona ed il nome sono così strettamente collegati che si possono pensare come se fossero la stessa cosa.

I superiori hanno dato nomi ai loro inferiori. Le madri (Gen. 29:32) ed i padri (Gen. 21:3) hanno dato nomi ai loro figli. Re conquistatori hanno dato nomi ai loro servi (II Re 24:17). L’atto di dare un nome mostrava che la persona che lo riceveva svolgeva certi compiti o aveva certi incarichi e responsabilità verso colui che dava il nome …

Quindi Il nome descrive la persona. La persona ed il nome sono così strettamente collegati che si possono pensare come se fossero la stessa cosa.

Quindi quando leggete: “nel nome del Padre”, “nel nome del Figlio”, “nel nome di Gesù”, “nel nome dello Spirito Santo”, “nel nome di Dio” … state leggendo lo stesso concetto: ossia secondo l’essenza, secondo la persona di Dio, secondo le caratteristiche, gli aspetti che sono di Dio.

Chi non riesce a comprendere veramente questo è simile a Filippo, del seguente passo, il quale non riuscì a comprendere che Gesù e il Padre sono la stessa persona, ossia che il “nome del Padre” ed il “nome del Figlio” ed il “nome di Gesù” sono la stessa cosa.

Giovanni 14:8-12

8 Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre, e ciò ci basta. 9 Gesù gli disse: Cotanto tempo sono io già con voi, e tu non mi hai conosciuto, Filippo? chi mi ha veduto ha veduto il Padre; come dunque dici tu: Mostraci il Padre? 10 Non credi tu che io son nel Padre, e che il Padre è in me? le parole che io vi ragiono, non le ragiono da me stesso; e il Padre, che dimora in me, è quel che fa le opere. 11 Credetemi ch’io son nel Padre, e che il Padre è in me; se no, credetemi per esse opere.


12 In verità, in verità, io vi dico, che chi crede in me farà anch’egli le opere le quali io fo; anzi ne farà delle maggiori di queste, perciocchè io me ne vo al Padre.

 

IL NOME DI DIO HA INFLUENZA SUL NOSTRO NOME

Quest’ultimo versetto, ossia Giov. 14:12, insieme ai passi di Atti che abbiamo letto all’inizio, mostra che anche gli apostoli Pietro e Paolo potevano dire che facevano quelle opere di potenza, perché “loro erano nel Padre ed il Padre era in loro”. Così dobbiamo essere noi.

Sappiate che, come afferma Giov. 14:12, il nome di Dio è strettamente legato al nostro nome e ciò, in altre parole, vuol dire che l’identità, la persona di Dio è strettamente legata alla nostra persona, ossia la persona di Dio influenza, trasforma, crea, edifica la nostra vita.

Quindi non vi dovrebbe suonare strano se qualcuno vi dice che i seguenti versetti dell’Apocalisse:

Apocalisse 19:11-12

11 POI vidi il cielo aperto; ed ecco un caval bianco; e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele, e il Verace; ed egli giudica, e guerreggia in giustizia. 12 E i suoi occhi erano come fiamma di fuoco, e in su la sua testa v’eran molti diademi; ed egli avea un nome scritto, il qual niuno conosce, se non egli;

Apocalisse 14:1

POI vidi, ed ecco l’Agnello, che stava in piè in sul monte di Sion; e con lui erano cenquarantaquattromila persone, che aveano il suo nome, e il nome di suo Padre, scritto in su le lor fronti.

Apocalisse 2:17

Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese: A chi vince io darò a mangiar della manna nascosta, e gli darò un calcolo bianco, e in su quel calcolo un nuovo nome scritto, il qual niuno conosce, se non colui che lo riceve.

Apocalisse 3:1

E ALL’ANGELO della chiesa di Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio, e le sette stelle: Io conosco le tue opere; che tu hai nome di vivere, e pur sei morto.

Apocalisse 3:12

Chi vince io lo farò una colonna nel tempio dell’Iddio mio, ed egli non uscirà mai più fuori; e scriverò sopra lui il nome dell’Iddio mio, e il nome della città dell’Iddio mio, della nuova Gerusalemme, la quale scende dal cielo, d’appresso all’Iddio mio, e il mio nuovo nome.

si stano riferendo al nome di Dio ed al nome dei cristiani di tutta la storia dell’umanità. (N.B. Sappiate che le parole “fronti” o “menti”, “calcoli” o “cuori” o “pensieri” o … sono lo stesso concetto, la stessa cosa).

Cosa vuol dire che “il nome di Dio influenza il nostro nome”, ossia che Dio ha influenza su di noi, sul nostro essere?

Carissimi fratelli, non è ciò che facciamo che determina ciò che siamo; ma è la conoscenza di ciò che siamo che determina ciò che facciamo.

Ciò ci è mostrato dai seguenti versetti della Scrittura:

II Corinzi 5:17

Se adunque alcuno è in Cristo, egli è nuova creatura; le cose vecchie son passate; ecco, tutte le cose son fatte nuove.

Efesini 2:10

Poichè noi siamo la fattura d’esso, essendo creati in Cristo Gesù a buone opere, le quali Iddio ha preparate, acciocchè camminiamo in esse.

(Da questo versetto possiamo notare che effettivamente è stato Dio che usò i due apostoli per scacciare demoni ed ambedue queste azioni subiscono un esito positivo.)

I Pietro 2:9-10

9 Ma voi siete la generazione eletta; il real sacerdozio, la gente santa, il popolo d’acquisto; acciocchè predichiate le virtù di colui che vi ha dalle tenebre chiamati alla sua maravigliosa luce. 10 I quali già non eravate popolo, ma ora siete popolo di Dio; a’ quali già non era stata fatta misericordia, ma ora vi è stata fatta misericordia.

I Giovanni 3:1-2

1 VEDETE qual carità ci ha data il Padre, che noi siam chiamati figliuoli di Dio; perciò non ci conosce il mondo, perciocchè non ha conosciuto lui. 2 Diletti, ora siamo figliuoli di Dio, ma non è ancora apparito ciò che saremo; ma sappiamo che quando sarà apparito, saremo simili a lui; perciocchè noi lo vedremo come egli è.

 

Una buona comprensione della nostra identità in Cristo è assolutamente essenziale per la nostra riuscita nella vita cristiana. Nessuna persona può sistematicamente comportarsi in modo contrario al modo in cui percepisce se stessa. Se tu pensi di essere un buono a nulla, vivrai probabilmente come tale. Ma se ti consideri come un figlio di Dio, vivente spiritualmente in Cristo, comincerai a vivere nella vittoria e nella libertà, come Lui ha vissuto. Oltre alla conoscenza di Dio, la conoscenza di ciò che siamo è di gran lunga la verità più determinante che si possa apprendere.

I NOMI DI DIO CHE CI APPARTENGONO

Essere cristiano, non è solo aver ricevuto qualcosa, ma significa essere qualcuno. Il fatto di essere nati di nuovo ci ha trasformati per divenire qualcuno che prima non esisteva. Il punto su cui focalizzarsi maggiormente non è ciò che riceviamo come cristiani, ma ciò che siamo. Un cristiano non è solo una persona che riceve il perdono, che andrà in cielo, che riceve lo Spirito Santo, ma è anche una nuova natura.

Ecco un elenco che espone in modo dettagliato alla prima persona singolare ciò che siamo realmente in Cristo. Ecco alcune caratteristiche che mostrano ciò che siamo diventati dopo la nostra nascita spirituale. Sono cose che non si possono guadagnare o meritare; non ci si può “sforzare” per averle; con Dio non si baratta. Ad esempio, una persona nata in Italia da genitori italiani non può guadagnare o meritare i privilegi e le libertà che derivano dalla sua nazionalità: essi le sono garantiti dalla costituzione. Allo stesso modo, le caratteristiche sottoelencate ci vengono garantite dalla Parola di Dio per il semplice fatto che siamo nati nella nazione santa di Dio per la grazia di Dio mediante fede in Cristo e di Cristo. Un cristiano, per ciò che riguarda la sua identità più profonda, è caratterizzato dai seguenti nomi di Dio:

  1. Il nome di Dio è SALVEZZA (Sal. 91:16) e SALVATORE (Sal. 106:21) e la Scrittura dice che Dio è il Salvatore:

Osea 13:4

Or io sono il Signore Iddio tuo, fin dal paese di Egitto; e tu non devi riconoscere altro Dio che me; e non vi è Salvatore alcuno fuori che me.

Perché Gesù è il Salvatore. Infatti il nome Gesù è la traduzione del nome greco Jesous e corrispondente all’ebraico Jeoshua, che tradotto vuol dire: Jehovah salva, ossia Dio salva. Per questo sta scritto:

Atti 4:12

E in niun altro è la salute; conciossiachè non vi sia alcun altro nome sotto al cielo, che sia dato agli umini, per lo quale ci convenga esser salvati.

Tutto ciò affinché ciascuno di noi possa dire

    • “io sono salvato”, cioè:

      1. Io sono l’opera di Dio, nato di nuovo in Cristo per compiere la Sua opera (Efesini 2:10).

      2. Io sono una nuova creazione: un capolavoro divino (II Corinzi 5:17).

      3. Io sono riconciliato con Dio (II Corinzi 5:18, 19).

    • ed anche “io sono salvatore”, cioè:

a. mi è stato affidato un ministero di riconciliazione –

  1. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) oppure El (lett. Dio) (Nemia 9:32; Salmo 19:11) e la Scrittura dice che Dio è il solo Dio (Isaia 37:20):

Deuteronomio 32:39

Vedete ora, che io, io son desso, e che non v’è alcun Dio meco; io fo morire, e rimetto in vita; io ferisco, e guarisco; e non v’è niuno che possa liberar dalla mia mano.

E così Gesù è Dio:

Giovanni 5:18

Perciò adunque i Giudei cercavano vie più d’ucciderlo, perciocché non solo violava il sabato, ma ancora diceva Iddio esser suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Giovanni 10:33-34

33 I Giudei gli risposero, dicendo: Noi non ti lapidiamo per alcuna buona opera, anzi per bestemmia, perciocché tu, essendo uomo, ti fai Dio. 34 Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto; voi siete dii?

ed ognuno di noi può dire: “io sono un dio”:

Salmo 82:6

lo ho detto: Voi siete dii; e tutti siete figliuoli dell’Altissimo.

  1. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) oppure SANTO (Lev. 19:2; Luca 1:49) e la Scrittura dice che Dio è il Santo

Salmo 22:3

E pur tu sei il Santo, il Permanente, le lodi di Israele.

Addirittura sta scritto:

Giosuè 24:19

E Giosuè disse al popolo: Voi non potrete servire al Signore; perciocché egli è un Dio Santo, un Dio geloso; …

Questo perché ciascuno di noi possa dire “io sono un santo” (I Corinzi 1:2; Efesini 1:1; Filippesi 1:1; Colossesi 1:2).

Hai notato che una delle parole utilizzate maggiormente per designare il cristiano nel Nuovo Testamento, è la parola “santo”? Paolo e gli altri autori delle epistole generosamente ricorrono a questo termine per descrivere dei cristiani semplici, normali, modesti, come me e te.

Per esempio, nei saluti di Paolo in I Corinzi 1:2, leggiamo:

1Corinzi 1:2

alla chiesa di Dio, la quale è in Corinto, a’ santificati in Gesù Cristo, chiamati santi; insieme con tutti coloro, i quali in qualunque luogo invocano il nome di Gesù Cristo, Signor di loro, e di noi;

Nota che Paolo non dice che noi siamo santi dopo molti sforzi. Afferma chiaramente che siamo santi per vocazione. Alcuni di noi abbracciano l’idea che i santi hanno meritato questo titolo ampolloso ed enfatico perché hanno vissuto una vita esemplare o hanno raggiunto un certo livello di maturità. Neanche per sogno! La Bibbia dice che siamo santi perché Dio ci ha chiamati ad esserlo. Noi siamo stati “santificati in Gesù Cristo”, resi santi tramite la nostra partecipazione alla vita dell’unico vero santo, Gesù Cristo.

Molti cristiani dicono che sono dei peccatori salvati per grazia. Ma siamo veramente peccatori? È questa la nostra vera identità secondo la Bibbia? Per niente. Dio non ci chiama più peccatori, ci chiama santi. Se ci consideriamo peccatori, indovinate cosa faremo: vivremo come dei peccatori, cioè peccheremo … e moriremo. Perché invece non cominciamo a considerarci per quello che siamo veramente: dei santi che peccano occasionalmente? Ricordati: ciò che fai non determina necessariamente ciò che sei; ma è ciò che sei che determina ciò che fai.

  1. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un santo che partecipa alla vocazione celeste” (Ebrei 3:14).

  2. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono concittadino dei santi, membro della famiglia di Dio” (Efesini 2:19).

  3. Il nome di Dio è Jehovah Elyon (lett. L’Eterno Altissimo) (Sal. 7:17; 47;2; Isaia 6:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un cittadino dei cieli, seduto nei luoghi celesti fin da ora” (Filippesi 3:20; Efesini 2:6).

  4. Il nome di Dio è Jehovah Raah (lett. L’Eterno è il mio pastore) (Sal. 23:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un membro del corpo di Cristo” (I Corinzi 12:27; Efesini 5:30).

  5. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un tempio – un’abitazione – di Dio. Il suo Spirito e la Sua vita abitano in me” (I Corinzi 3:16; 6:19).

  6. Il nome di Dio è Jehovah Elyon (lett. L’Eterno Altissimo) (Sal. 7:17; 47;2; Isaia 6:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono uno straniero ed un pellegrino – viaggiatore – di questo mondo nel quale vivo temporaneamente” (I Pietro 2:11).

  7. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono il sale della terra” (Matteo 5:13).

  8. Il nome di Dio è Jehovah Tsedakah (lett. L’Eterno la nostra giustizia) (Ger. 23:6; I Co. 1:30) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono giusto” (Efesini 4:24).

  9. Il nome di Dio è Jehovah Tsedakah (lett. L’Eterno la nostra giustizia) (Ger. 23:6; I Co. 1:30) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono schiavo della giustizia” (Romani 6:18).

  10. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono schiavo di Dio” (Romani 6:22).

  11. Il nome di Dio è El Shaddai (lett. Dio onnipotente) (Geremia 17:1; Esodo 6:2-3) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un prigioniero di Cristo” (Efesini 3:1; 4:1).

  12. Il nome di Dio è LUCE (Salmo 27:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio della luce”.

  13. Il nome di Dio è LUCE (Salmo 27:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio della luce e non delle tenebre” (I Tessalonicesi 5:5).

  14. Il nome di Dio è LUCE (Salmo 27:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono la luce del mondo” (Matteo 5:14).

  15. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio di Dio nato dallo Spirito per mezzo della Parola di Dio”.

  16. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio di Dio; Dio è spiritualmente mio Padre” (Giovanni 1:12; Romani 8:14-15; Galati 3:26; 4:6).

  17. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio di Dio e sarò simile a Cristo quando egli ritornerà” (I Giovanni 3:1,2).

  18. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio di Dio, io sono uno in Cristo” (Galati 3:26, 28).

  19. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono unito al Signore e sono con Lui un solo spirito” (I Corinzi 6:17).

  20. Il nome di Dio è Jehovah Raah (lett. L’Eterno è il mio pastore) (Sal. 23:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono l’amico di Cristo” (Giovanni 15:15).

  21. Il nome di Dio è El Olam (lett. Dio Eterno o Dio d’eternità) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un’espressione della vita di Cristo, perché Egli è la mia vita”. (Colossesi 3:4)

  22. Il nome di Dio è El Olam (lett. Dio Eterno o Dio d’eternità) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono partecipe di Cristo; partecipo nella Sua vita.” (Ebrei 3:14).

  23. Il nome di Dio è El Olam (lett. Dio Eterno o Dio d’eternità) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono una delle pietre viventi di Dio, edificata in Cristo per essere una casa spirituale” (I Pietro 2:5).

  24. Il nome di Dio è El Olam (lett. Dio Eterno o Dio d’eternità) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io faccio parte della vera vite, io sono il canale della vita di Cristo” (Giovanni 15:1, 5).

  25. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono stato scelto e costituito da Cristo perché porti del frutto” (Giovanni 15:16).

  26. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono per grazia un erede di Dio perché sono un figlio di Dio” (Galati 4:6,7).

  27. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono coerede con Cristo, partecipo alla Sua eredità” (Romani 8:17).

  28. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono nascosto con Cristo in Dio” (Colossesi 3:3).

  29. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono membro della razza eletta, del sacerdozio regale, della gente santa, del popolo che appartiene esclusivamente a Dio e che Lui Si è acquistato” (I Pietro 2:9, 10).

  30. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono scelto, eletto da Dio, santo ed amato” (Colossesi 3:12; I Tessalonicesi 1:4).

  31. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono nato da Dio, ed il maligno – il diavolo – non può toccarmi” (I Giovanni 5:18).

  32. Il nome di Dio è Jehovah Nissi (lett. L’Eterno è la mia bandiera) (Esodo 17:15) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un nemico del diavolo” (I Pietro 5:8).

  33. Il nome di Dio è Jehovah (lett. Colui che sono) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io non sono “Colui che sono” (Esodo 3:14; Giovanni 8:24, 28, 58), ma per la grazia di Dio, sono ciò che sono” (I Corinzi 15:10).

Ciò che caratterizza Cristo caratterizza anche noi

Visto che siamo dei santi in Cristo secondo la chiamata dataci da Dio, condividiamo l’eredità di Cristo. Ciò che caratterizza Lui caratterizza anche noi fin d’ora, perché noi siamo in Cristo. Questo fa parte della nostra identità.

ATTENZIONE!

Dobbiamo essere coscienti che un essere, molto attivo in questo mondo, si oppone totalmente al fatto che noi ci consideriamo spiritualmente viventi in Cristo. È chiaro che si tratta di Satana, ossia “l’avversario”, “l’accusatore dei santi”. Egli non può far nulla per intaccare la nostra posizione e la nostra identità in Cristo. Ma, se può ingannarci e farci credere alla sue bugie – che non siamo accettabili agli occhi di Dio e che non conteremo mai niente come cristiani – allora vivremo come se non avessimo una posizione o un’identità in Cristo. La menzogna di Satana circa la nostra identità è la principale arma da lui adoperata contro la nostra crescita e la maturità in Cristo.

Una volta che siamo in Cristo, ognuna delle Sue caratteristiche è perfettamente vera per noi, e noi non possiamo far nulla per renderle più vere. Invece possiamo dare maggior significato a questi attributi e renderli più produttivi nella nostra vita, scegliendo semplicemente di credere a ciò che Dio dice a nostro riguardo. Uno dei mezzi migliori per crescere verso la maturità in Cristo consiste nel ricordarci continuamente chi siamo in Cristo. Consideriamo questa lista quando pensiamo che Satana stia cercando di farci credere che siamo dei miserabili buoni a nulla. Più affermiamo con convinzione che siamo in Cristo, più il nostro comportamento comincerà a riflettere la nostra identità.

In Cristo abbiamo significato, siamo accettati e sicuri.

La nostra preghiera è che Dio marchi ogni singola caratteristica elencata con il ferro incandescente nella nostra mente.

BISOGNA CONOSCERE CON CERTEZZA IL NOME DA INVOCARE

Sta scritto quanto segue:

Romani 10:8-15

8 Ma, che dice ella (la giustizia, che è per la fede)? La parola è presso di te, nella tua bocca, e nel tuo cuore. Quest’è la parola della fede, la qual noi predichiamo.

9 Che se tu confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Iddio l’ha risuscitato da’ morti, sarai salvato. 10 Poichè col cuore si crede a giustizia, e con la bocca si fa confessione a salute. 11 Perciocchè la scrittura dice: Chiunque crede in lui non sarà svergognato.
12 Poichè non vi è distinzione di Giudeo, e di Greco; perciocchè uno stesso è il Signor di tutti, ricco inverso tutti quelli che l’invocano. 13 Imperocchè, chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato.

14 Come adunque invocheranno essi colui, nel quale non hanno creduto? e come crederanno in colui, del quale non hanno udito parlare? e come udiranno, se non v’è chi predichi? 15 E come predicherà altri, se non è mandato? Siccome è scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che evangelizzano la pace, che evangelizzano le cose buone!

 

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II – La Bibbia in breve

– Breve riassunto della Bibbia –

Dio creò l’uomo e lo collocò nel Giardino dell’Eden, nel sud-ovest dell’Asia (che corrisponde circa al centro geografico della porzione di terra più grande della superficie terrestre, indicata dal quadratino nero della seguente mappa).

Mappa - 001

Il centro della superficie terrestre

L’uomo peccò e fallì il compito per cui Dio lo creò. Allora inizia prendere forma il piano di Dio per redimere e ricreare l’uomo con la chiamata ad Abramo per fondare una Nazione attraverso cui questo obiettivo viene raggiunto. Dio fece in modo che Abramo lasciasse Babilonia per raggiungere la terra di Canaan. I discendenti di Abramo mirgrarono in Egitto e lì diventarono Nazione.

Mappa - 002

Il centro dell’emisfero orientale

Quattrocento anni dopo, essi vennero condotti fuori d’Egitto, sotto la guida di Mosè, di nuovo nella terra promessa, in Canaan, e quivi, nel corso di circa 400-500 anni, sotto il governo di Davide e Salomone, questa nazione divenne un potente regno.

Alla fine del governo di re Salomone, il regno si divise:

  • la parte settentrionale, composta di 10 tribù, chiamata Israele, durò ancora 200 anni e venne ridotta in schiavitù dagli Assiri nel 721 A.C.;
  • la parte meridionale, chiamata Giuda, sopravvisse all’altra di circa 100 anni e venne condotta in cattività a Babilonia verso il 600 A.C. Un rimanente della nazione che era stata schiava ritornò alla propria terra nel 546 A.C., riprendendo la propria vita come entità nazionale.

Mappa - 003B

Babilonia ed Egitto

Ben presto l’Antico Testamento (A.T.) si chiude e 400 anni dopo “si fece carne la Parola di Dio”, ossia Gesù, il Figlio di Dio, il Messia annunziato nell’A.T. ed attraverso il quale l’uomo doveva essere redento e riportato alla sua condizione originale. Egli compì la sua opera morendo sulla croce e versando il Suo sangue per i peccati dell’uomo; alla Sua resurrezione diede ordine ai discepoli di annunziare a tutte le nazioni la storia della Sua vita e della Sua potenza redentrice.

Mappa - 004B

L’Impero Romano

Gli Apostoli si sparsero annunciando la Buona Novella in ogni direzione, principalmente verso occidente, attraverso l’Asia Minore e la Grecia, fino a Roma, lungo la spina dorsale dell’Impero Romano che allora comprendeva tutto il mondo civile conosciuto (l’Antico Mondo).

Con l’opera dell’umana redenzione così cominciata, si chiude il Nuovo Testamento (N.T.).

 

 

I libri della Bibbia si dividono in sette gruppi:

  •  ANTICO TESTAMENTO (A.T.)
    • 17 libri Storici,
    • 5 libri Poetici,
    • 17 libri Profetici.
  • NUOVO TESTAMENTO (N.T.)
    • 4 Evangeli,
    • 1 libro Storico: Atti degli Apostoli,
    • 21 Epistole,
    • 1 libro Profetico: l’Apocalisse.

e precisamente:

LIBRI

DESCRIZIONE

Storici:

Ascesa e caduta del popolo ebraico.

Poetici:

Produzione letteraria dell’epoca d’oro della Nazione.

Profetici:

Produzione letteraria dei giorni cattivi della Nazione.

Evangeli:

L’Uomo sorto dalla Nazione, ovvero il Messia.

Atti:

La Chiesa e la diffusione dell’Evangelo tra le nazioni.

Epistole:

I Suoi insegnamenti ed i Suoi princìpi.

Apocalisse:

Previsione del Suo dominio universale.

 

L’Antico Tesamento Ebraico contiene esattamente gli stessi libri inclusi nell’Antico Testamento di edizione evangelica, ma con una diversa sistemazione:

“La Legge”

(5 Libri)

Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
“I Profeti”

(8 Libri)

4 Anteriori: Giosuè, Giudici, Samuele, Re.

4 Posteriori: Isaia, Geremia, Ezechiele, i Dodici Minori.

“Gli Scritti”

(11 Libri)

3 Poetici: Salmi, Proverbi, Giobbe.

5 Rotoli: Cantico de’ Cantici, Ruth, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester.

3 Libri: Daniele, Esdra-Neemia, Cronache.

Formulando dei due libri di Samuele uno solo, e facendo altrettanto per i libri dei Re, delle Cronache, Esdra, Neemia ed i Dodici Profeti Minori, questi 24 libri corrispondono ai 39 contenuti nelle nostre Bibbie.  Giuseppe Flavio riduce inoltre il loro numero a 22 per farli corrispondere alle lettere dell’alfabeto ebraico, unendo Ruth con Giudici, e Lamentazioni con Geremia.

I Cinque Rotoli venivano letti ogni anno alle Feste:

  • Il Cantico dei Cantici, alla Pasqua Giudaica, con riferimento allegorico all’Esodo.
  • Il Libro di Ruth, a Pentecoste, per celebrare il raccolto.
  • Ester, al Purim, per commemorare la liberazione da Haman.
  • Ecclesiaste, alla Festa dei Tabernacoli, che era la più gioiosa ricorrenza giudaica.
  • Le Lamentazioni, il nono giorno di Ab, per commemorare la distruzione di Gerusalemme.

Nella versione detta dei LXX (Settanta), i libri dell’Antico Testamento subìvano una nuova classificazione a seconda dell’argomento trattato. Le nostre versioni della Bibbia seguono quest’ordine come esso è giunto sino a noi.

 

 

 

I 39 libri dell’Antico Testamento

17 STORICI 5 POETICI 17 PROFETICI
Genesi

Esodo

Levitico

Numeri

Deuteronomio

Giosuè

Giudici

Ruth

1 Samuele

2 Samuele

1 Re

2 Re

1 Cronache

2 Cronache

Esdra

Neemia

Ester

Giobbe

Salmi

Proverbi

Ecclesiaste

Cantico dei Cantici

Isaia

Geremia

Lamentazioni

Ezechiele

Daniele

Osea

Gioele

Amos

Abdia

Giona

Michea

Nahum

Habacuc

Sofonia

Aggeo

Zaccaria

Malachia

 

 

I 27 libri del Nuovo Testamento

4 EVANGELI STORIA 21 EPISTOLE PROFEZIA
Matteo

Marco

Luca

Giovanni

Atti degli Apostoli Romani

1 Corinzi

2 Corinzi

Galati

Efesini

Filippesi

Colossesi

1 Tessalonicesi

2 Tessalonicesi

1 Timoteo

2 Timoteo

Tito

Filemone

Ebrei

Giacomo

1 Pietro

2 Pietro

1 Giovanni

2 Giovanni

3 Giovanni

Giuda

Apocalisse

 

 

 

Argomento o pensiero dominante di ciascun libro della Bibbia

 Alcuni libri presentano un solo argomento; altri ne trattano diversi.

Nr.

Libro

Argomento/i trattato/i

1

Genesi

Fondazione della Nazione Ebraica

2

Esodo

Patto con la Nazione Ebraica

3

Levitico

Leggi della Nazione Ebraica

4

Numeri

Viaggio verso la Terra Promessa

5

Deuteronomio

Leggi della Nazione Ebraica

6

Giosuè

Conquista di Canaan

7

Giudici

Primi 300 anni nella Terra Promessa

8

Ruth

Inizio della Famiglia Messianica di Davide

9

1 Samuele

Organizzazione del Regno

10

2 Samuele

Regno di Davide

11

1 Re

Divisione del Regno

12

2 Re

Storia del Regno

13

1 Cronache

Regno di Davide

14

2 Cronache

Storia del Regno del Sud

15

Esdra

Ritorno dalla Cattività

16

Neemia

Ricostruzione di Gerusalemme

17

Ester

Israele scampa allo sterminio

18

Giobbe

Il Problema della Prova e della Sofferenza

19

Salmi

L’Innario del Popolo d’Israele

20

Proverbi

Saggezza di re Salomone

21

Ecclesiaste

Vanità della vita terrena

22

Cantico dei Cantici

Esaltazione dell’Amore Coniugale

23

Isaia

Il Profeta Messianico

24

Geremia

Ultimo tentativo di salvare Gerusalemme

25

Lamentazioni

Cordoglio per la desolazione di Gerusalemme

26

Ezechiele

E conosceranno che Io sono l’Eterno”

27

Daniele

Il Profeta in Babilonia

28

Osea

Apostasia d’Israele

29

Gioele

Predicazione dell’Epoca dello Spirito Santo

30

Amos

Regno universale finale di Davide

31

Abdia

Distruzione di Edom

32

Giona

Missione di Perdono a Ninive

33

Michea

Betlemme scelta per la nascita del Messia

34

Nahum

Distruzione di Ninive

35

Habacuc

Il giusto vivrà per fede”

36

Sofonia

Avvento di “labbra pure”

37

Aggeo

Ricostruzione del Tempio

38

Zaccaria

Ricostruzione del Tempio

39

Malachia

Ultimo Mssaggio ad un popolo disubbediente

40

Matteo

Gesù, il Messia

41

Marco

Gesù, il Meraviglioso

42

Luca

Gesù, il Figlio dell’Uomo

43

Giovanni

Gesù, il Figlio di Dio

44

Atti degli Apostoli

Formazione della Chiesa

45

Romani

Natura dell’Opera di Cristo

46

1 Corinzi

Disordini vari nella Chiesa

47

2 Corinzi

Paolo difende il proprio apostolato

48

Galati

Per la Grazia, non per la Legge

49

Efesini

Unità della Chiesa

50

Filippesi

Epistola Missionaria

51

Colossesi

Divinità di Gesù

52

1 Tessalonicesi

Seconda Venuta del Signore

53

2 Tessalonicesi

Seconda Venuta del Signore

54

1 Timoteo

Cura della Chiesa di Efeso

55

2 Timoteo

Parole finali di Paolo

56

Tito

Le Chiese di Creta

57

Filemone

Conversione di uno schiavo fuggito

58

Ebrei

Cristo, Mediatore di un Nuovo Patto

59

Giacomo

Le buone opere

60

1 Pietro

Ad una Chiesa perseguitata

61

2 Pietro

Predizione dell’Apostasia

62

1 Giovanni

L’Amore

63

2 Giovanni

Guardarsi dai falsi dottori

64

3 Giovanni

I collaboratori di Giovanni respinti

65

Giuda

L’Apostasia imminente

66

Apocalisse (o “La rivelazione di Gesù Cristo”)

Trionfo finale di Cristo

 

 

 

La Bibbia letta

La Bibbia in mp3:
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/p/bibbia-in-mp3.html

La Bibbia in capitoli:

http://ruth.altervista.org/filesbibbia.html

 

Dimensioni relative dei libri della Bibbia

Ci sono 1189 capitoli in tutta la Bibbia:

  • 929 capitoli nell’Antico Testamento;
  • 260 capitoli nel Nuovo Testamento.

Il capitolo più lungo è il Salmo 119. Il capitolo più breve è il Salmo 117, che tra l’altro è quello di mezzo nella Bibbia.

Il versetto più lungo è Ester 8:9. Il versetto più breve è Giovanni 11:35.

Dato che i capitoli variano in lungezza, le dimensioni relative dei libri della Bibbia sono indicate dai numeri di pagina medi di cui sono composti piuttosto che dal numero di capitoli. Questa tabella, realizzata da una Bibbia di 1281 pagine, mostra le dimensioni relative dei libri della Bibbia:

LIBRO

CAPITOLI

PAGINE

Genesi

50

58

Esodo

40

49

Levitico

27

36

Numeri

36

51

Deuteronomio

34

48

Giosuè

24

29

Giudici

21

30

Ruth

4

4

1 Samuele

31

38

2 Samuele

24

32

1 Re

22

36

2 Re

25

35

1 Cronache

29

33

2 Cronache

36

40

Esdra

10

12

Nehemia

13

17

Ester

10

9

Giobbe

42

40

Salmi

150

98

Proverbi

31

34

Ecclesiaste

12

9

Cantico dei Cantici

8

6

Isaia

66

57

Geremia

52

65

Lamentazioni

5

7

Ezechiele

48

59

Daniele

12

18

Osea

14

8

Gioele

3

3

Amos

9

6

Abdia

1

1

Giona

4

2

Michea

7

5

Nahum

3

2

Habacuc

3

3

Sofonia

3

3

Aggeo

2

2

Zaccaria

14

10

Malachia

4

3

Matteo

28

37

Marco

16

23

Luca

24

40

Giovanni

21

29

Atti degli Apostoli

28

38

Romani

16

15

1 Corinzi

16

14

2 Corinzi

13

10

Galati

6

5

Efesini

6

5

Filippesi

4

4

Colossesi

4

4

1 Tessalonicesi

5

3

2 Tessalonicesi

3

2

1 Timoteo

6

4

2 Timoteo

4

3

Tito

3

2

Filemone

1

1

Ebrei

13

12

Giacomo

5

4

1 Pietro

5

4

2 Pietro

3

3

1 Giovanni

5

4

2 Giovanni

1

1

3 Giovanni

1

1

Giuda

1

1

Apocalisse

22

19

Inoltre, nella suddetta copia della Bibbia, abbiamo:

  • L’Antico Testamento è costituito da 993 pagine.
  • Il Nuovo Testamento è costituito da 288 pagine.
  • I libri storici sono costituiti da 552 pagine.
  • I libri poetici sono costituiti da 187 pagine.
  • I libri profetici sono costituiti da 254 pagine.
  • Il Pentateuco è costituito da 237 pagine.
  • I Vangeli sono costituiti da 129 pagine.
  • Le Epistole sono costituite da 102 pagine.

 

 

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I – La Bibbia, ossia La Parola di Dio.

Bibbia

– La Bibbia è la Parola di Dio –

Tralasciando tutte le teorie sull’ispirazione e sulla maniera nella quale tutti i libri della Bibbia sono pervenuti alla loro attuale forma, o ancora su quanto il testo originale abbia sofferto attraverso la trascrizione per mano di compilatori e copisti, non tenendo conto, dicevo, del cosa sia da interpretarsi letteralmente o figuratamente, di quello che è storico e di quello che invece è poetico, se noi prendiamo la Bibbia quale essa è, studiandone i libri per conoscerne il contenuto, vi troveremo una unità di pensiero indicanteci come una unica mente abbia ispirato la stesura e la complilazione dell’intera serie di libri, e come essa rechi l’impronta del suo Autore, come essa sia cioè, in un senso ben unico e preciso, LA PAROLA DI DIO.

Ai giorni nostri è abbastanza diffusa in alcuni circoli intellettuali l’opinione che la Bibbia sia una specie di storia della ricerca di Dio attraverso i tempi da parte dell’uomo. La narrazione cioè delle esperienze dell’uomo che cerca di raggiungere questo Dio e che gradualmente migliora le sue idee intorno a Lui, edificando sulle esperienze delle precedenti generazioni. In quei passi, tanto frequenti nella Bibbia, dove viene detto che Iddio parlò, secondo questa tesi particolare Iddio non parlò realmente, ma furono piuttosto gli uomini che espressero col linguaggio le proprie idee, sostenendo che fosse il linguaggio di Dio, mentre si trattava in realtà soltanto di ciò che gli uomini immaginavano intorno a Dio. La Bibbia viene così ridotta al livello degli altri libri, facendola quindi apparire non come un libro divino, bensì come un libro scritto dall’uomo e che abbia solo la pretesa di essere divino.

Noi respingiamo completamente questo punto di vista, perché crediamo che la Bibbia sia non il racconto degli sforzi dell’uomo per trovare Iddio, ma piuttosto la narrazione dell’amore che Dio ha avuto per rivelarsi all’uomo: è la storia dei Suoi rapporti con l’uomo, nella sua rivelazione mostrata al genere umano; è la volontà del Creatore rivelata all’uomo dal Creatore stesso, per istruirlo e guidarlo lungo la Via della Vita.

I libri della Bibbia sono stati composti da scrittori umani; addirittura non si sa neanche l’identità di alcuni di questi scrittori. Inoltre non si sa proprio come Dio abbia spinto a scrivere questi scrittori, ma di sicuro viene esposto come Dio li guidò e questi libri debbono essere esattamente ciò che Dio abbia voluto da essi.

Esiste una differenza tra la Bibbia e tutti gli altri libri. Degli scrittori possono chiedere l’aiuto e la guida di Dio ed ottenerli, ed infatti vi sono nel mondo molti buoni libri scritti da autori che hanno ricevuto l’ausilio divino. Ma nonostante ciò persino il più santo degli autori non avrebbe la presunzione di affermare che i suoi libri siano stati scritti da Dio, cosa che viene affermata invece per la Bibbia. Iddio stesso ha sovrinteso, diretto e dettato la forma nella quale questi libri sono stati scritti, e gli autori erano sotto il controllo di Dio. La Bibbia è la PAROLA DI DIO in una forma tale per cui nessun altro libro al mondo è la Parola di Dio.

Alcune espressioni bibliche sono probabilmente, in quanto presentate in linguaggio di tempi antichi, “antiche figure del pensiero” per indicare idee che oggi esprimeremmo in altra maniera. Ma nonostante ciò la Bibbia contiene esattamente le cose che Dio voleva far conoscere all’uomo, e proprio nella forma come vuole che noi le conosciamo. E fino alla fine dei tempi questo vecchio, caro libro, sarà l’unica risposta alla ricerca che l’umanità compie di Dio.

La Bibbia è stata scritta da molti scrittori, attraverso un periodo di molti secoli, e pur tuttavia è un libro unitario; essa è in sè stessa il grande miracolo di tutti i secoli che evidenzia la prova della propria origine sovrumana.

Tutti dovrebbero amare la Bibbia, tutti dovrebbero esserne dei lettori assidui, tutti dovrebbero sforzarsi di vivere secondo i suoi insegnamenti. La Bibbia dovrebbe occupare il primo posto nella vita e nell’opera di ogni chiesa e di ogni pulpito. L’UNICO COMPITO DEL PULPITO CRISTIANO E’ APPUNTO LA SEMPLICE ESPOSIZIONE DEGLI INSEGNAMENTI DELLA PAROLA DI DIO.

 

 

Cristo, centro e cuore della Bibbia

L’Antico Testamento è la Storia di una promessa per una Nazione.

Il Nuovo Testamento è la Storia della realizazione di questa promessa: un Uomo (il Cristo = il Messia).

Questa Nazione venne fondata ed allevata da Dio per portare nel mondo quest’Uomo.

Dio stesso divenne uomo per dare al genere umano un’idea concreta, tangibile e definita del tipo di persona a cui dobbiamo pensare quando pensiamo a Dio. Iddio ha lo stesso carattere di Gesù. Gesù era Dio incarnato nella forma umana.

 La Sua apparizione sulla terra è l’avvenimento centrale di tutta la storia, ed il Vecchio Testamento prepara la scena che il Nuovo descriverà.

Come uomo Egli visse la vita straordinariamente più edificante che sia mai stata conosciuta. Egli è l’uomo più buono, mansueto, gentile, paziente e comprensivo che sia mai vissuto. Amava le persone e detestava vederle sotto la schiavitù del maligno; amava perdonare, amava aiutare. Compì dei miracoli meravigliosi. Le moltitudini stanche, affrante ai dolori e con il cuore turbato, venivano a Lui  e trovavano guarigione e sollievo. Di lui viene detto, e non lo si dice per nessun altro, che se si scrivessero tutti gli atti di bontà e potenza da Lui compiuti, il mondo non riuscirebbe a contenerne i libri. Tale uomo era Gesù e tale tipo di persona è Dio.

Egli morì sulla croce per cancellare il peccato dal mondo: per divenire il Redentore ed il Salvatore del popolo che Dio ha eletto, comprato ed appartato per sé avanti la fondazione del mondo.

Risuscitò dai morti: ora è vivente, non semplicemente come personaggio storico, ma come persona reale; e questo è il fatto più importante della storia umana e la forza più vitale del mondo al giorno d’oggi.

L’intera Bibbia è fondata su questa meravigliosa storia di Cristo e sulla Sua promessa di Vita Eterna per coloro che l’accettano. L’unico scopo per cui la Bibbia è stata scritta è che gli uomini possano credere, comprendere, conoscere, amare e seguire Cristo.

Cristo, centro e cuore della storia, deve essere il centro ed il cuore della nostra vita; il nostro destino eterno è nelle sue mani. A seconda che noi accettiamo o rifiutiamo questo Signore, conosciamo la nostra gloria eterna o la nostra eterna rovina, conosciamo se il nostro futuro sarà in cielo o all’inferno, questo o quello.

La decisione più importante che noi siamo chiamati a prendere è quella di stabilire, una volta per tutte, quale sia il nostro atteggiamento verso Cristo. É da ciò che dipende ogni cosa.

É veramente magnifico essere cristiani; è il più alto privilegio del genere umano. Accettare Cristo come Salvatore e Signore, e lottare sinceramente e con fedeltà per seguirlo nella Via della Vita che Egli ci ha insegnato, è certamente di gran lunga la maniera di vivere più sensata e soddisfacente: significa pace, tranquillità dello spirito, allegrezza del cuore, perdono, felicità, speranza, vita: vita ora E quì, in questa terra, vita abbondante, vita che non vedrà mai fine.

Come si può essere tanto ciechi o insensibili, da trascorrere una vita per poi affrontare la morte senza la speranza cristiana? Se escludiamo Cristo, che cosa c’è, sia per questo mondo che per l’altro, che renda questa vita degna d’essere vissuta? Noi tutti dobbiamo morire, perché dunque cercare di riderne? La cosa più naturale sembrerebbe perciò, per ogni essere umano, accogliere Cristo con tutto il cuore e considerare il nome di cristiano come il privilegio più ambito di questa vita.

In ultima analisi, la cosa più bella e più cara di questa vita è possedere la consapevolezza, nei più profondi recessi del nostro io, di vivere per Cristo.

 

 

Cosa dice la Bibbia di sè stessa

  • “Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te” (Salmo 119:11).
  • 16 Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera” (II Timoteo 3:16-17).
  • “Ma Gesù, rispondendo, disse loro: Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio” (Matteo 22:29).
  • “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»” (Luca 21:33).
  • 19 Noi abbiamo anche la parola profetica più certa a cui fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori, 20 sapendo prima questo: che nessuna profezia della Scrittura è soggetta a particolare interpretazione. 21 Nessuna profezia infatti è mai proceduta da volontà d’uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché spinti dallo Spirito Santo” (II Pietro 1:19-21).
  • “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105).
  • “Ogni parola di Dio è raffinata col fuoco. Egli è uno scudo per chi si rifugia in lui” (Proverbi 30:5).
  • “Non aggiungerete nulla a quanto vi comando e non toglierete nulla, ma impegnatevi ad osservare i comandamenti dell’Eterno, il vostro DIO, che io vi prescrivo” (Deuteronomio 4:2).
  • 16 «Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniarvi queste cose nelle chiese. Io sono la Radice e la progenie di Davide, la lucente stella del mattino». 17 E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. 18 Io dichiaro ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro che, se qualcuno aggiunge a queste cose, Dio manderà su di lui le piaghe descritte in questo libro. 19 E se alcuno toglie dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dal libro della vita dalla santa città e dalle cose descritte in questo libro” (Apocalisse 22:16-19).

 

 

Pensieri famosi sulla Bibbia

Abramo Lincoln: “Io credo che la Bibbia sia il miglior dono che Iddio abbia mai fatto all’uomo. Tutto il bene che emana dal Salvatore del mondo ci giunge attraverso questo libro”.

George Washington: “È impossibile governare rettamente il mondo senza Dio e la Bibbia”.

Napoleone: “La Bibbia non è un semplice libro, ma una creatura vivente dotata di una potenza che conquista tutto ciò che le si oppone”.

William Gladstone: “Ho conosciuto novantacinque dei più grandi uomini del mio tempo, e di questi, ottantasette erano seguaci della Bibbia”.

San Francesco: “Nessuno mi mostrava ciò che dovessi fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovessi vivere secondo la forma del Santo Vangelo”.

Thomas Carlyle: “La Bibbia è la più alta espressione della verità che sia fluita, con le lettere dell’alfabeto, dall’anima dell’uomo, ed attraverso la quale, come attraverso una finestra divinamente aperta, tutti gli uomini possono guardare nell’Eternità ed intravedere la loro patria lontana, da lungo dimenticata”.

John Ruskin: “Qualunque sia il merito su ogni cosa che abbia scritto è semplicemente dovuto al fatto che, quando ero bambino, mia mamma giornalmente mi leggeva una parte della Bibbia e giornalmente imparavo col cuore una parte di essa”.

Emanuele Kant: “L’esistenza della Bibbia, quale libro per il popolo, è il più grande beneficio di cui la razza umana abbia mai goduto, e qualsiasi tentativo di sminuirla è un delitto contro l’umanità”.

Goethe: “Lasciate che la cultura della mente continui nel suo cammino, che le scienze naturali facciano progressi in ampiezza e profondità e che la mente umana si allarghi quanto desidera, ma al di là dell’elevazione e cultura morale del cristianesimo, quale la vediamo brillare nel Vangelo, essa non potrà mai andare”.

Camillo Benso, conte di Cavour: “L’ho letta e profondamente meditata da tre anni. Non potrei dirle abbastanza quanto io sono stato colpito dalla divinità della morale dell’Evangelo, che lascia ad una distanza infinita tutto quel che gli uomini hanno potuto immaginare”.

U. S. Grant: “La Bibbia è il foglio-ancora delle nostre libertà”.

Orazio Greeley: “È impossibile schiavizzare mentalmente o socialmente coloro che leggono la Bibbia. I principi della Bibbia sono le fondamenta della libertà umana”.

Andrew Jackson: “Quel libro, signore, è la roccia su cui si poggia la nostra repubblica”

Robert E. Lee: “In tutte le mie perplessità ed afflizioni, la Bibbia non ha mai fallito di darmi luce e forza”.

Thomas Huxley: “La Bibbia è la Magna Charta dei poveri e degli oppressi, ed il genere umano non si trova in condizione di poterne fare a meno”.

Henry Ward Beecher: “Gettate la Bibbia in fondo all’oceano e gli obblighi dell’uomo verso Dio resterebbero immutati; avrebbe ancora lo stesso sentiero da percorrere, solo che ora gli mancherebbero la sua lampada e la sua guida; avrebbe ancora lo stesso viaggio da compiere, solo che ora non avrebbe più con sé la sua bussola e la sua mappa”.

Lord Tennyson: “La lettura della Bibbia è di per sé stessa una forma di educazione”.

John Quincy Adams: “La mia venerazione per la Bibbia è tanto grande che quanto prima i miei figli cominceranno a leggere la Bibbia, tanto più sicura sarà la mia speranza che essi divengano dei cittadini utili al loro paese e membri rispettabili della società. E’ mia abitudine oramai da anni, leggere la Bibbia per intero ogni anno”.

Charles Dickens: “Il Nuovo Testamento è il miglior libro che sia o sarà mai conosciuto al mondo”.

Charles A. Dana: “Il grandioso e vecchio Libro rimane in piedi; ed in questa vecchia terra, più le sue pagine vengono girate e meditate, più sosterrà ed illustrerà le pagine della Sacra Parola”.

Sir William Herschel: “Tutte le scoperte umane sembrano essere fatte solo con lo scopo di confermare sempre di più le verità contenute nelle Sacre Scritture”.

Isaac Newton: “Nella Bibbia vi sono più segni di autenticità nella Bibbia che in qualunque storia profana”.

Alessandro Manzoni: “S’immagini ogni sentimento di perfezione: esso si trova nel Vangelo; si sublimino i desideri dell’anima la più pura da passioni personali fino al sommo ideale del bello morale: essi non oltrepasseranno la regione del Vangelo e nello stesso tempo non si troverà alcun sentimento di perfezione al quale col Vangelo non si possa assegnare una ragione assoluta e un motivo preponderante legati ugualmente a tutta la rivelazione”.

Daniel Webster: “Se ci fosse qualcosa nei miei pensieri o apprezzamenti, il merito lo attribuisco ai miei genitori per avermi inculcato sin dalla mia infanzia un amore per le Scritture. Se operiamo secondo i principi della Bibbia, il nostro paese procederà da prosperità in prosperità; ma se noi con la nostra prosperità rigettiamo i suoi insegnamenti e la sua autorità, nessun uomo potrà dire in merito ad una catastrofe che ci coglie all’improvviso e seppellisce tutte le nostre glorie in una profonda oscurità”.

W. H. Seward: “L’intera speranza del progresso umano è sostenuta sulla sempre corescente influenza della Bibbia”

Patrick Henry: “La Bibbia vale più di tutti gli altri libri che siano stati stampati”.

Enrico Van Dyke: “Nata in oriente e vesita di abiti e immaginativa orientali, la Bibbia percorre le strade del mondo per entrare in una terra dopo l’altra e trovare la propria casa dovunque. Ha imparato a parlare al cuore dell’uomo in centinaia di lingue; fanciulli ascoltano con meraviglia e con gioia le sue storie, uomini saggi le ponderano come parabole di vita. I malvagi e gli orgogliosi tremano davanti ai suoi moniti, ma per coloro che sono feriti e penitenti essa assume toni di madre. Essa è entrata nei nostri sogni più cari, e così l’amore e l’amicizia, la simpatia, la devozione, il ricordo, la speranza, si ricoprono dei begli abiti del suo parlare pieno di tesori, e nessun uomo che possegga un tale bene è povero e sconsolato. Quando l’orizzonte si fa oscuro e il trermante pellegrino giunge nella valle dell’ombra, egli non ha paura di entrare; presi in mano il bastone e la verga della Scrittura, egli dice al suo amico e compagno: “Addio, ci rivedremo”, ed alla prospettiva di un tale sostegno si avvicina a quel varco solitario come uno che passi dalle tenebre alla luce” (Da “Companionable Books” di Henry Van Dyke, per gentile concessione degli Editori, Charles Scribner’s Sons).

Tratto da: Commentario Biblico Abbreviato di H. H. Halley, Edizioni Centro Biblico – Napoli.

George Müller (1805-1898; fondatore dell’Orfanotrofio di Bristol ed esempio di efficacia della preghiera nei tempi moderni) scrisse:

  • “Il vigore della nostra vita spirituale sarà direttamente proporzionale al posto che la Bibbia occupa nella nostra vita e nei nostri pensieri. Posso solennemente affermare questo in base ai miei cinquantaqua anni di esperienza personale”.
  • “Durante i primi tre anni successivi alla mia conversione trascuravo la Parola di Dio. Ma dal momento in cui ho cominciato ad investigarla con diligenza ne ho ricevuto meravigliose benedizioni”.
  • “Ho letto la Bibbia da un capo all’altro centinaia di volte e con un piacere sempre maggiore. Mi sembra di leggere ogni volta un libro nuovo”.
  • “Le benedizioni scaturite da uno studio continuo e diligente della Bibbia sono state veramente grandi, ed io considero perduto quel giorno in cui non ho potuto trascorrere del tempo con la Parola di Dio”.

Dwight Lyman Moody (1837-1899; grande evangelista di cui Iddio si è servito per la conversione di molte anime in America ed in Europa nel XIX sec.) scrisse:

  • “Pregavo in attesa della fede, pensando che un giorno essa sarebbe discesa colpendomi come un fulmine, ma sembrava che quel giorno non dovesse venire mai. … Un giorno lessi al capitolo decimo dei Romani: “Così la fede vien dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo”. Io avevo chiuso la mia Bibbia cercando la fede; allora aprii la Bibbia e cominciai a studiare. Da quel momento la fede è andata sempre più crescendo”.
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Sette e religioni (parte 5): schema apologetico di sette e/o gruppi religiosi pseudo-cristiani

Articolo in preparazione

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Sette e religioni (parte 4): caratteristiche delle sette o/e dei gruppi religiosi non cristiani o pseudo-cristiani

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

Caratteristiche delle sette e dei gruppi religiosi o pseudo-religiosi di ispirazione Cristiana, o semplicemente gruppi che deviano la mente dei propri membri.

 Gli elementi di seguito descritti possono essere presenti tutti o in parte nel mezzo di questi gruppi.

  • Dà gloria ed onore ad un essere umano o una organizzazione umana.

  • Praticano l’isolamento dal mondo esterno (ossia dalle altre persone), specialmente nella fase iniziale d’indottrinamento. Spingono all’odio dei familiari e delle persone più intime.

  • Convincimento riguardo a determinati argomenti al fine di suscitare reazioni pilotate.

  • Si presenta come unica via di salvezza e di verità.

  • Convince i propri membri che questi sono “eletti” ed hanno una “missione” nel mondo (in genere è una missione di sedurre ed irretire persone per rastrellare soldi), ma inculca al membro del gruppo che per ora non è all’altezza e pertanto deve lavorare sopra la propria persona, svuotandola dei suoi princìpi, convinzioni e pensieri acquisiti fino a quel momento.

  • Ha all’interno una forte gerarchia di valori ed una disciplina e sottomissione ferrea al “capo” o alla “organizzazione”, che da inizialmente sicurezza ai membri, ma li svuota della personalità.

  • Limita e filtra l’uso dei mezzi di comunicazione e dei contatti con le persone.

  • Il “bene” ed il “male” non vengono definiti basandosi completamente sulla Bibbia, ma effettivamente vengono ridefiniti e modellati sulle esigenze del “capo” e/o della “organizzazione”, possibilmente estrapolando passi biblici dal contesto ed adattandoli secondo la loro “tendenza”.

  • C’è sempre una persona umana di riferimento ed effettivamente sono disturbati da coloro che hanno un rapporto personale con Dio “in spirito ed in verità” (la verità descritta nel canone dei libri ispirati della Bibbia).

  • Nascondono e negano gli aspetti negativi del “capo” e/o della “organizzazione”: ci si trova come di fronte ad una sorta di “infallibilità papale”.

  • Si sostiene che ormai Dio non opera più in modo soprannaturale come descritto nella Bibbia, perché siamo ormai in un’altra “dispensazione” (o “era”): l’era glaciale della Chiesa che viene presentata col termine di “era della grazia”, in cui ci si limita a gironzolare per “evangelizzare” e raccogliere gente per ingrandire il gruppo e socializzare. Ogni evento soprannaturale è ormai delegato al diavolo (cfr. cessazionismo).

  • Se sono presenti segni soprannaturali e “prodigi”, in genere sono dei semplici trucchi da stregoni e/o da circo equestre, sono pieni d’inganno e menzogna, ed in ogni caso non glorificano Dio.

  • Parlano di “pentecostalesimo”, segni e prodigi di Dio, di battesimo con lo Spirito Santo, di guarigioni, di sogni, di visioni, di … <tutto quello che vogliono loro>, ma nel loro mezzo nessuno dei membri del gruppo ha sperimentato le opere soprannaturali di Dio (secondo le Sacre Scritture), le opere che Dio ha innanzi ordinato per i suoi santi, e se dicono che hanno sperimentato qualcosa del genere non è conforme alle descrizioni dei segni di Dio secondo la Bibbia.

Ora viene riportato un articolo di un mensile così com’è, senza alterazioni nel testo, pur non condividendo parte del pensiero dell’autore dell’articolo; lo scopo è quello di far riflettere criticamente e con Bibbia alla mano il lettore su quanto viene scritto, su realtà e situazioni che man mano si presentano e che man mano sembrano più o meno buone. Si tiene fermamente presente che “16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.” (II Timoteo 3:16-17) e che quindi nessuno scritto è sostituibile alla giustizia della Bibbia.

COME TI CAMBIO LA MENTE

Ecco alcune tecniche di manipolazione mentale utilizzate dai culti per il condizionamento dei loro seguaci:

ISOLAMENTO

  • Allontanamento dalla comunità sociale e dal contesto familiare, per indurre la perdita di ogni altro punto di riferimento;

  • Senso di superiorità, per spezzare tutti i rapporti precedenti;

  • Bombardamento affettivo (love bombing), per rinsaldare il senso di appartenenza al gruppo;

  • Rimozione della privacy, per impedire l’introspezione individuale;

  • Obbligo di consegnare al gruppo tutti i propri averi, per indurre dipendenza finanziaria.

INDOTTRINAMENTO

  • Rifiuto sistematico dei vecchi valori;

  • Imposizione di letture di difficile comprensione;

  • Incoraggiamento all’obbedienza cieca e al rispetto delle gerarchie;

  • Imposizione di codici di abbigliamento, per accentuare la diversità da tutti gli altri;

  • Induzione di senso del mistero e della partecipazione a un disegno insondabile;

  • Uso di preghiere o formule ripetitive.

MANTENIMENTO

  • Attività fisica prolungata, impegno mentale continuo e privazione del sonno, accompagnati da una dieta poco equilibrata, per creare uno stato di affaticamento e di iperattività agli stress emozionali;

  • Deresponsabilizzazione, per scoraggiare iniziative personali;

  • Pressione psicologica costante da parte degli altri membri, per evitare improvvisi ripensamenti;

  • Induzione di senso di colpa e paura di punizione in caso di dubbi;

  • Abitudine a usare un linguaggio criptico, per rendere più difficile la comunicazione con l’esterno.

Fonte: Ministero dell’Interno, «Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia», febbraio 1998.

(articolo a cura del Ministero dell’Interno, mente & cervello, n. 11, anno II, settembre-ottobre 2004, pag. 21).

Riportiamo ora la seguente tabella utile a discernere sette e gruppi:

Tipo di questione

La fede Cristiana

La fede della setta

Adora, loda, ama e rispetta

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione

Intercessione fra uomo e Dio

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione.

La salvezza si ottiene

Attraverso la fede in Gesù Cristo

Bisogna fare quello che dice un uomo o una organizzazione.

Chi è il capo

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione.

Quando si ha la certezza della salvezza

Già quando si è vivi, mai quando si è morti.

Solo dopo la morte e comunque a discrezione di un uomo o una organizzazione.

La Bibbia è

La Parola di Dio

Un libro scritto da uomini come tutti gli altri e/o può essere la Parola di Dio; pertanto è affiancata dalla dottrina di un uomo e/o di una organizzazione; comunque non la intende in senso letterale.

L’evangelizzazione è

Fondamentale e primaria

Ininfluente di fatto.

Il rapporto con Dio è

Quotidiano e diretto

Quando si “va in chiesa” e/o è mediato da un uomo e/o da una organizzazione.

Fratello è

Chi è nato di nuovo e nel suo cuore ha riconosciuto Dio come Padre.

Gli altri esseri umani e/o tutti gli esseri umani.

Inoltre la Bibbia, nel capitolo 16 del Vangelo di San Marco, dice espressamente:

9 OR Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, della quale avea cacciati sette demoni. 10 Ed ella andò, e l‘annunziò a coloro ch’erano stati con lui, i quali facevan cordoglio, e piangevano. 11 Ed essi, udito ch’egli viveva, e ch’era stato veduto da lei, nol credettero. 12 Ora, dopo queste cose, apparve in altra forma a due di loro, i quali erano in cammino, andando a’ campi. 13 E quelli andarono, e l‘annunziarono agli altri; ma quelli ancora non credettero.
14 Ultimamente, apparve agli undici, mentre erano a tavola; e rimproverò loro la loro incredulità, e durezza di cuore; perciocchè non avean creduto a coloro che l’avean veduto risuscitato. 15 Ed egli disse loro: Andate per tutto il mondo, e predicate l’evangelo ad ogni creatura. 16 Chi avrà creduto, e sarà stato battezzato, sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. 17 Or questi segni accompagneranno coloro che avranno creduto: Cacceranno i demoni nel mio nome; parleranno nuovi linguaggi; 18 torranno via i serpenti; ed avvegnachè abbiano bevuta alcuna cosa mortifera, quella non farà loro alcun nocimento; metteranno le mani sopra gl’infermi, ed essi staranno bene.
19 Il Signore adunque, dopo ch’ebbe lor parlato, fu raccolto nel cielo, e sedette alla destra di Dio. 20 Ed essi, essendo usciti, predicarono in ogni luogo, operando insieme il Signore, e confermando la parola per i segni che seguivano.

Pertanto, se vi trovate di fronte ad una setta o ad un gruppo religioso pseudo-cristiano, sia esso legato direttamente o indirettamente alla religione di stato o meno, ma i cui membri principali non abbiano i requisiti “di coloro che avranno creduto” descritti in questo passo della Bibbia, vi esorto ad uscirvene. Costoro non hanno mai creduto al Gesù Cristo descritto nella Bibbia, ma hanno creduto in un Gesù Cristo messo a punto per ingannare la gente. Costoro sono degli ingannatori, a loro volta ingannati dal diavolo. Costoro sono delle piattole, delle sanguisughe da cui ne ricaverete solo danni. Piuttosto investigate le Scritture da voi stessi a partire dai muri domestici. Risvegliati, tu che dormi, e risorgi da’ morti, e Cristo ti risplenderà. (Efesini 5:14).

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Sette e religioni (parte 3): Religiosi per solidarietà

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

Si riporta l’articolo così com’è, senza alterazioni nel testo, pur non condividendo parte del pensiero dell’autore dell’articolo (in particolare tutto ciò che sia connesso direttamente o indirettamente all’Evoluzionismo); lo scopo è quello di far riflettere criticamente e con Bibbia alla mano il lettore su quanto viene scritto, su realtà e situazioni che man mano si presentano e che man mano sembrano più o meno buone. Si tiene fermamente presente che “16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.” (II Timoteo 3:16-17) e che quindi nessuno scritto è sostituibile alla giustizia della Bibbia.

La Bibbia dice: “Ecco, quant’è buono e quant’è piacevole che fratelli dimorino assieme!” (Salmo 133:1), ma dice anche: “Come nell’acqua il viso risponde al viso, così il cuor dell’uomo risponde al cuore dell’uomo” (Proverbi 27:19). Infatti “C’è un proverbio del mondo che dice ‘Non ti piglio se non ti assomiglio!’. In effetti vedo che gli stolti – che sono proprio tanti! – si pigliano l’un con l’altro, e questo perché si assomigliano, e molto pure: essi hanno in comune infatti la STOLTEZZA. Il savio di cuore invece cerca e si trova bene solo con i savi di cuore; egli infatti cerca la sapienza, e questa non si trova certo nel cuore e sulle labbra degli stolti.” (Giacinto Butindaro).

Dice bene la Sapienza: “Vattene lungi dallo stolto; sulle sue labbra certo non hai trovato scienza” (Proverbi 14:7). In effetti cercare di fare un discorso logico e sano con gli stolti, indurli a riflettere e a discernere il bene dal male, è una perdita di tempo appunto perché sono stolti in quanto rifiutano la correzione e l’istruzione. Sì, la Scrittura ha ragione, bisogna allontanarsi da questa gente, che peraltro abbonda in seno alle Chiese. Beati coloro che si allontanano dagli stolti, ne avranno del bene e non se ne pentiranno mai” (Giacinto Butindaro).

Religiosi per solidarietà

Secondo gli antropologi, la religione si è evoluta per rafforzare la coesione dei gruppi sociali. E i riti, anche i più bizzarri e cruenti, servono a testimoniare il legame dei singoli membri con la loro comunità

di Richard Sosis

 Avevo 15 anni quando andai per la prima volta nella città vecchia di Gerusalemme a visitare il Muro del pianto. Forse fu un presagio della mia futura carriera di antropologo, ma quando mi trovai al cospetto delle antiche pietre, più che da esse fui attratto dalle persone che si trovavano davanti alla struttura. Le donne erano in piedi sotto il sole, rivolte verso il Muro in un atteggiamento di solenne devozione, e indossavano camicie a maniche lunghe, copricapi e pesanti gonne che arrivavano quasi a terra. Anche gli uomini, con le folte barbe, i lunghe soprabiti neri e i cappelli di pelo, sembravano incuranti del calore estivo mentre si chinavano con fervore cantando le lodi di Dio. Chiesi a un amico: «Perché una persona ragionevole dovrebbe indossare abiti invernali per passare il pomeriggio a pregare sotto il sole del deserto?». All’epoca conclusi che non c’era una spiegazione razionale, e che i miei correligionari forse erano un po’ folli.

Soffrire per la religione.  In tutto il mondo esistono riti religiosi che richiedono un considerevole dispendio di tempo o un sacrificio personale. Gli ebrei ortodossi trascorrono ogni giorno ore in preghiera presso il Muro del pianto di Gerusalemme ...

Soffrire per la religione. In tutto il mondo esistono riti religiosi che richiedono un considerevole dispendio di tempo o un sacrificio personale. Gli ebrei ortodossi trascorrono ogni giorno ore in preghiera presso il Muro del pianto di Gerusalemme …

Naturalmente, i comportamenti «strani» non sono propri solo degli ebrei ortodossi: molti atti religiosi appaiono bizzarri. In tutto il mondo, chi è particolarmente devoto tende a distinguersi fisicamente, e quasi ovunque i membri del clero si differenziano dal resto della società per il loro abbigliamento. In molte popolazioni viene praticata anche una forma di alterazione chirurgica. Gli aborigeni dell’Australia eseguono un’operazione rituale sugli adolescenti, inserendo un osso o una pietra nel pene. Ebrei e musulmani sottopongono i neonati maschi alla circoncisione, e in alcune società islamiche le ragazze sono soggette a qualche tipo di mutilazione dei genitali.

... "Durante il festival vegetariano di Phuket, in Thailandia, i «soldati di dio», buddisti di origine cinese compiono atti di autolesionismo, fra cui aspergersi con olio bollente, camminare su carboni ardenti e perforarsi con oggetti appuntiti" ...

… “Durante il festival vegetariano di Phuket, in Thailandia, i «soldati di dio», buddisti di origine cinese compiono atti di autolesionismo, fra cui aspergersi con olio bollente, camminare su carboni ardenti e perforarsi con oggetti appuntiti” …

Popolazioni come i Nuer del Sudan e gli Iatmul della Nuova Guinea impongono agli adolescenti la scarificazione rituale. Le cerimonie di iniziazione sono spesso durissime. Fra i nativi americani, i ragazzi Apache erano costretti a immergersi in acqua gelida, i Luiseño giacevano immobili mentre venivano morsi da orde di formiche e alle ragazze dei Tukuna si strappavano i capelli.

... "E in Bulgaria, nel giorno dell'Epifania, giovani cristiani si tuffano nell'acqua gelida per ripescare un crocifisso" ...

… “E in Bulgaria, nel giorno dell’Epifania, giovani cristiani si tuffano nell’acqua gelida per ripescare un crocifisso” …

Come spiegare, almeno in parte, simili comportamenti? Se gli esseri umani sono razionali, perché dedicano tanto tempo, energie e risorse ad atti che possono essere così dolorosi, o come minimo sgradevoli? Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che la nostra specie pratica comportamenti rituali da almeno 100.000 anni, e in ogni cultura nota esiste qualche forma di religione. La fede continua a prosperare a dispetto dei trionfi del razionalismo scientifico del XX secolo. Negli Stati Uniti, per esempio, la percentuale di praticanti è restata al 40 per cento per tutto il secolo. La fede in Dio (circa il 96 per cento), nell’aldilà (72 per cento), nel paradiso (72) e nell’inferno (58) sono rimaste costanti ed elevate. Perché le pratiche, le istituzioni e le convinzioni religiose continuano a essere una componente essenziale della vita sociale?

Questa domanda mi incuriosisce da anni, e all’inizio la mia formazione antropologica non mi ha aiutato a trovare una risposta. Sono specializzato in una disciplina chiamata ecologia comportamentale umana, che studia gli schemi di adattamento dei comportamenti in relazione al contesto ambientale. Gli studiosi di questo settore ipotizzano che la selezione naturale abbia modellato il sistema nervoso umano perché rispondesse in modo appropriato a situazioni ambientali diverse.

Tutti gli esseri viventi devono scendere a compromessi: impiegare tempo in un’attività impedisce di svolgerne altre che potrebbero favorire la sopravvivenza o il successo riproduttivo. Gli animali che riescono a massimizzare l’acquisizione di risorse massimizzano anche il numero di discendenti.

Gli ecologi comportamentali pensano che la selezione naturale ci abbia dotato di meccanismi decisionali per ottimizzare la capacità di acquisire risorse in varie situazioni: questo è un punto fondamentale della «teoria del procacciamento ottimale». I modelli di ottimizzazione danno previsioni su risposte comportamentali «perfettamente adattate» a partire da alcune condizioni ambientali. Ovviamente, l’adattamento perfetto non è mai raggiunto, poiché gli esseri viventi dispongono raramente di informazioni perfette e gli ambienti sono mutevoli, ma questa ipotesi si è rivelata un ottimo strumento per analizzare una notevole varietà di decisioni.

Ma se gli esseri umani sono «progettati» per ottimizzare la loro capacità di ricavare energia dall’ambiente, perché si dedicano a comportamenti rituali apparentemente controproducenti? Alcune pratiche religiose, come i sacrifici, sono una vera e propria esibizione di spreco di risorse. In termini antropologici, è perfettamente spiegabile perché in un gruppo di cacciatori-raccoglitori il cibo sia diviso fra tutti i componenti; ma perché mai si dovrebbe assegnare una parte delle risorse a un antenato defunto bruciandole su un altare? Una risposta frequente è che è che i praticanti credono nell’efficacia di questi rituali e nei precetti di fede che danno significato alle cerimonie. Ma è una risosta che si morde la coda. Ciò che dobbiamo chiederci è perché la selezione naturale abbia favorito una psicologia che crede nel soprannaturale ed è disposta a dedicarsi alle costose manifestazioni di questa fede.

Sacrificio rituale

Nel XX secolo, l’antropologo Edward B. Taylor, sosteneva che la religione fosse nata da un equivoco da parte dei «primitivi» sulla realtà dei sogni. In pratica, sognare antenati defunti avrebbe indotto queste popolazioni a credere che gli spiriti possano sopravvivere alla morte.

Col tempo, l’antropologia è maturata, abbandonando l’equazione «primitivo uguale irrazionale», e ha cominciato a cercare spiegazioni funzionali della religione. All’inizio del XX secolo, Bronislav Malinowski affermava che la religione nacque «dalle tragedie concrete della vita umana, dal conflitto fra i progetti umani e la realtà». Ma benché la religione possa servire ad alleviare il timore della morte e fornire conforto nella nostra incessante ricerca di risposte, la tesi di Malinowski non spiega l’origine del rito. Stare in piedi sotto il sole del deserto coperti da strati di abiti neri appare una ricetta per accrescere l’ansia, più che alleviarla.

La capacità dei riti di suscitare emozioni associate al soprannaturale è determinante per la loro efficacia nel favorire la solidarietà di gruppo”

Secondo una nuova generazione di antropologi, invece, la stranezza delle pratiche religiose e i loro costi intrinseci sarebbero proprio i tratti fondamentali che contribuiscono al successo della religione come strategia culturale universale e che la selezione naturale ha voluto privilegiare. Per capirne il vantaggio, dobbiamo aver presente il problema adattativo che il comportamento rituale permette di risolvere. William Irons, ecologo comportamentale della Northwestern University, ha proposto che il problema di fondo sia quello di promuovere la cooperazione in seno a una comunità. Irons sostiene che il principale vantaggio adattativo della religione è la sua capacità di facilitare la cooperazione nell’interno di un gruppo in attività come la caccia, la condivisione del cibo, la difesa dagli attacchi e la guerra. Come fa notare Irons, sebbene ognuno tragga beneficio dalla collaborazione collettiva, questo ideale è spesso molto difficile da mettere in pratica, poiché un singolo individuo si avvantaggia ancora di più se fa un pisolino pomeridiano mentre tutti gli altri sono intenti a cooperare. Occorrono quindi dei meccanismi sociali che impediscano ai singoli di sfruttare gli sforzi degli altri senza dare alcun contributo. Secondo Irons, la religione è uno di questi meccanismi.

Accettare una fede comporta una serie di obblighi rituali e comportamenti

Il punto cruciale è che i riti religiosi sono una forma di comunicazione: un concetto che discende dall’osservazione che in molte specie esistono comportamenti standardizzati, «rituali», che servono a comunicare tra membri della stessa specie o tra specie diverse. Per esempio, i maschi di molte specie di uccelli si impegnano in riti di corteggiamento – che includono una varietà di gesti, quali inchinarsi, ondeggiare la testa, agitare le ali e saltellare. L’intuizione di Irons è che le attività religiose siano un segnale di impegno verso gli altri membri del gruppo. Partecipando al rito, l’individuo afferma: «Io mi identifico con il gruppo e credo in ciò che per il gruppo ha valore». Evidenziando l’impegno, il rito risolve il problema dei profittatori e promuove la cooperazione all’interno del gruppo. Ci riesce perché al cuore del problema c’è il concetto di fiducia: un membro deve dimostrare a tutti che contribuirà a procurare il cibo o a difendere la comunità.

Il costo della fiducia

C’è un modo sicuro per ottenere la fiducia. Spesso un animale ha tutto l’interesse a inviare un segnale fasullo, per esempio per simulare le proprie dimensioni, la forza o la bellezza. Un segnale quindi è credibile solo se simularlo è troppo costoso: in pratica, solo se è un handicap. La selezione naturale, in un certo senso, ha favorito l’evoluzione di handicap. C’è una specie di antilope che si mette a saltellare sul posto quando scorge un predatore. Questo comportamento ha dato filo da torcere ai ricercatori per anni: perché mai l’animale spreca energie che potrebbe sfruttare nella fuga? E perché mai dovrebbe rendersi più visibile a qualcuno che vuole mangiarlo? L’antilope sta esibendo al predatore la sua capacità di fuggire. Sta affermando: «Non darti la pena di inseguirmi. Guarda che zampe forti ho, non riuscirai mai a prendermi». E la ragione per cui il predatore ci crede è che il segnale è troppo costoso da simulare. Un’antilope che non fosse abbastanza veloce da mettersi in salvo con la fuga non sprecherebbe energie per questo segnale.

In questo senso, anche il comportamento religioso è un segnale che comporta costi elevati. Indossando abiti pesanti sotto il sole, gli ebrei ortodossi proclamano: «Ehi! Guarda, sono un ebreo haredi. Se anche tu sei un membro di questo gruppo, puoi fidarti di me; altrimenti, perché sarei vestito così?». Ciò che stanno dimostrando è il loro livello di adesione a uno specifico gruppo religioso.

L’accettazione di un certo insieme di credenze religiose comporta una serie di obblighi rituali e di comportamenti. Sebbene a certe pratiche possano essere associati vantaggi fisici o psicologici, il tempo, l’energia e i costi finanziari che esse implicano sono deterrenti efficaci per chiunque non creda agli insegnamenti di quella data religione. I non credenti non hanno alcun incentivo a unirsi a un gruppo religioso o a rimanervi, perché i costi – come pregare tre volte al giorno, mangiare solo alimenti kosher, donare una parte del proprio reddito e così via – sono semplicemente troppo elevati.

Fede estrema.  I musulmani sciiti di Karbala, in Iraq, si feriscono con spade e catene nell'anniversario del martirio di Husain, nipote del Profeta. Il rito era stato vietato durante il regime di Saddam Hussein.

Fede estrema. I musulmani sciiti di Karbala, in Iraq, si feriscono con spade e catene nell’anniversario del martirio di Husain, nipote del Profeta. Il rito era stato vietato durante il regime di Saddam Hussein.

Una previsione della «teoria del segnale costoso» è che i gruppi che impongono ai loro membri gli obblighi rituali più pesanti suscitino i massimi livelli di devozione. Solo i più convinti sono pronti a vestirsi e a comportarsi in modi che li differenziano dal resto della società. I gruppi in cui il livello di impegno è più alto possono anche offrire di più, perché per essi è più facile conseguire i loro scopi collettivi rispetto a gruppi in cui i membri hanno un attaccamento minore. Questa potrebbe essere la spiegazione di un paradosso nel «mercato» religioso: la crescente diffusione delle sette più esigenti. Per esempio, i mormoni, gli avventisti del settimo giorno e i testimoni di Geova, che (fra molte altre cose) rifiutano rispettivamente la caffeina, la carne e le trasfusioni di sangue, hanno avuto di recente una crescita eccezionale. Congregazioni protestanti più permissive, come gli episcopali, i metodisti e i presbiteriani, continuano a perdere fedeli.

La teroria prevede anche che un impegno maggiore si traduca in una più stretta cooperazione all’interno del gruppo. Assieme a Eric Bressler, un giovane ricercatore della McMaster University, ho analizzato le testimonianze documentali di vari gruppi comunitari del XIX secolo. Tutti i gruppi di questo tipo devono fronteggiare il problema di favorire e alimentare la cooperazione, perché i singoli individui possono facilmente approfittare degli sforzi degli altri. Dato che la cooperazione è fondamentale per la sopravvivenza di un gruppo, per misurarla abbiamo utilizzato la longevità delle comunità. In confronto alle comunità laiche, i gruppi religiosi chiedevano di più ai loro membri, esigendo comportamenti quali il celibato, la rinuncia a tutti i beni materiali e il vegetarianesimo. Eppure i gruppi che imponevano obblighi più pesanti ai loro componenti erano anche i più longevi, dato che evidentemente riuscivano a superare le sfide fondamentali della cooperazione. Chiedendo di più, essi riuscivano presumibilmente a suscitare un maggiore fervore e attaccamento all’ideologia e agli scopi condivisi della comunità.

Fede e solidarietà

Volevo verificare questa idea anche in riferimento alle società comunitarie attuali. E i kibbutz che avevo visitato in Israele da ragazzo erano un’opportunità ideale. Per buona parte del loro secolo di storia, queste comunità collettiviste hanno seguito il motto: «Da ciascuno a seconda delle sue capacità, a ciascuno a seconda dei suoi bisogni». La maggior parte degli oltre 270 kibbutz è laica (e spesso antireligiosa per motivi ideologici); meno di 20 hanno orientamento religioso. A causa di un colossale «buco» economico – un debito complessivo equivalente a oltre quattro miliardi di dollari – i kibbutz stanno trasformandosi nel senso di una maggiore privatizzazione e di un collettivismo sempre più ridotto. Quando si venne a sapere del loro enorme passivo, alla fine degli anni ottanta, ben pochi notarono che i kibbutz religiosi erano finanziariamente stabili. Per citare la Federazione del movimento dei kibbutz religiosi, «la posizione economica dei kibbutzim religiosi è solida, ed essi non sono coinvolti nella crisi economica».

Il successo dei kibbutz religiosi è particolarmente interessante se si pensa che molti dei precetti intralciano la produttività. Per esempio, la legge ebraica vieta di mungere le vacche il sabato. Benché i decreti rabbinici oggi consentano la mungitura per evitare di far soffrire gli animali, nei primi anni questo latte non poteva essere venduto. La legge ebraica impone notevoli limitazioni anche alla produttività agricola. Non è permesso mangiare i frutti che crescono nei primi anni di vita di un albero, un campo deve essere lasciato a maggese ogni sette anni, e non si può effettuare il raccolto negli angoli degli appezzamenti perché sono riservati ai poveri. Ma sebbene questi vincoli appaiono nocivi per la produttività, potrebbero essere la chiave del successo economico dei kibbutz religiosi.

Insieme all’economista Bradley Ruffle della Ben Gurion University in Israele, ho deciso di approfondire la questione, ideando un gioco per stabilire se c’erano differenze nella modalità di cooperazione fra i membri dei kibbutz laici e religiosi. Il gioco coinvolge due membri dello stesso kibbutz, ciascuno dei quali è all’oscuro dell’identità dell’altro. Ai due partecipanti viene detto che in una busta, a cui entrambi hanno accesso, vi sono 100 shekel (la valuta israeliana); ognuno dei due dichiara quanto denaro vuole prelevare e tenere per sé. Se la somma delle richieste dei due partecipanti è superiore a 100 shekel, nessuno riceve il denaro. Se invece la somma è inferiore a 100, il denaro che rimane nella busta è aumentato del 50 per cento e diviso equamente, e si va ad aggiungere alla somma che avevano chiesto. Il gioco è un esempio di dilemma relativo a una risorsa comunitaria. Dato che i beni sono accessibili a più persone, la conservazione della risorsa richiede moderazione da parte dei singoli; in altri termini, cooperazione.

Dopo aver applicato correzioni per tener conto di variabili come l’età e la dimensione del kibbutz e il suo livello di privatizzazione, abbiamo osservato che non solo i componenti dei kibbutz religiosi erano più disposti a cooperare rispetto a quelli delle comunità laiche, ma anche che nei primi la cooperazione fra gli uomini era significativamente maggiore di quella fra le donne, mentre nelle seconde non vi erano differenze fra i sessi. Il risultato è comprensibile se consideriamo quale tipo di ritualità e di obblighi venga imposto agli ebrei osservanti. Mentre vari precetti, come mangiare cibi kosher e non lavorare di sabato, valgono per tutti, i riti solo maschili sono per lo più pubblici, mentre quelli solo femminili si svolgono in privato.

In effetti, nessuna delle tre principali osservanze imposte esclusivamente alle donne – compiere un bagno rituale, mettere da parte una porzione di impasto quando si prepara il pane e accendere le candele il sabato e nelle festività – si esegue in pubblico. Non si tratta di riti che dimostrano attaccamento alla comunità; indicano piuttosto un legame alla famiglia. Gli uomini, viceversa, partecipano a cerimonie molto visibili, in particolare la preghiera pubblica, che sono tenuti a compiere tre volte al giorno. Fra gli uomini di un kibbutz, frequentare la sinagoga si correla positivamente al comportamento cooperativo, mentre questo non vale per le donne. La nostra teoria dà dunque un’interpretazione convincente di queste osservazioni.

Religione e coesione.  La frequenza delle visite in sinagoga è correlata a una maggiore cooperazione tra i membri maschi dei kibbutz. Nel test proposto, gli uomini che partecipavano ogni giorno ai riti religiosi hanno fatto le richieste più moderate (in media meno di trenta shekel) in un gioco che mirava a misurare il grado di cooperazione. La correlazione non è valida, invece, per le donne. Questa differenza è consistente con la teoria esposta dall'autore., perché alle donne non è richiesto di eseguire cerimonie pubbliche, e così la loro presenza non è un indice della dedizione al gruppo.

Religione e coesione. La frequenza delle visite in sinagoga è correlata a una maggiore cooperazione tra i membri maschi dei kibbutz. Nel test proposto, gli uomini che partecipavano ogni giorno ai riti religiosi hanno fatto le richieste più moderate (in media meno di trenta shekel) in un gioco che mirava a misurare il grado di cooperazione. La correlazione non è valida, invece, per le donne. Questa differenza è consistente con la teoria esposta dall’autore., perché alle donne non è richiesto di eseguire cerimonie pubbliche, e così la loro presenza non è un indice della dedizione al gruppo.

Credere, obbedire, combattere

Molte altre specie adottano comportamenti rituali che sembrano favorire fiducia e cooperazione. Per esempio, gli antropologi John Watanabe, della Dartmouth University, e Barbara Smuts, della Michigan University, hanno dimostrato che le cerimonie di saluto fra i maschi di babbuino servono per esibire fiducia e buona volontà fra ex rivali. Ma allora perché la ritualità umana è spesso pervasa di mistero e soprannaturale? Scott Atran, dell’Università del Michigan, e Pascal Boyer, della Washington University a St. Louis, hanno fatto notare che i caratteri controintuitivi dei concetti soprannaturali sono più facili da ricordare di quelli ordinari, il che ne facilita la trasmissione culturale. Anche la fede in divinità, spiriti e fantasmi sembra avere un ruolo fondamentale nella capacità della religione di promuovere la cooperazione a lungo termine.

Nel nostro studio sulle comunità del XIX secolo, Eric Bressler e io abbiamo constatato che la forte relazione positiva fra il numero di obblighi costosi imposti a membri e la longevità del gruppo valeva solo per le comunità religiose e non per quelle laiche. Questo risultato ci ha sorpreso, perché gruppi laici come ordini militari e confraternite sembrano in grado di impiegare con successo rituali costosi che favoriscono la cooperazione.

Ma l’ecologo culturale Roy Rappaport ha osservato che, per quanto i riti religiosi e i riti laici possano perseguire un obiettivo simile, quelli religiosi generano paradossalmente più fiducia e legami più forti perché elevano a verità di fede affermazioni non falsificabili che sono al di là di qualunque possibilità di verifica. Dato che affermazioni che contengono elementi soprannaturali, come «Gesù è il figlio di Dio», non possono essere dimostrate né vere né false, i credenti le verificano «emotivamente».

Al contrario dei dogmi religiosi, il motto di un kibbutz tratto dalle opere di Marx non è al di sopra di ogni discussione; può essere messo alla prova, vivendo in base alle sue prescrizioni e distribuendo di conseguenza lavoro e risorse. Ma, via via che la situazione economica dei kibbutz peggiorava, questo aspetto della vita comunitaria è stato messo in discussione, e oggi non è più considerato valido da molti. La capacità dei riti religiosi di suscitare esperienze emotive associate a concetti e simboli soprannaturali duraturi li differenzia dalla ritualità laica e da quella animale, ed è il fattore determinante della loro efficacia nel promuovere e alimentare la cooperazione e i legami in un gruppo.

Le ricerche evoluzionistiche sul comportamento religioso sono appena agli inizi, e restano da affrontare molti quesiti. La teoria del segnale costoso applicata alla ritualità sembra dare qualche risposta, e mi ha permesso di capire meglio le domande che mi ponevo da ragazzo. La verifica del potere esplicativo di questa teoria dovrà essere fornita dalla sua capacità di spiegare i fenomeni religiosi in società diverse. La maggior parte di noi, inclusi gli ebrei ortodossi, non vive in gruppi comunitari. Ma le congregazioni religiose attuali che chiedono molto ai loro membri possono costituire comunità molto solidali: un risultato davvero notevole, dato l’individualismo dei nostri tempi.

Probabilmente, la religione ha avuto la funzione di incentivare l’unione dei credenti di ogni epoca; ma questa unione ha anche un lato oscuro. Se la solidarietà all’interno del gruppo promossa dalla religione è uno dei suoi maggiori vantaggi adattativi, allora è probabile che fin dall’inizio essa abbia avuto un ruolo anche nei confronti fra gruppi. In altri termini, uno dei benefici, per gli individui, della solidarietà entro il gruppo è la capacità dei gruppi uniti di difendersi e competere con altri.

Questa affermazione sembra oggi più vera che mai, e la regione al mondo a cui si applica in maniera più calzante è proprio quella che visitai a 15 anni, e nella quale mi trovo mentre scrivo queste parole. Nel condurre le mie ricerche nel cuore di questa zona di guerra, spero che, comprendendo la profondità del bisogno di religione nella psiche umana, e fino a che punto essa sia un potente adattamento, potremo imparare come promuovere la cooperazione al posto del conflitto.

PER APPROFONDIRE

  • ATRAN S., In God we trust, Oxford University Press, 2002.

  • RAPPAPORT R., Ritual and religion in the making of humanity, Cambridge University Press, 1999.

  • SOSIS R., ALCORTA C., Signaling, solidarity and the sacred: The evolution of religious behaviour, in «Evolutionary Anthropology», vol. 12, pp. 211-239, 2003.

(articolo a cura di Richard Sosis, mente & cervello, n. 12, anno II, novembre-dicembre 2004, pagg. 34-40.

Richard Sosis è professore di antropologia all’Università del Connecticut. Questo articolo è stato originariamente pubblicato su «American Scientist».)

Riti religiosi e legami sociali - fig 28012013

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Sette e religioni (parte 2): Morire per un culto

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

MORIRE PER UN CULTO

  • 9 agosto 1969: Bel Air, California. In una villa di Cielo Drive, quattro seguaci della setta satanica fondata da Charles Manson uccidono cinque persone, tra cui l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, incinta di otto mesi. La notte dopo fanno irruzione in una villa, uccidendo i due occupanti.

  • 18 novembre 1978: Guyana. Nel villaggio di Jonestown si tolgono la vita col cianuro, volontariamente o costretti dagli altri, più di 900 adepti della setta del Tempio del Popolo, compreso il fondatore, il reverendo Jim Jones.

  • 19 settembre 1985: Isola di Mindanao, Filippine. 60 membri della tribù Ata si avvelenano con una mistura a base di pesticida che avrebbe dovuto provocare la visione di Dio. Secondo i superstiti, il loro guru, Datu Mangayanon, era esasperato perché i suoi «poteri magici» non erano bastati a trasformare foglie secche in banconote.

  • 29 agosto 1987: Yonging, Corea del Sud. 32 affiliati a una setta muoiono strangolati o avvelenati con compresse al cianuro; tra i cadaveri, ritrovati all’interno di una fabbrica, anche la fondatrice, Park Soon-Ja, che si faceva chiamare Madre Benevolente e predicava la prossima fine del mondo.

  • 14 dicembre 1990: Tijuana, Messico. Dodici membri del Tempio di Mezzogiorno muoiono nel corso di un rituale religioso dopo aver ingerito una mistura di succo di frutta e alcool industriale. I cadaveri vengono ritrovati disposti in un circolo attorno a una specie di altare, ma non si riesce a stabilire se sia trattato di suicidio o incidente.

  • 19 aprile 1993: Waco, Texas. Sotto gli occhi di milioni di persone che seguono in diretta tv l’assalto degli agenti dell’FBI alla sede della setta, il leader della Chiesa Davidiana, David Koresh, muore in un rogo insieme a oltre 80 seguaci, tra cui molti bambini. Non è ancora chiaro se, come sostengono le autorità, si sia trattato di un incendio appiccato volontariamente dai davidiani, sotto assedio da 51 giorni dopo che alcuni membri avevano ucciso quattro poliziotti che indagavano sulla setta.

  • 11 ottobre 1993: Ta He, Vietnam. 53 abitanti di un remoto villaggio a 300 chilometri da Hanoi, tra cui 19 bambini, si uccidono con rudimentali armi da fuoco per raggiungere la felicità eterna del paradiso promesso dal santone cieco Ca Van Liem.

  • 5 ottobre 1994: Svizzera. Nel corso della stessa notte prendono fuoco due chalet distanti 200 chilometri: il bilancio delle vittime, tutti seguaci dell’Ordine del Tempio del Sole, una setta guidata dal francese Jo DiMambro e dallo svizzero Luc Jouret (anche loro suicidi) è di 48 morti. Contemporaneamente, in Canada brucia un appartamento di Jouret: altre cinque vittime. I seguaci sono convinti che il suicidio servirà a trasportarli nel pianeta «Sirius».

  • 20 marzo 1995: Tokyo, Giappone. Su ordine del loro leader Shoko Asahara, membri della setta Aum Shinrikyo (della Suprema Verità), liberano alcune dosi di Sarin nelle gallerie della metropolitana: 11 morti e oltre 3000 intossicati.

  • 23 dicembre 1995: Grenoble, Francia. In una baita nella foresta, muoiono in un incendio altri 16 adepti del Tempio del Sole; i loro resti sono disposti in modo da formare una stella. Altri cinque affiliati moriranno allo stesso modo a St. Casimir, in Canada, il 22 marzo 1997.

  • 27 marzo 1997: San Diego, California. 39 membri della setta tecnologico-esoterica Heaven’s Gate si uccidono con una bevanda a base di succo di mela, vodka e barbiturici. Il loro suicidio, spiegano in un videomessaggio, serve a liberarsi dei propri «involucri materiali» e a consentire ai rispettivi «corpi astrali», destinati all’immortalità, di essere ospitati su un’astronave celata nella coda della cometa Hale-Bopp.

  • 18 marzo 2000: Kanungu, Uganda. Almeno 500 seguaci di una setta chiamata Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti di Dio, fondata dal predicatore Joseph Kibwetere, muoiono nella loro chiesa dopo essersi apparentemente cosparsi di benzina. Nei giorni seguenti in vari luoghi frequentati dalla setta vengono scoperte altre centinaia di cadaveri, che portano a un migliaio il totale delle vittime. Le indagini accertano che non si è trattato di suicidi di massa, ma di omicidi, legati alla richiesta di ottenere la restituzione del denaro versato alla setta perché, a differenza di quanto annunciato, il 31 dicembre 1999 non c’era stata la fine del mondo.

(tratto dalla pag. 22 del mensile “mente & cervello”, n. II, anno II, settembre-ottobre 2004).

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