OJB – Recensioni

Dalla quarta copertina della Bibbia Giudaica Ortodossa (Antico e Nuovo Patto):

 

“La Bibbia Giudaica Ortodossa ha riportato le radici del solo libro che insegna la via per avere una relazione intima con Dio” (Sid Roth, Messianic Vision).

“Un `dovresti averla’ per chiunque voglia conoscere seriamente la Bibbia …” (Dr. Ralph Winter, presidente della William Carey International University).

“Grazie per questo regalo meraviglioso …” (Rose Price, Jewish Holocaust Survivor-Lecturer, Aron Kodesh, Ft. Lauderdale).

“Non c’è mai stato niente di simile a questa. Credo che non ci sarà un’altra versione della Bibbia in inglese simile a questa fino al ritorno del Messia …” (Yosef Shulam, autore, ricercatore e leader internazionale dei Giudei in Israele).

“Riprende l’ebraicità essenziale ed intrinseca in maniera considerevole ed accurata …” (Chasidic Rabbi Nahum Bar Netzach).

“Riflette miracolosamente l’integrità del testo originale della Bibbia …” (Dr. Charles Harris, docente del Centural Bible College).

“Una parola chiave … avrà un impatto tremendo nel mondo intero …” (Jim Melnick [Lausanne Conference] LCFJE Bulletin).

“La Bibbia autorevole per TUTTI i lettori giudei …” (R. Stanley Berg, cappellano dell’esercito statunitense, U.S. Army).

“Integra bene l’attuale pratica di ortodossia …” (Dr. David M. Hargis, MBI).

 

Dr. Phillip E. Goble è il traduttore della Bibbia Giudaica Ortodossa. È considerato una guida autorevole nel mondo riguardo l’esperienza nel suo campo della teologia. I suoi libri sono citati nei comuni dizionari storici pubblicati dai maggiori editori accademici come Zondervan, Baker Book House ed altri.

AFI – Artists for Israel International Publishers New York, New York – http://www.afii.org

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La Bibbia si rivolge alla Chiesa o a Israele?

Il popolo di Dio: “Chiesa” e/o Israele?

Matteo 1:21 – Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati».

Matteo 2: 6 “E tu, Betlemme terra di Giuda, non sei certo la minima fra i principi di Giuda, perché da te uscirà un capo, che pascerà il mio popolo Israele“».

 

La prima parte di Atti 28 descrive quando Paolo giunse sull’isola di Malta ed accese il fuoco con dei rami secchi raccolti; in questa occasione gli si attaccò la vipera alla mano e tutti si aspettarono di vederlo cadere stecchito, perché pensarono che era un malfattore e invece la vipera non gli fece niente; quindi da quel momento in poi lo considerarono come se fosse un dio; inoltre dopo aver guarito il padre di Publio, il capo dell’isola, vennero tutti lì e Paolo guariva tutti coloro che avevano delle malattie.

Atti 28:1-10

1 Dopo essere giunti in salvo a terra, seppero allora che quell‘isola si chiamava Malta. 2 Gli abitanti del luogo usarono verso di noi una gentilezza non comune, perché accesero un gran fuoco e accolsero tutti per la pioggia che cadeva e per il freddo. 3 Ora mentre Paolo raccoglieva un gran fascio di rami secchi e li posava sul fuoco, a motivo del calore ne uscì una vipera e gli si attaccò alla mano. 4 Quando gli abitanti del luogo videro la serpe che gli pendeva dalla mano, dissero l’un l’altro: «Quest’uomo è certamente un omicida perché, pur essendo scampato dal mare, la giustizia divina non gli permette di sopravvivere». 5 Ma Paolo, scossa la serpe nel fuoco, non ne risentì alcun male. 6 Or essi si aspettavano di vederlo gonfiare o cadere morto all’istante; ma dopo aver lungamente aspettato e vedendo che non gli avveniva nulla di insolito, mutarono parere e cominciarono a dire che egli era un dio. 7 In quei dintorni aveva i suoi poderi il capo dell’isola di nome Publio; egli ci accolse e ci ospitò con tanta cortesia per tre giorni. 8 Or avvenne che il padre di Publio giaceva a letto, malato di febbre e di dissenteria; Paolo andò a trovarlo e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì. 9 Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano delle malattie venivano ed erano guariti; 10 e questi ci colmarono di grandi onori e, quando salpammo, ci fornirono delle cose necessarie.

Dalla lettura di questo passo quello che mi viene in mente è che i segni sono sempre stati così come era stato detto nell’Antico Testamento secondo cui i segni erano per gli ebrei. Quindi, se i segni erano per gli ebrei e queste guarigioni avvenivano anche in altri luoghi, questi qua, che poi vengono considerati “i gentili” acquistati poi dalla “Chiesa” dai più, invece erano ebrei, perché altrimenti la Parola di Dio si contraddirebbe, in quanto se i segni erano solo per gli ebrei, allora anche i credenti descritti nel Nuovo Testamento erano ebrei e precisamente gli ebrei delle tribù perdute che dovevano attraverso i segni rimanerne colpiti e credere, affinché poi ascoltassero l’Evangelo che gli veniva predicato. Quindi i segni, o cosiddetti “miracoli”, non sono per tutti, ma sono solamente per quelli a cui Dio li aveva promessi.

Atti 28 poi continua così:

11 Tre mesi dopo, partimmo su una nave di Alessandria, che aveva svernato nell’isola, avente per insegna Castore e Polluce. 12 Arrivati a Siracusa, vi restammo tre giorni. 13 E di là, costeggiando, arrivammo a Reggio. Il giorno dopo si levò lo scirocco, e in due giorni arrivammo a Pozzuoli. 14 Avendo trovato qui dei fratelli, fummo pregati di rimanere presso di loro sette giorni. E così giungemmo a Roma. 15 Or i fratelli di là, avute nostre notizie, ci vennero incontro fino al Foro Appio e alle Tre Taverne; e Paolo, quando li vide, rese grazie a Dio e prese coraggio. 16 Quando giungemmo a Roma, il centurione consegnò i prigionieri al capitano della guardia; ma a Paolo fu concesso di abitare per conto suo con un soldato di guardia. 17 Tre giorni dopo, Paolo chiamò i capi dei Giudei. Quando furono radunati, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il popolo né contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. 18 Dopo aver esaminato il mio caso, essi volevano liberarmi, perché non vi era in me alcuna colpa degna di morte. 19 Ma poiché i Giudei si opponevano, fui costretto ad appellarmi a Cesare; non che io avessi alcuna accusa da fare contro la mia nazione. 20 Per questa ragione dunque vi ho fatti chiamare per vedervi e per parlarvi, poiché è a motivo della speranza d’Israele che io porto questa catena». 21 Ma essi gli dissero: «Noi non abbiamo ricevuto alcuna lettera a tuo riguardo dalla Giudea, né è venuto alcuno dei fratelli a riferire o a dire alcun male di te. 22 Ma desideriamo sapere da te ciò che pensi perché, quanto a questa setta, ci è noto che ne parlano male ovunque». 23 Avendogli fissato un giorno, vennero in gran numero da lui nel suo alloggio; ed egli, da mattina a sera, esponeva e testimoniava loro del regno di Dio e, tramite la legge di Mosè e i profeti, cercava di persuaderli sulle cose che riguardano Gesù. 24 Alcuni si lasciarono convincere dalle cose dette, ma gli altri rimasero increduli. 25 Or essendo in disaccordo gli uni con gli altri, se ne andarono, ma non prima che Paolo avesse detto queste precise parole: «Lo Spirito Santo ben parlò ai nostri padri per mezzo del profeta Isaia, 26 dicendo: “Va’ da questo popolo e digli: Voi udrete ma non intenderete, guarderete ma non vedrete; 27 infatti il cuore di questo popolo si è indurito, e sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca”. 28 Sappiate dunque che questa salvezza di Dio è mandata ai gentili, ed essi l’ascolteranno!». 29 Quando ebbe dette queste cose, i Giudei se ne andarono avendo tra di loro un’accesa discussione. 30 E Paolo rimase due anni interi nella casa che aveva presa in affitto e accoglieva tutti coloro che venivano da lui, 31 predicando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo con tutta franchezza senza alcun impedimento.

Innanzi tutto si noti che l’apostolo Paolo, nel versetto 20, dice: “è a motivo della speranza d’Israele che io porto questa catena”.

Effettivamente i testi ebraici parlano di “goyim“, che erroneamente nelle traduzioni del Nuovo Testamento viene tradotto con gentili (intendendo questo termine come “i popoli pagani”, “i non ebrei”) invece di nazioni; questi due termini sono diversi.  La parola “goyim” va tradotta ovunque non con “gentili”, ma con “nazioni”. Quindi il versetto 28 sarebbe: “Sappiate dunque che questa salvezza di Dio è mandata alle nazioni, ed essi l’ascolteranno!»”. Questo lo stava dicendo ai giudei che si trovarono a Roma, quando non vollero ascoltare quello che gli diceva di Gesù:

Atti 28:25-27

25 Or essendo in disaccordo gli uni con gli altri, se ne andarono, ma non prima che Paolo avesse detto queste precise parole: «Lo Spirito Santo ben parlò ai nostri padri per mezzo del profeta Isaia, 26 dicendo: “Va’ da questo popolo e digli: Voi udrete ma non intenderete, guarderete ma non vedrete; 27 infatti il cuore di questo popolo si è indurito, e sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca”.

infatti qui sostanzialmente ripete ciò che sta scritto nei passi di Isaia 6:8-10 e Isaia 29:10-14. Con questo stava dicendo ai Giudei che per loro la comprensione non ci sarebbe stata e noi lo sappiamo, perché essi comprenderanno solamente alla fine quando vedranno (salvezza [fede] per visione). Per cui poi Paolo gli dice: “Sappiate dunque che questa salvezza di Dio è mandata [in italiano viene tradotto con: ] ai gentili ed essi l’ascolteranno” mentre invece, siccome il passo riprende un passo dell’Antico Testamento, dove goyim sta proprio per nazioni, ovviamente la dicitura esatta sarebbe: “Sappiate dunque che questa salvezza di Dio è mandata alle nazioni ed esse l’ascolteranno” e noi sappiamo che, quando Dio si rivolgeva alle nazioni, queste erano i dispersi di Israele nelle nazioni. Infatti il Salmo 67:2 dice: “affinché si conosca sulla terra la tua via e la tua salvezza fra tutte le nazioni” [cioè “That Thy Derech may be known upon HaAretz, Thy Yeshuah (salvation) among kol Goyim” – OJB]. Allora non si può tradurre la parola Goyim nell’Antico Testamento come “nazioni” e poi nel Nuovo Testamento magicamente la si trasforma in “gentili”, in modo che così si potesse pensare che la salvezza e tutto ciò che Paolo diceva era rivolto ai “gentili”. Non è così, perché se la parola Goyim si traduce come “nazioni” nell’Antico Testamento, perché qui ovviamente non lo si può tradurre come “gentili” — la dovevano per forza tradurre in maniera corretta — allora è estremamente scorretto che poi venga tradotta come “gentili” invece che come “nazioni” e sappiamo che il Salmo 67 si riferisce ad Israele:

Salmo 67:3-4

3 I popoli ti celebreranno, o DIO, tutti quanti i popoli ti celebreranno. 4 Le nazioni si rallegreranno e giubileranno, perché tu giudicherai i popoli rettamente e condurrai le nazioni sulla terra. (Sela)

Si noti che la parola tradotta nel versetto 4 con “terra” si riferisce a HaAretz, cioè alla Terra promessa per il popolo di Israele.

 

Ora andiamo ad esaminare i seguenti passi, tratti da Romani 2:

Romani 2:9-10, 12

9 Tribolazione e angoscia spetta ad ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima e poi del Greco; 10 ma gloria, onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima e poi al Greco… 12 Infatti tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno pure senza la legge; e tutti quelli che hanno peccato sotto la legge, saranno giudicati secondo la legge,

Romani 2:17-24

17 Ecco, tu ti chiami Giudeo, ti fondi sulla legge e ti glori in Dio, 18 conosci la sua volontà e distingui le cose importanti, essendo ammaestrato dalla legge, 19 e sei convinto di essere guida di ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre, 20 istruttore degli insensati, insegnante dei bambini, avendo la forma della conoscenza e della verità nella legge. 21 Tu dunque che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi che non si deve rubare, rubi? 22 Tu che dici che non si deve commettere adulterio, commetti adulterio? Tu che hai in abominio gli idoli, ne derubi i templi? 23 Tu che ti glori nella legge, disonori Dio trasgredendo la legge? 24 Infatti: «Per causa vostra, come sta scritto, il nome di Dio è bestemmiato fra i gentili».

Si noti che falsità esiste nelle traduzioni. Infatti, se il versetto 9, tradotto in questo modo: “Tribolazione e angoscia spetta ad ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima e poi del Greco;” sembra che giunga “Tribolazione e angoscia” a chiunque faccia del male ai giudei per prima e poi lo faccia ai greci. Il versetto 10 viene tradotto come: “ma gloria, onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima e poi al Greco“. Dio a chi fa il bene? Sembra dapprima al Giudeo, cioè: se fai del bene al Giudeo, ti arriva “gloria onore e pace” e poi, se lo fai al Greco, ti arriva lo stesso; però il bene ti arriva prima se lo fai al Giudeo. Invece la OJB traduce con: “There will be affliction and distress on every living neshamah who brings about what is rah (evil), Yehudi above all and Yevani (Greek) as well”  (cioè: “Tribolazione e angoscia spetta ad ogni anima d’uomo che fa il male, e (ricada) dapprima al Giudeo e poi al Greco“.). Perché “dapprima al Giudeo”?  Perché il Giudeo conosceva i decreti di Dio… E poi al Greco, inteso come Goyim, cioè “quelli che stanno tra le nazioni”, perché, non avendo conosciuto i decreti di Dio fin dall’inizio, ovviamente gli spettano dopo del Giudeo. Prima il giudizio è sul Giudeo, che li conosceva, e poi è sul Greco. Nello stesso modo, però, se fanno del bene, “gloria onore e pace” arrivano dapprima al Giudeo e poi al Greco. Si capisce che differenza di traduzione c’è? È proprio una cosa assolutamente scorretta quella fatta dalle traduzioni. Infatti il versetto 11 dice “Perché presso Dio non v’è parzialità“, perché Dio punisce prima quello che conosce i suoi decreti, se si comporta male, e poi quello che non li conosce. Ma comunque, se si comportano male, li punisce tutti e due. Però, nello stesso modo, “gloria onore e pace” li da dapprima al Giudeo che fa del bene e poi al Greco, perché ovviamente il Giudeo faceva parte del suo popolo. Invece nella traduzione che comunemente viene messa a disposizione si potrebbe pensare che spetta tribolazione e angoscia a chi fa del male al Giudeo. Ecco che il versetto 12 da la conferma; infatti dice che “… e tutti quelli che hanno peccato sotto la legge, saranno giudicati secondo la legge“, pertanto è ovvio che i Giudei saranno giudicati sotto la legge, avendo perpetuato la legge di Dio nel loro caso e quindi accade che la punizione spetta al Giudeo rispetto ad un altro

È come se un genitore dicesse al proprio figlio (il quale conosce le regole dentro casa): “a casa non si fuma”. Supponiamo che il genitore non fosse in casa ed arrivi un amico del figlio; si mettono fumare tutti e due. A questo punto il genitore rientra in casa e allora con chi se la piglia? Con quello che non sa le regole o con suo figlio, che sapeva benissimo che non si fuma in casa e che tra l’altro lo ha permesso pure all’amico. Quindi il genitore chi punirà per prima? … prima di tutti a suo figlio; poi ovviamente se la piglierà pure con quell’altro, perché comunque c’era una regola. Però la traduzione di Romani 2:17-24 sembra fare tutto un altro ragionamento.

Che penso? … vedendo il discorso della lettera ai Romani fatto, non sulla Chiesa, ma su Israele, molte cose cambiano completamente, perché è ovvio che, quando la Scrittura fa il confronto tra i Giudei e i “Goyim” (quindi le nazioni, ovvero i dispersi tra le nazioni) il discorso cambia completamente rispetto a quello comunemente insegnato. È come se Paolo volesse spiegare ai Giudei di Roma che, siccome essi erano tra quelli che mantenevano la legge, non dovevano pensare che sarebbero stati giustificati attraverso le loro opere, ma che è solamente attraverso la legge della fede che sarebbero stati giustificati. Inoltre l’apostolo Paolo voleva far comprendere questo stesso discorso anche alle nazioni, cioè ai dispersi di Israele e lo abbiamo visto nelle profezie, cioè quello che diceva l’apostolo Paolo era affinché le nazioni comprendessero che è solamente attraverso la fede che avrebbero potuto avere la salvezza ed essere cambiati. Quindi l’epistola ai Romani è una lettera in cui l’apostolo Paolo spiega queste cose qui sia ai Giudei che vivevano a Roma che a quelli che non erano Giudei, cioè a quelli che erano i dispersi, per fargli capire come dovevano essere. Dunque i Giudei non dovevano sentirsi superiori; diciamo che la parabola del figliuol prodigo deve essere intesa come se Dio avesse voluto far capire al figlio che gli era rimasto a casa di non sentirsi superiore perché era rimasto a casa; infatti la festa viene fatta quando torna il figliuol prodigo.

Quindi nel Nuovo Testamento viene sempre preso in considerazione il concetto della Chiesa, mentre il confronto è fra le due case, la Casa di Giuda e la Casa d’Israele.

Infatti, se per esempio si considera Romani 4:4-5: “4 Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito; 5 invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è imputata come giustizia [quindi come giustificazione]” si capisce che questo qui è un discorso che sta facendo proprio ai Giudei, per farglielo capire; come per dire: “colui che opera” rappresenta i Giudei, perché andavano avanti per opere (rispetto della legge come opera e non certo per fede in Dio) e quindi ovviamente l’opera fatta in quel modo, ossia senza fede, non gli veniva considerata come grazia, ma addirittura gli veniva messa a conto come un debito, un debito da pagare, da scontare poi. Invece a “colui che non opera” — e qui fa il confronto con gli altri che invece stavano acquisendo la grazia attraverso la fede in Cristo — la sua fede gli viene imputata come giustizia, così come è successo ad Abramo. Quindi abbiamo tutto un confronto tra loro due. Infatti dice poi: “Beati coloro le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti” (Romani 4:7), perché certo quelli saranno beati, in quanto santificati e quindi graziati da Dio.

Se la lettera di Paolo ai Romani, visto che viene subito dopo Atti, venisse letta dopo aver letto il capitolo 28 di Atti, ci si rende conto che trattano ambedue in modo equivalente dello stesso insegnamento. In Atti 20 abbiamo visto che l’apostolo Paolo fa quel discorso ai Giudei che non volevano credergli e quindi si comportavano in quel modo; la lettera ai Romani, che è consequenziale ad Atti, è tutta una spiegazione che viene proprio dall’atteggiamento che questi Giudei increduli, che stavano a Roma, tenevano nei confronti degli altri che credettero, che addirittura chiamavano “setta”. Invece la “setta” a cui si riferivano erano proprio quelli che stavano credendo nel Messia. È tutta una conseguenza, ma tutto un confronto tra i due tipi di Ebrei, esattamente come ce lo abbiamo avuto tra “le due sorelle” nell’Antico Testamento; qui invece ce lo abbiamo come se fosse tra i due fratelli.

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Una considerazione sulla lingua della Bibbia e sul vero significato delle parole

Leggendo su internet una meditazione sul Salmo 145:18

“L’Eterno è presso a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità” (Luzzi).

in cui viene presa in considerazione una parola in ebraico, אמת [emet], tradotto  comunemente con “verità” (fermezza oggettiva) invece che con “solidità, fermezza” (la parola latina “amen” deriva dalla stessa radice di “emet”). Quindi la suddetta meditazione afferma che il versetto Sal. 145:18 può essere tradotto nel senso che se tu chiedi le cose a Dio con fiducia (fermezza soggettiva), Egli ti risponde:

“L’Eterno è vicino a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano con fermezza”

A questo punto mi ero messo a cercare e sono arrivato nel sito in inglese in cui poter imparare l’ebraico, https://www.hebrew4christians.com ; qui c’è il signficato di quello che è la differenza tra la parola “verità” ( https://www.hebrew4christians.com/Glossary/Word_of_the_Week/Archived/Emet/emet.html )

  1. intesa secondo il significato greco e quindi con tutte le varie origini filosofiche della parola “verità”
  2. e quello che invece è il significato della parola “verità” nel contesto ebraico, che cambia completamente rispetto a quello greco.

Infatti:

  1. nel primo caso la verità è qualcosa che tu puoi affermare che sia sia reale rispetto a ciò che non è reale e quindi va a finire nella filosofia, nel trascendente, ecc.
  2. mentre “in verità” dal punto di vista di Dio vuol dire che “è nella forma”, cioè che tu sei davvero nella verità per Dio e quindi che tu sei vero: vero nei tuoi comportamenti rispetto alle cose di Dio e quindi il suo significato originario, in ebraico, cambia completamente rispetto a quello occidentale, cioè in greco.

Ovviamente il mondo occidentale si è rapportato, nella maggior parte delle cose, a ciò che sono i significati che derivano dal greco, perché quasi nessuno si rapporta ai significati delle varie parole così come sono intese nell’ebraico vero, quello originario e originale, e non l’ebraico “sionista”, il quale si porta dietro tutto ciò che è occidentale e quindi tramite questo cambiano completamente le cose. Quindi un certo numero di concetti e termini presenti nelle varie traduzioni della Bibbia vengono presentati in funzione di come vengono intesi nel mondo occidentale in quanto vengono riportati a tutto ciò che deriva dal greco.

Considerazione.  Ora il fatto che si sostiene che il Nuovo Testamento sia stato scritto originariamente in greco ha di fatto falsato tanto il vero significato, la vera comprensione delle parole della Bibbia e purtroppo anche i famosi “esegeti”, i quali fanno vedere che vanno a controllare il significato della parola ebraica, effettivamente questo lo vanno a vedere nel dizionario di “ebraico sionista” e pertanto non presentano quello che è davvero il significato per quanto riguarda l’aspetto biblico; così il vero significato dei passi biblici ne viene totalmente stravolto. A questo punto ci sarebbe da pensare che la Chiesa Cattolica Romana nel Concilio di Nicea, quando ha messo insieme i vari libri del Nuovo Testamento (in greco), abbia fatto uno degli inganni più grandi che ci potessero essere.

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Riflessione: tutto deriva da Dio

Giobbe 5:18

poiché Egli fa la piaga, ma poi la fascia, ferisce, ma le sue mani guariscono.

Riflessione sul libro di Giobbe e sul fatto che molti di noi che siamo tentati da Satana (cioè che ci mette alla prova, quando abbiamo le prove, ecc.): questa cosa effettivamente è così, ma ci sarebbe anche altro da dire e cioè è Dio che ci manda Satana (ovvero “il Tentatore”) a metterci alla prova, cioè è Dio che indirettamente ci manda le tentazioni. Infatti non è Satana che lo fa di testa sua, perché è nemico nostro e quindi ci attacca direttamente lui; è sempre da Dio che viene tutto quanto ed è Egli che spesso, si serve di certe cose per cui uno dice: “Ma tutte a me capitano?”; sì, a volte capitano tutte a te, ma perché Dio attraverso certe cose mette in moto altre vie ed altre occasioni, affinché accada qualcosa che serve magari, se non a te, a qualcun altro per essere salvato e/o ammaestrato. Il lavoro di Dio è così. Non è corretto dire: “È Dio che ci tenta” (cfr. Giacomo 1:13-14), in quanto chi ci tenta direttamente è Satana, ma ciò per disposizione di Dio. Dunque Satana è solamente lo strumento da parte di Dio.

Anche quando ci arriva qualcosa di male, può venire direttamente da Satana, ma anche viene sempre indirettamente da Dio. Questo lo possiamo vedere attraverso l’Antico Testamento, perché attraverso il Nuovo Testamento la gente vede solo, come dire, “il buonismo di Dio” (quello che piace tanto ai buonisti). Invece tramite questo modo di operare di Dio la fede viene messa alla prova.

Quindi l’amore di Dio è proprio profondo, nel senso che l’amore di Dio non lo si vede in superficie, lo si vede solo in profondità, nelle cose che tu non t’accorgi che accadono, perché in superficie magari vedi le prove, le vicissitudini che succedono; pertanto magari a volte non senti questo amore di Dio, ma è solamente nella profondità, quella che a volte nemmeno ci accorgiamo che accade; ma quando ce ne rendiamo conto di essa, noi tocchiamo l’amore di Dio e sperimentiamo la fede che ci fa rimanere attaccati a Dio; però proprio in questi momenti si sperimenta la suddetta profondità; la fede è il rimanere attaccati a Dio proprio in questi momenti, quando tu penseresti:  “ma a me Dio non mi ama per niente, …, mi sta a distruggere”, come pensava Giobbe secondo cui, tutto sommato, era distrutto da parte di Dio; eppure alla fine, quando Dio, attraverso tutto quanto, fece comprendere a Giobbe quello che Egli voleva che comprendesse, l’amore di Dio è uscito fuori.

Noi non vediamo le cose in profondità, come dice nella Bibbia:

Salmi 92:5

Quanto sono grandi le tue opere, o Eterno, come sono profondi i tuoi pensieri!

 

Isaia 55:8-9

«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il SIGNORE.

«Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie,
e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

È proprio vero, perché noi non le vediamo; noi guardiamo quello che accade in superficie, ma non possiamo andare a fondo. Per andare a fondo noi dovremmo poter scorgere le cose non nel tempo così come lo conosciamo, ma fuori del tempo; dovremmo vedere ciò che accade nell’arco di tempo compreso tra lo ieri, l’oggi e il domani.

Se riflettiamo bene, caso analogo a quello di Giobbe sarebbe quello di Gesù: il Padre lo ha fatto venire, lo ha fatto martorizzare, lo ha fatto morire in croce e uno direbbe: “E questo sarebbe l’amore di Dio per il proprio figlio?”. Eppure tutto ciò è accaduto affinché fossero salvati molti al posto di uno e quindi è così che accade; solo che non è facile vedere queste cose. Invece ciò che è più facile è quello di travestire Dio di buonismo; questo è molto più facile. Quando non si vuole leggere l’Antico Testamento, molti dicono: “A me quel Dio lì non piace, è cattivo, violento, …”. Quindi questo è ciò che viene inculcato alla gente. Ecco perché tanti amano il Nuovo Testamento: in esso vedono un Dio ad immagine d’uomo, così come lo vuole l’uomo, un Dio che comunque perdona settanta volte sette e quindi l’uomo può fare ciò che vuole, perché tanto Dio perdona, in quanto “Dio ha tanto amato il mondo”. Ma nelle profondità l’uomo non ci vuole andare a scrutare, perché nelle profondità poi dopo ci si rende conto che l’unica malvagità è quella umana.

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Il nome di Dio ed il nostro nome

(studio da me preparato e presentato ad un “Victory Service” nella New Hope Christian Church – anno 2006 – Si ringrazia Dio in ogni cosa e per ogni cosa)

Gesù disse:

Giovanni 5:39

Investigate le scritture, perciocchè voi pensate per esse aver vita eterna; ed esse son quelle che testimoniano di me.

allora noi, da cristiani, investighiamo e poniamo attenzione a ciò che le Scritture dicono.

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Questa sera giriamo la nostra bibbia nel libro dei Fatti degli Apostoli:

Atti 19:11-20

11 E Iddio faceva delle non volgari potenti operazioni per le mani di Paolo. 12 Talchè eziandio d’in sul suo corpo si portavano sopra gl’infermi degli sciugatoi, e de’ grembiuli; e le infermità si partivano da loro, e gli spiriti maligni uscivan di loro.


13 Or alcuni degli esorcisti Giudei, che andavano attorno, tentarono d’invocare il nome del Signor Gesù sopra coloro che aveano gli spiriti maligni, dicendo: Noi vi scongiuriamo per Gesù, il quale Paolo predica. 14 E coloro che facevano questo eran certi figliuoli di Sceva, Giudeo, principal sacerdote, in numero di sette. 15 Ma lo spirito maligno, rispondendo, disse: Io conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete? 16 E l’uomo che avea lo spirito maligno si avventò a loro; e sopraffattili, fece loro forza; talchè se ne fuggiron di quella casa, nudi e feriti.

17 E questo venne a notizia a tutti i Giudei e Greci che abitavano in Efeso; e timore cadde sopra tutti loro, e il nome del Signor Gesù era magnificato. 18 E molti di coloro che aveano creduto venivano, confessando e dichiarando le cose che aveano fatte. 19 Molti ancora di coloro che aveano esercitate le arti curiose, portarono insieme i libri, e li arsero in presenza di tutti; e fatta ragion del prezzo di quelli, si trovò che ascendeva a cinquantamila denari d’argento. 20 Così la parola di Dio cresceva potentemente, e si rinforzava.

 

Da questa Scrittura apprendiamo che il tentativo degli esorcisti Giudei di invocare il nome del Signore Gesù si trasformò in un totale disastro per essi.

Ora sempre in Atti degli Apostoli, ma al capitolo 3, si può leggere che avvenne questo:

Atti 3:6-9

6 Ma Pietro disse: Io non ho nè argento, nè oro; ma quel ch’io ho io tel dono: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareo, levati, e cammina. 7 E presolo per la man destra, lo levò; ed in quello stante, le sue piante e caviglie si raffermarono. 8 Ed egli d’un salto si rizzò in piè, e camminava; ed entrò con loro nel tempio, camminando, e saltando, e lodando Iddio. 9 E tutto il popolo lo vide camminare, e lodare Iddio.

In questo passo si nota che l’effetto subìto dal comando dell’apostolo Pietro fu molto diverso di quello subito dagli esorcisti Giudei.

Ora, sempre nel libro di Atti degli Apostoli, ma al capitolo 16, si può leggere che:

Atti 16:16-18

16 Or avvenne, come noi andavamo all’orazione, che noi incontrammo una fanticella, che avea uno spirito di Pitone, la quale con indovinare facea gran profitto a’ suoi padroni. 17 Costei, messasi a seguitar Paolo e noi, gridava, dicendo: Questi uomini son servitori dell’Iddio altissimo, e vi annunziano la via della salute. 18 E fece questo per molti giorni; ma, essendone Paolo annoiato, si rivoltò, e disse allo spirito: Io ti comando, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca fuor di lei. Ed egli uscì in quello stante.

In questo passo si nota che l’effetto subìto dal comando dell’apostolo Paolo fu molto diverso di quello subìto dagli esorcisti Giudei.

In questi ultimi due passi che abbiamo letto, possiamo subito notare che i due apostoli scacciarono demoni pronunciando verbalmente nel nome di Gesù Cristo”. Il risultato fu un successo ed il nome di Dio fu glorificato. Furono degli eventi straordinari, unici ed irripetibili? La risposta è NO! Infatti la Scrittura, in proposito ci dice che:

Marco 16:15-18

15 Ed egli disse loro: Andate per tutto il mondo, e predicate l’evangelo ad ogni creatura. 16 Chi avrà creduto, e sarà stato battezzato, sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. 17 Or questi segni accompagneranno coloro che avranno creduto: Cacceranno i demoni nel mio nome; parleranno nuovi linguaggi; 18 torranno via i serpenti; ed avvegnachè abbiano bevuta alcuna cosa mortifera, quella non farà loro alcun nocimento; metteranno le mani sopra gl’infermi, ed essi staranno bene.

 

Cosa dire in proposito a questa scrittura? Era applicabile solo a quel periodo, a “quella dispensazione della chiesa primitiva”? La risposta è ancora NO! La Scrittura ci dice chiaramente che Gesù, la Parola vivente, l’Amen, disse:

Matteo 24:35

Il cielo e la terra trapasseranno, ma le mie parole non trapasseranno.

Purtroppo anche oggi, dopo duemila anni, allo stesso modo degli esorcisti Giudei del passo citato, molti cristiani “tentano di invocare il nome del Signore Gesù” ma poi il risultato che segue nelle loro vite è un totale disastro; ne segue un bel nulla o falsi miracoli, false guarigioni, falsi segni, messe in scena, opere forzate dalla mano dell’uomo e che non hanno a che vedere col soprannaturale di Dio.

Molti cristiani di oggi, come sicuramente per gli esorcisti Giudei, vivono con la paura del fallimento, con il sentimento di non avere significato e di non essere all’altezza, ossia con il sentimento di sentirsi incapace.

Per questa tipologia di strani cristiani, i quali tirano a campare con frasi e parole già fatte, senza capirle, e che continuano ad ostinarsi a camminare per la via degli esorcisti Giudei vi è una sola destinazione: l’inferno!

Lo sapete perché avviene questo?

Gli esorcisti Giudei non conoscevano il senso, il concetto del “nome – del – Signor – Gesù”, Cioè gli esorcisti Giudei non conoscevano il NOME DEL SIGNOR GESÙ

L’apostolo Paolo, nel capitolo 10 della sua lettera ai Romani, giustamente scrive:

Romani 10:14-15

14 Come adunque invocheranno essi colui, nel quale non hanno creduto? e come crederanno in colui, del quale non hanno udito parlare? e come udiranno, se non v’è chi predichi? 15 E come predicherà altri, se non è mandato? Siccome è scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che evangelizzano la pace, che evangelizzano le cose buone!

 

A questo punto bisogna dire che è vero che:

  • nel capitolo 2 dell’epistola dell’apostolo Paolo ai Filippesi sta scritto:

Filippesi 2:5-11

5 Perciocchè conviene che in voi sia il medesimo sentimento, il quale ancora è stato in Cristo Gesù. 6 Il quale, essendo in forma di Dio, non reputò rapina l’essere uguale a Dio. 7 E pure annichilò sè stesso, presa forma di servo, fatto alla somiglianza degli uomini; 8 e trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò sè stesso, essendosi fatto ubbidiente infino alla morte, e la morte della croce. 9 Per la qual cosa ancora Iddio lo ha sovranamente innalzato, e gli ha donato un nome, che è sopra ogni nome; 10 acciocchè nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature celesti, e terrestri, e sotterranee; 11 e che ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

  • nel capitolo 4 del libro dei Fatti degli Apostoli sta scritto:

Atti 4:10-12

10 sia noto a tutti voi, ed a tutto il popolo d’Israele, che ciò è stato fatto nel nome di Gesù Cristo il Nazareo, che voi avete crocifisso, e il quale Iddio ha suscitato da’ morti; in virtù d‘esso comparisce quest’uomo in piena sanità in presenza vostra. 11 Esso è quella pietra, che è stata da voi edificatori sprezzata, la quale è divenuta il capo del cantone. 12 E in niun altro è la salute; poichè non vi è alcun altro nome sotto il cielo, che sia dato agli uomini, per lo quale ci convenga esser salvati.

  • nel Vangelo di Giovanni sta scritto che Gesù disse ai suoi discepoli:

Giovanni 14:12-13

12 In verità, in verità, io vi dico, che chi crede in me farà anch’egli le opere le quali io fo; anzi ne farà delle maggiori di queste, perciocchè io me ne vo al Padre. 13 Ed ogni cosa che voi avrete chiesta nel nome mio, quella farò; acciocchè il Padre sia glorificato nel Figliuolo.

Giovanni 15:16

Voi non avete eletto me, ma io ho eletti voi; e vi ho costituiti, acciocchè andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente; acciocchè qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la dia.

Giovanni 16:23

E in quel giorno voi non mi domanderete di nulla. In verità, in verità, io vi dico, che tutte le cose che domanderete al Padre, nel nome mio, egli ve le darà.

Giovanni 20:31

Ma queste cose sono scritte, acciocchè voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio; ed acciocchè, credendo, abbiate vita nel nome suo.

Tutto ciò è verissimo, ma è anche vero che nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, Gesù pregò per i suoi discepoli. La preghiera si concluse con la seguente affermazione:

Giovanni 17:25-26

25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto; ma io ti ho conosciuto, e costoro hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26 Ed io ho loro fatto conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere ancora, acciocchè l’amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro, ed io in loro.

A questo punto viene spontaneo chiedersi come mai Gesù in questa preghiera afferma di essere interessato, non a far conoscere il Suo nome, ma solo a far conoscere il nome del Padre: addirittura a farlo conoscere ancora.; quando invece i versetti precedenti puntano l’attenzione sul nome di Gesù. Cosa scegliere il nome del “Padre giusto” o di “il Signore Gesù Cristo”?

Se poi dovesse capitare che qualcuno ci dicesse che nel calderone di versetti da citare possiamo considerare anche il seguente:

Matteo 28:19

Andate adunque, ed ammaestrate tutti i popoli; battezzandoli nel nome del Padre, e del Figliuolo, e dello Spirito Santo;

ci possiamo mettere le mani nei capelli. Dopo anni di aver frequentato chiese locali, studi biblici, scuole bibliche, seminari, conferenze, incontri, anni spesi nello studio di letteratura biblica, ecc. ci sentiremo totalmente spiazzati, confusi ed a disagio; cadremo persino nella frustrazione che dopo tanti anni ancora non abbiamo capito niente del Nome di Dio.

Il “Dizionario di conoscenza biblica” di I. Stringer B.A. dà la seguente definizione di Nome.

Nella Bibbia, il nome di una persona significa più che un’identificazione. Il nome descrive la persona. La persona ed il nome sono così strettamente collegati che si possono pensare come se fossero la stessa cosa.

I superiori hanno dato nomi ai loro inferiori. Le madri (Gen. 29:32) ed i padri (Gen. 21:3) hanno dato nomi ai loro figli. Re conquistatori hanno dato nomi ai loro servi (II Re 24:17). L’atto di dare un nome mostrava che la persona che lo riceveva svolgeva certi compiti o aveva certi incarichi e responsabilità verso colui che dava il nome …

Quindi Il nome descrive la persona. La persona ed il nome sono così strettamente collegati che si possono pensare come se fossero la stessa cosa.

Quindi quando leggete: “nel nome del Padre”, “nel nome del Figlio”, “nel nome di Gesù”, “nel nome dello Spirito Santo”, “nel nome di Dio” … state leggendo lo stesso concetto: ossia secondo l’essenza, secondo la persona di Dio, secondo le caratteristiche, gli aspetti che sono di Dio.

Chi non riesce a comprendere veramente questo è simile a Filippo, del seguente passo, il quale non riuscì a comprendere che Gesù e il Padre sono la stessa persona, ossia che il “nome del Padre” ed il “nome del Figlio” ed il “nome di Gesù” sono la stessa cosa.

Giovanni 14:8-12

8 Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre, e ciò ci basta. 9 Gesù gli disse: Cotanto tempo sono io già con voi, e tu non mi hai conosciuto, Filippo? chi mi ha veduto ha veduto il Padre; come dunque dici tu: Mostraci il Padre? 10 Non credi tu che io son nel Padre, e che il Padre è in me? le parole che io vi ragiono, non le ragiono da me stesso; e il Padre, che dimora in me, è quel che fa le opere. 11 Credetemi ch’io son nel Padre, e che il Padre è in me; se no, credetemi per esse opere.


12 In verità, in verità, io vi dico, che chi crede in me farà anch’egli le opere le quali io fo; anzi ne farà delle maggiori di queste, perciocchè io me ne vo al Padre.

 

IL NOME DI DIO HA INFLUENZA SUL NOSTRO NOME

Quest’ultimo versetto, ossia Giov. 14:12, insieme ai passi di Atti che abbiamo letto all’inizio, mostra che anche gli apostoli Pietro e Paolo potevano dire che facevano quelle opere di potenza, perché “loro erano nel Padre ed il Padre era in loro”. Così dobbiamo essere noi.

Sappiate che, come afferma Giov. 14:12, il nome di Dio è strettamente legato al nostro nome e ciò, in altre parole, vuol dire che l’identità, la persona di Dio è strettamente legata alla nostra persona, ossia la persona di Dio influenza, trasforma, crea, edifica la nostra vita.

Quindi non vi dovrebbe suonare strano se qualcuno vi dice che i seguenti versetti dell’Apocalisse:

Apocalisse 19:11-12

11 POI vidi il cielo aperto; ed ecco un caval bianco; e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele, e il Verace; ed egli giudica, e guerreggia in giustizia. 12 E i suoi occhi erano come fiamma di fuoco, e in su la sua testa v’eran molti diademi; ed egli avea un nome scritto, il qual niuno conosce, se non egli;

Apocalisse 14:1

POI vidi, ed ecco l’Agnello, che stava in piè in sul monte di Sion; e con lui erano cenquarantaquattromila persone, che aveano il suo nome, e il nome di suo Padre, scritto in su le lor fronti.

Apocalisse 2:17

Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese: A chi vince io darò a mangiar della manna nascosta, e gli darò un calcolo bianco, e in su quel calcolo un nuovo nome scritto, il qual niuno conosce, se non colui che lo riceve.

Apocalisse 3:1

E ALL’ANGELO della chiesa di Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio, e le sette stelle: Io conosco le tue opere; che tu hai nome di vivere, e pur sei morto.

Apocalisse 3:12

Chi vince io lo farò una colonna nel tempio dell’Iddio mio, ed egli non uscirà mai più fuori; e scriverò sopra lui il nome dell’Iddio mio, e il nome della città dell’Iddio mio, della nuova Gerusalemme, la quale scende dal cielo, d’appresso all’Iddio mio, e il mio nuovo nome.

si stano riferendo al nome di Dio ed al nome dei cristiani di tutta la storia dell’umanità. (N.B. Sappiate che le parole “fronti” o “menti”, “calcoli” o “cuori” o “pensieri” o … sono lo stesso concetto, la stessa cosa).

Cosa vuol dire che “il nome di Dio influenza il nostro nome”, ossia che Dio ha influenza su di noi, sul nostro essere?

Carissimi fratelli, non è ciò che facciamo che determina ciò che siamo; ma è la conoscenza di ciò che siamo che determina ciò che facciamo.

Ciò ci è mostrato dai seguenti versetti della Scrittura:

II Corinzi 5:17

Se adunque alcuno è in Cristo, egli è nuova creatura; le cose vecchie son passate; ecco, tutte le cose son fatte nuove.

Efesini 2:10

Poichè noi siamo la fattura d’esso, essendo creati in Cristo Gesù a buone opere, le quali Iddio ha preparate, acciocchè camminiamo in esse.

(Da questo versetto possiamo notare che effettivamente è stato Dio che usò i due apostoli per scacciare demoni ed ambedue queste azioni subiscono un esito positivo.)

I Pietro 2:9-10

9 Ma voi siete la generazione eletta; il real sacerdozio, la gente santa, il popolo d’acquisto; acciocchè predichiate le virtù di colui che vi ha dalle tenebre chiamati alla sua maravigliosa luce. 10 I quali già non eravate popolo, ma ora siete popolo di Dio; a’ quali già non era stata fatta misericordia, ma ora vi è stata fatta misericordia.

I Giovanni 3:1-2

1 VEDETE qual carità ci ha data il Padre, che noi siam chiamati figliuoli di Dio; perciò non ci conosce il mondo, perciocchè non ha conosciuto lui. 2 Diletti, ora siamo figliuoli di Dio, ma non è ancora apparito ciò che saremo; ma sappiamo che quando sarà apparito, saremo simili a lui; perciocchè noi lo vedremo come egli è.

 

Una buona comprensione della nostra identità in Cristo è assolutamente essenziale per la nostra riuscita nella vita cristiana. Nessuna persona può sistematicamente comportarsi in modo contrario al modo in cui percepisce se stessa. Se tu pensi di essere un buono a nulla, vivrai probabilmente come tale. Ma se ti consideri come un figlio di Dio, vivente spiritualmente in Cristo, comincerai a vivere nella vittoria e nella libertà, come Lui ha vissuto. Oltre alla conoscenza di Dio, la conoscenza di ciò che siamo è di gran lunga la verità più determinante che si possa apprendere.

I NOMI DI DIO CHE CI APPARTENGONO

Essere cristiano, non è solo aver ricevuto qualcosa, ma significa essere qualcuno. Il fatto di essere nati di nuovo ci ha trasformati per divenire qualcuno che prima non esisteva. Il punto su cui focalizzarsi maggiormente non è ciò che riceviamo come cristiani, ma ciò che siamo. Un cristiano non è solo una persona che riceve il perdono, che andrà in cielo, che riceve lo Spirito Santo, ma è anche una nuova natura.

Ecco un elenco che espone in modo dettagliato alla prima persona singolare ciò che siamo realmente in Cristo. Ecco alcune caratteristiche che mostrano ciò che siamo diventati dopo la nostra nascita spirituale. Sono cose che non si possono guadagnare o meritare; non ci si può “sforzare” per averle; con Dio non si baratta. Ad esempio, una persona nata in Italia da genitori italiani non può guadagnare o meritare i privilegi e le libertà che derivano dalla sua nazionalità: essi le sono garantiti dalla costituzione. Allo stesso modo, le caratteristiche sottoelencate ci vengono garantite dalla Parola di Dio per il semplice fatto che siamo nati nella nazione santa di Dio per la grazia di Dio mediante fede in Cristo e di Cristo. Un cristiano, per ciò che riguarda la sua identità più profonda, è caratterizzato dai seguenti nomi di Dio:

  1. Il nome di Dio è SALVEZZA (Sal. 91:16) e SALVATORE (Sal. 106:21) e la Scrittura dice che Dio è il Salvatore:

Osea 13:4

Or io sono il Signore Iddio tuo, fin dal paese di Egitto; e tu non devi riconoscere altro Dio che me; e non vi è Salvatore alcuno fuori che me.

Perché Gesù è il Salvatore. Infatti il nome Gesù è la traduzione del nome greco Jesous e corrispondente all’ebraico Jeoshua, che tradotto vuol dire: Jehovah salva, ossia Dio salva. Per questo sta scritto:

Atti 4:12

E in niun altro è la salute; conciossiachè non vi sia alcun altro nome sotto al cielo, che sia dato agli umini, per lo quale ci convenga esser salvati.

Tutto ciò affinché ciascuno di noi possa dire

    • “io sono salvato”, cioè:

      1. Io sono l’opera di Dio, nato di nuovo in Cristo per compiere la Sua opera (Efesini 2:10).

      2. Io sono una nuova creazione: un capolavoro divino (II Corinzi 5:17).

      3. Io sono riconciliato con Dio (II Corinzi 5:18, 19).

    • ed anche “io sono salvatore”, cioè:

a. mi è stato affidato un ministero di riconciliazione –

  1. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) oppure El (lett. Dio) (Nemia 9:32; Salmo 19:11) e la Scrittura dice che Dio è il solo Dio (Isaia 37:20):

Deuteronomio 32:39

Vedete ora, che io, io son desso, e che non v’è alcun Dio meco; io fo morire, e rimetto in vita; io ferisco, e guarisco; e non v’è niuno che possa liberar dalla mia mano.

E così Gesù è Dio:

Giovanni 5:18

Perciò adunque i Giudei cercavano vie più d’ucciderlo, perciocché non solo violava il sabato, ma ancora diceva Iddio esser suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Giovanni 10:33-34

33 I Giudei gli risposero, dicendo: Noi non ti lapidiamo per alcuna buona opera, anzi per bestemmia, perciocché tu, essendo uomo, ti fai Dio. 34 Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto; voi siete dii?

ed ognuno di noi può dire: “io sono un dio”:

Salmo 82:6

lo ho detto: Voi siete dii; e tutti siete figliuoli dell’Altissimo.

  1. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) oppure SANTO (Lev. 19:2; Luca 1:49) e la Scrittura dice che Dio è il Santo

Salmo 22:3

E pur tu sei il Santo, il Permanente, le lodi di Israele.

Addirittura sta scritto:

Giosuè 24:19

E Giosuè disse al popolo: Voi non potrete servire al Signore; perciocché egli è un Dio Santo, un Dio geloso; …

Questo perché ciascuno di noi possa dire “io sono un santo” (I Corinzi 1:2; Efesini 1:1; Filippesi 1:1; Colossesi 1:2).

Hai notato che una delle parole utilizzate maggiormente per designare il cristiano nel Nuovo Testamento, è la parola “santo”? Paolo e gli altri autori delle epistole generosamente ricorrono a questo termine per descrivere dei cristiani semplici, normali, modesti, come me e te.

Per esempio, nei saluti di Paolo in I Corinzi 1:2, leggiamo:

1Corinzi 1:2

alla chiesa di Dio, la quale è in Corinto, a’ santificati in Gesù Cristo, chiamati santi; insieme con tutti coloro, i quali in qualunque luogo invocano il nome di Gesù Cristo, Signor di loro, e di noi;

Nota che Paolo non dice che noi siamo santi dopo molti sforzi. Afferma chiaramente che siamo santi per vocazione. Alcuni di noi abbracciano l’idea che i santi hanno meritato questo titolo ampolloso ed enfatico perché hanno vissuto una vita esemplare o hanno raggiunto un certo livello di maturità. Neanche per sogno! La Bibbia dice che siamo santi perché Dio ci ha chiamati ad esserlo. Noi siamo stati “santificati in Gesù Cristo”, resi santi tramite la nostra partecipazione alla vita dell’unico vero santo, Gesù Cristo.

Molti cristiani dicono che sono dei peccatori salvati per grazia. Ma siamo veramente peccatori? È questa la nostra vera identità secondo la Bibbia? Per niente. Dio non ci chiama più peccatori, ci chiama santi. Se ci consideriamo peccatori, indovinate cosa faremo: vivremo come dei peccatori, cioè peccheremo … e moriremo. Perché invece non cominciamo a considerarci per quello che siamo veramente: dei santi che peccano occasionalmente? Ricordati: ciò che fai non determina necessariamente ciò che sei; ma è ciò che sei che determina ciò che fai.

  1. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un santo che partecipa alla vocazione celeste” (Ebrei 3:14).

  2. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono concittadino dei santi, membro della famiglia di Dio” (Efesini 2:19).

  3. Il nome di Dio è Jehovah Elyon (lett. L’Eterno Altissimo) (Sal. 7:17; 47;2; Isaia 6:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un cittadino dei cieli, seduto nei luoghi celesti fin da ora” (Filippesi 3:20; Efesini 2:6).

  4. Il nome di Dio è Jehovah Raah (lett. L’Eterno è il mio pastore) (Sal. 23:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un membro del corpo di Cristo” (I Corinzi 12:27; Efesini 5:30).

  5. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un tempio – un’abitazione – di Dio. Il suo Spirito e la Sua vita abitano in me” (I Corinzi 3:16; 6:19).

  6. Il nome di Dio è Jehovah Elyon (lett. L’Eterno Altissimo) (Sal. 7:17; 47;2; Isaia 6:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono uno straniero ed un pellegrino – viaggiatore – di questo mondo nel quale vivo temporaneamente” (I Pietro 2:11).

  7. Il nome di Dio è Jehovah Mkadishkim (lett. L’Eterno che ti santifica) (Es. 31:13; Ez. 37:28) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono il sale della terra” (Matteo 5:13).

  8. Il nome di Dio è Jehovah Tsedakah (lett. L’Eterno la nostra giustizia) (Ger. 23:6; I Co. 1:30) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono giusto” (Efesini 4:24).

  9. Il nome di Dio è Jehovah Tsedakah (lett. L’Eterno la nostra giustizia) (Ger. 23:6; I Co. 1:30) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono schiavo della giustizia” (Romani 6:18).

  10. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono schiavo di Dio” (Romani 6:22).

  11. Il nome di Dio è El Shaddai (lett. Dio onnipotente) (Geremia 17:1; Esodo 6:2-3) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un prigioniero di Cristo” (Efesini 3:1; 4:1).

  12. Il nome di Dio è LUCE (Salmo 27:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio della luce”.

  13. Il nome di Dio è LUCE (Salmo 27:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio della luce e non delle tenebre” (I Tessalonicesi 5:5).

  14. Il nome di Dio è LUCE (Salmo 27:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono la luce del mondo” (Matteo 5:14).

  15. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio di Dio nato dallo Spirito per mezzo della Parola di Dio”.

  16. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio di Dio; Dio è spiritualmente mio Padre” (Giovanni 1:12; Romani 8:14-15; Galati 3:26; 4:6).

  17. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio di Dio e sarò simile a Cristo quando egli ritornerà” (I Giovanni 3:1,2).

  18. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un figlio di Dio, io sono uno in Cristo” (Galati 3:26, 28).

  19. Il nome di Dio è Elohim (lett. Dio o più correttamente: Dei) (Genesi 1:1, ecc. nel V.T.) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono unito al Signore e sono con Lui un solo spirito” (I Corinzi 6:17).

  20. Il nome di Dio è Jehovah Raah (lett. L’Eterno è il mio pastore) (Sal. 23:1) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono l’amico di Cristo” (Giovanni 15:15).

  21. Il nome di Dio è El Olam (lett. Dio Eterno o Dio d’eternità) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un’espressione della vita di Cristo, perché Egli è la mia vita”. (Colossesi 3:4)

  22. Il nome di Dio è El Olam (lett. Dio Eterno o Dio d’eternità) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono partecipe di Cristo; partecipo nella Sua vita.” (Ebrei 3:14).

  23. Il nome di Dio è El Olam (lett. Dio Eterno o Dio d’eternità) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono una delle pietre viventi di Dio, edificata in Cristo per essere una casa spirituale” (I Pietro 2:5).

  24. Il nome di Dio è El Olam (lett. Dio Eterno o Dio d’eternità) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io faccio parte della vera vite, io sono il canale della vita di Cristo” (Giovanni 15:1, 5).

  25. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono stato scelto e costituito da Cristo perché porti del frutto” (Giovanni 15:16).

  26. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono per grazia un erede di Dio perché sono un figlio di Dio” (Galati 4:6,7).

  27. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono coerede con Cristo, partecipo alla Sua eredità” (Romani 8:17).

  28. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono nascosto con Cristo in Dio” (Colossesi 3:3).

  29. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono membro della razza eletta, del sacerdozio regale, della gente santa, del popolo che appartiene esclusivamente a Dio e che Lui Si è acquistato” (I Pietro 2:9, 10).

  30. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono scelto, eletto da Dio, santo ed amato” (Colossesi 3:12; I Tessalonicesi 1:4).

  31. Il nome di Dio è Jehovah Asah (lett. L’Eterno nostro fattore) (Sal. 95:6) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono nato da Dio, ed il maligno – il diavolo – non può toccarmi” (I Giovanni 5:18).

  32. Il nome di Dio è Jehovah Nissi (lett. L’Eterno è la mia bandiera) (Esodo 17:15) e così ciascuno di noi può dire: “Io sono un nemico del diavolo” (I Pietro 5:8).

  33. Il nome di Dio è Jehovah (lett. Colui che sono) (Geremia 21:33) e così ciascuno di noi può dire: “Io non sono “Colui che sono” (Esodo 3:14; Giovanni 8:24, 28, 58), ma per la grazia di Dio, sono ciò che sono” (I Corinzi 15:10).

Ciò che caratterizza Cristo caratterizza anche noi

Visto che siamo dei santi in Cristo secondo la chiamata dataci da Dio, condividiamo l’eredità di Cristo. Ciò che caratterizza Lui caratterizza anche noi fin d’ora, perché noi siamo in Cristo. Questo fa parte della nostra identità.

ATTENZIONE!

Dobbiamo essere coscienti che un essere, molto attivo in questo mondo, si oppone totalmente al fatto che noi ci consideriamo spiritualmente viventi in Cristo. È chiaro che si tratta di Satana, ossia “l’avversario”, “l’accusatore dei santi”. Egli non può far nulla per intaccare la nostra posizione e la nostra identità in Cristo. Ma, se può ingannarci e farci credere alla sue bugie – che non siamo accettabili agli occhi di Dio e che non conteremo mai niente come cristiani – allora vivremo come se non avessimo una posizione o un’identità in Cristo. La menzogna di Satana circa la nostra identità è la principale arma da lui adoperata contro la nostra crescita e la maturità in Cristo.

Una volta che siamo in Cristo, ognuna delle Sue caratteristiche è perfettamente vera per noi, e noi non possiamo far nulla per renderle più vere. Invece possiamo dare maggior significato a questi attributi e renderli più produttivi nella nostra vita, scegliendo semplicemente di credere a ciò che Dio dice a nostro riguardo. Uno dei mezzi migliori per crescere verso la maturità in Cristo consiste nel ricordarci continuamente chi siamo in Cristo. Consideriamo questa lista quando pensiamo che Satana stia cercando di farci credere che siamo dei miserabili buoni a nulla. Più affermiamo con convinzione che siamo in Cristo, più il nostro comportamento comincerà a riflettere la nostra identità.

In Cristo abbiamo significato, siamo accettati e sicuri.

La nostra preghiera è che Dio marchi ogni singola caratteristica elencata con il ferro incandescente nella nostra mente.

BISOGNA CONOSCERE CON CERTEZZA IL NOME DA INVOCARE

Sta scritto quanto segue:

Romani 10:8-15

8 Ma, che dice ella (la giustizia, che è per la fede)? La parola è presso di te, nella tua bocca, e nel tuo cuore. Quest’è la parola della fede, la qual noi predichiamo.

9 Che se tu confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Iddio l’ha risuscitato da’ morti, sarai salvato. 10 Poichè col cuore si crede a giustizia, e con la bocca si fa confessione a salute. 11 Perciocchè la scrittura dice: Chiunque crede in lui non sarà svergognato.
12 Poichè non vi è distinzione di Giudeo, e di Greco; perciocchè uno stesso è il Signor di tutti, ricco inverso tutti quelli che l’invocano. 13 Imperocchè, chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato.

14 Come adunque invocheranno essi colui, nel quale non hanno creduto? e come crederanno in colui, del quale non hanno udito parlare? e come udiranno, se non v’è chi predichi? 15 E come predicherà altri, se non è mandato? Siccome è scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che evangelizzano la pace, che evangelizzano le cose buone!

 

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II – La Bibbia in breve

– Breve riassunto della Bibbia –

Dio creò l’uomo e lo collocò nel Giardino dell’Eden, nel sud-ovest dell’Asia (che corrisponde circa al centro geografico della porzione di terra più grande della superficie terrestre, indicata dal quadratino nero della seguente mappa).

Mappa - 001

Il centro della superficie terrestre

L’uomo peccò e fallì il compito per cui Dio lo creò. Allora inizia prendere forma il piano di Dio per redimere e ricreare l’uomo con la chiamata ad Abramo per fondare una Nazione attraverso cui questo obiettivo viene raggiunto. Dio fece in modo che Abramo lasciasse Babilonia per raggiungere la terra di Canaan. I discendenti di Abramo mirgrarono in Egitto e lì diventarono Nazione.

Mappa - 002

Il centro dell’emisfero orientale

Quattrocento anni dopo, essi vennero condotti fuori d’Egitto, sotto la guida di Mosè, di nuovo nella terra promessa, in Canaan, e quivi, nel corso di circa 400-500 anni, sotto il governo di Davide e Salomone, questa nazione divenne un potente regno.

Alla fine del governo di re Salomone, il regno si divise:

  • la parte settentrionale, composta di 10 tribù, chiamata Israele, durò ancora 200 anni e venne ridotta in schiavitù dagli Assiri nel 721 A.C.;
  • la parte meridionale, chiamata Giuda, sopravvisse all’altra di circa 100 anni e venne condotta in cattività a Babilonia verso il 600 A.C. Un rimanente della nazione che era stata schiava ritornò alla propria terra nel 546 A.C., riprendendo la propria vita come entità nazionale.

Mappa - 003B

Babilonia ed Egitto

Ben presto l’Antico Testamento (A.T.) si chiude e 400 anni dopo “si fece carne la Parola di Dio”, ossia Gesù, il Figlio di Dio, il Messia annunziato nell’A.T. ed attraverso il quale l’uomo doveva essere redento e riportato alla sua condizione originale. Egli compì la sua opera morendo sulla croce e versando il Suo sangue per i peccati dell’uomo; alla Sua resurrezione diede ordine ai discepoli di annunziare a tutte le nazioni la storia della Sua vita e della Sua potenza redentrice.

Mappa - 004B

L’Impero Romano

Gli Apostoli si sparsero annunciando la Buona Novella in ogni direzione, principalmente verso occidente, attraverso l’Asia Minore e la Grecia, fino a Roma, lungo la spina dorsale dell’Impero Romano che allora comprendeva tutto il mondo civile conosciuto (l’Antico Mondo).

Con l’opera dell’umana redenzione così cominciata, si chiude il Nuovo Testamento (N.T.).

 

 

I libri della Bibbia si dividono in sette gruppi:

  •  ANTICO TESTAMENTO (A.T.)
    • 17 libri Storici,
    • 5 libri Poetici,
    • 17 libri Profetici.
  • NUOVO TESTAMENTO (N.T.)
    • 4 Evangeli,
    • 1 libro Storico: Atti degli Apostoli,
    • 21 Epistole,
    • 1 libro Profetico: l’Apocalisse.

e precisamente:

LIBRI

DESCRIZIONE

Storici:

Ascesa e caduta del popolo ebraico.

Poetici:

Produzione letteraria dell’epoca d’oro della Nazione.

Profetici:

Produzione letteraria dei giorni cattivi della Nazione.

Evangeli:

L’Uomo sorto dalla Nazione, ovvero il Messia.

Atti:

La Chiesa e la diffusione dell’Evangelo tra le nazioni.

Epistole:

I Suoi insegnamenti ed i Suoi princìpi.

Apocalisse:

Previsione del Suo dominio universale.

 

L’Antico Tesamento Ebraico contiene esattamente gli stessi libri inclusi nell’Antico Testamento di edizione evangelica, ma con una diversa sistemazione:

“La Legge”

(5 Libri)

Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
“I Profeti”

(8 Libri)

4 Anteriori: Giosuè, Giudici, Samuele, Re.

4 Posteriori: Isaia, Geremia, Ezechiele, i Dodici Minori.

“Gli Scritti”

(11 Libri)

3 Poetici: Salmi, Proverbi, Giobbe.

5 Rotoli: Cantico de’ Cantici, Ruth, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester.

3 Libri: Daniele, Esdra-Neemia, Cronache.

Formulando dei due libri di Samuele uno solo, e facendo altrettanto per i libri dei Re, delle Cronache, Esdra, Neemia ed i Dodici Profeti Minori, questi 24 libri corrispondono ai 39 contenuti nelle nostre Bibbie.  Giuseppe Flavio riduce inoltre il loro numero a 22 per farli corrispondere alle lettere dell’alfabeto ebraico, unendo Ruth con Giudici, e Lamentazioni con Geremia.

I Cinque Rotoli venivano letti ogni anno alle Feste:

  • Il Cantico dei Cantici, alla Pasqua Giudaica, con riferimento allegorico all’Esodo.
  • Il Libro di Ruth, a Pentecoste, per celebrare il raccolto.
  • Ester, al Purim, per commemorare la liberazione da Haman.
  • Ecclesiaste, alla Festa dei Tabernacoli, che era la più gioiosa ricorrenza giudaica.
  • Le Lamentazioni, il nono giorno di Ab, per commemorare la distruzione di Gerusalemme.

Nella versione detta dei LXX (Settanta), i libri dell’Antico Testamento subìvano una nuova classificazione a seconda dell’argomento trattato. Le nostre versioni della Bibbia seguono quest’ordine come esso è giunto sino a noi.

 

 

 

I 39 libri dell’Antico Testamento

17 STORICI 5 POETICI 17 PROFETICI
Genesi

Esodo

Levitico

Numeri

Deuteronomio

Giosuè

Giudici

Ruth

1 Samuele

2 Samuele

1 Re

2 Re

1 Cronache

2 Cronache

Esdra

Neemia

Ester

Giobbe

Salmi

Proverbi

Ecclesiaste

Cantico dei Cantici

Isaia

Geremia

Lamentazioni

Ezechiele

Daniele

Osea

Gioele

Amos

Abdia

Giona

Michea

Nahum

Habacuc

Sofonia

Aggeo

Zaccaria

Malachia

 

 

I 27 libri del Nuovo Testamento

4 EVANGELI STORIA 21 EPISTOLE PROFEZIA
Matteo

Marco

Luca

Giovanni

Atti degli Apostoli Romani

1 Corinzi

2 Corinzi

Galati

Efesini

Filippesi

Colossesi

1 Tessalonicesi

2 Tessalonicesi

1 Timoteo

2 Timoteo

Tito

Filemone

Ebrei

Giacomo

1 Pietro

2 Pietro

1 Giovanni

2 Giovanni

3 Giovanni

Giuda

Apocalisse

 

 

 

Argomento o pensiero dominante di ciascun libro della Bibbia

 Alcuni libri presentano un solo argomento; altri ne trattano diversi.

Nr.

Libro

Argomento/i trattato/i

1

Genesi

Fondazione della Nazione Ebraica

2

Esodo

Patto con la Nazione Ebraica

3

Levitico

Leggi della Nazione Ebraica

4

Numeri

Viaggio verso la Terra Promessa

5

Deuteronomio

Leggi della Nazione Ebraica

6

Giosuè

Conquista di Canaan

7

Giudici

Primi 300 anni nella Terra Promessa

8

Ruth

Inizio della Famiglia Messianica di Davide

9

1 Samuele

Organizzazione del Regno

10

2 Samuele

Regno di Davide

11

1 Re

Divisione del Regno

12

2 Re

Storia del Regno

13

1 Cronache

Regno di Davide

14

2 Cronache

Storia del Regno del Sud

15

Esdra

Ritorno dalla Cattività

16

Neemia

Ricostruzione di Gerusalemme

17

Ester

Israele scampa allo sterminio

18

Giobbe

Il Problema della Prova e della Sofferenza

19

Salmi

L’Innario del Popolo d’Israele

20

Proverbi

Saggezza di re Salomone

21

Ecclesiaste

Vanità della vita terrena

22

Cantico dei Cantici

Esaltazione dell’Amore Coniugale

23

Isaia

Il Profeta Messianico

24

Geremia

Ultimo tentativo di salvare Gerusalemme

25

Lamentazioni

Cordoglio per la desolazione di Gerusalemme

26

Ezechiele

E conosceranno che Io sono l’Eterno”

27

Daniele

Il Profeta in Babilonia

28

Osea

Apostasia d’Israele

29

Gioele

Predicazione dell’Epoca dello Spirito Santo

30

Amos

Regno universale finale di Davide

31

Abdia

Distruzione di Edom

32

Giona

Missione di Perdono a Ninive

33

Michea

Betlemme scelta per la nascita del Messia

34

Nahum

Distruzione di Ninive

35

Habacuc

Il giusto vivrà per fede”

36

Sofonia

Avvento di “labbra pure”

37

Aggeo

Ricostruzione del Tempio

38

Zaccaria

Ricostruzione del Tempio

39

Malachia

Ultimo Mssaggio ad un popolo disubbediente

40

Matteo

Gesù, il Messia

41

Marco

Gesù, il Meraviglioso

42

Luca

Gesù, il Figlio dell’Uomo

43

Giovanni

Gesù, il Figlio di Dio

44

Atti degli Apostoli

Formazione della Chiesa

45

Romani

Natura dell’Opera di Cristo

46

1 Corinzi

Disordini vari nella Chiesa

47

2 Corinzi

Paolo difende il proprio apostolato

48

Galati

Per la Grazia, non per la Legge

49

Efesini

Unità della Chiesa

50

Filippesi

Epistola Missionaria

51

Colossesi

Divinità di Gesù

52

1 Tessalonicesi

Seconda Venuta del Signore

53

2 Tessalonicesi

Seconda Venuta del Signore

54

1 Timoteo

Cura della Chiesa di Efeso

55

2 Timoteo

Parole finali di Paolo

56

Tito

Le Chiese di Creta

57

Filemone

Conversione di uno schiavo fuggito

58

Ebrei

Cristo, Mediatore di un Nuovo Patto

59

Giacomo

Le buone opere

60

1 Pietro

Ad una Chiesa perseguitata

61

2 Pietro

Predizione dell’Apostasia

62

1 Giovanni

L’Amore

63

2 Giovanni

Guardarsi dai falsi dottori

64

3 Giovanni

I collaboratori di Giovanni respinti

65

Giuda

L’Apostasia imminente

66

Apocalisse (o “La rivelazione di Gesù Cristo”)

Trionfo finale di Cristo

 

 

 

La Bibbia letta

La Bibbia in mp3:
http://consapevolinellaparola.blogspot.it/p/bibbia-in-mp3.html

La Bibbia in capitoli:

http://ruth.altervista.org/filesbibbia.html

 

Dimensioni relative dei libri della Bibbia

Ci sono 1189 capitoli in tutta la Bibbia:

  • 929 capitoli nell’Antico Testamento;
  • 260 capitoli nel Nuovo Testamento.

Il capitolo più lungo è il Salmo 119. Il capitolo più breve è il Salmo 117, che tra l’altro è quello di mezzo nella Bibbia.

Il versetto più lungo è Ester 8:9. Il versetto più breve è Giovanni 11:35.

Dato che i capitoli variano in lungezza, le dimensioni relative dei libri della Bibbia sono indicate dai numeri di pagina medi di cui sono composti piuttosto che dal numero di capitoli. Questa tabella, realizzata da una Bibbia di 1281 pagine, mostra le dimensioni relative dei libri della Bibbia:

LIBRO

CAPITOLI

PAGINE

Genesi

50

58

Esodo

40

49

Levitico

27

36

Numeri

36

51

Deuteronomio

34

48

Giosuè

24

29

Giudici

21

30

Ruth

4

4

1 Samuele

31

38

2 Samuele

24

32

1 Re

22

36

2 Re

25

35

1 Cronache

29

33

2 Cronache

36

40

Esdra

10

12

Nehemia

13

17

Ester

10

9

Giobbe

42

40

Salmi

150

98

Proverbi

31

34

Ecclesiaste

12

9

Cantico dei Cantici

8

6

Isaia

66

57

Geremia

52

65

Lamentazioni

5

7

Ezechiele

48

59

Daniele

12

18

Osea

14

8

Gioele

3

3

Amos

9

6

Abdia

1

1

Giona

4

2

Michea

7

5

Nahum

3

2

Habacuc

3

3

Sofonia

3

3

Aggeo

2

2

Zaccaria

14

10

Malachia

4

3

Matteo

28

37

Marco

16

23

Luca

24

40

Giovanni

21

29

Atti degli Apostoli

28

38

Romani

16

15

1 Corinzi

16

14

2 Corinzi

13

10

Galati

6

5

Efesini

6

5

Filippesi

4

4

Colossesi

4

4

1 Tessalonicesi

5

3

2 Tessalonicesi

3

2

1 Timoteo

6

4

2 Timoteo

4

3

Tito

3

2

Filemone

1

1

Ebrei

13

12

Giacomo

5

4

1 Pietro

5

4

2 Pietro

3

3

1 Giovanni

5

4

2 Giovanni

1

1

3 Giovanni

1

1

Giuda

1

1

Apocalisse

22

19

Inoltre, nella suddetta copia della Bibbia, abbiamo:

  • L’Antico Testamento è costituito da 993 pagine.
  • Il Nuovo Testamento è costituito da 288 pagine.
  • I libri storici sono costituiti da 552 pagine.
  • I libri poetici sono costituiti da 187 pagine.
  • I libri profetici sono costituiti da 254 pagine.
  • Il Pentateuco è costituito da 237 pagine.
  • I Vangeli sono costituiti da 129 pagine.
  • Le Epistole sono costituite da 102 pagine.

 

 

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I – La Bibbia, ossia La Parola di Dio.

Bibbia

– La Bibbia è la Parola di Dio –

Tralasciando tutte le teorie sull’ispirazione e sulla maniera nella quale tutti i libri della Bibbia sono pervenuti alla loro attuale forma, o ancora su quanto il testo originale abbia sofferto attraverso la trascrizione per mano di compilatori e copisti, non tenendo conto, dicevo, del cosa sia da interpretarsi letteralmente o figuratamente, di quello che è storico e di quello che invece è poetico, se noi prendiamo la Bibbia quale essa è, studiandone i libri per conoscerne il contenuto, vi troveremo una unità di pensiero indicanteci come una unica mente abbia ispirato la stesura e la complilazione dell’intera serie di libri, e come essa rechi l’impronta del suo Autore, come essa sia cioè, in un senso ben unico e preciso, LA PAROLA DI DIO.

Ai giorni nostri è abbastanza diffusa in alcuni circoli intellettuali l’opinione che la Bibbia sia una specie di storia della ricerca di Dio attraverso i tempi da parte dell’uomo. La narrazione cioè delle esperienze dell’uomo che cerca di raggiungere questo Dio e che gradualmente migliora le sue idee intorno a Lui, edificando sulle esperienze delle precedenti generazioni. In quei passi, tanto frequenti nella Bibbia, dove viene detto che Iddio parlò, secondo questa tesi particolare Iddio non parlò realmente, ma furono piuttosto gli uomini che espressero col linguaggio le proprie idee, sostenendo che fosse il linguaggio di Dio, mentre si trattava in realtà soltanto di ciò che gli uomini immaginavano intorno a Dio. La Bibbia viene così ridotta al livello degli altri libri, facendola quindi apparire non come un libro divino, bensì come un libro scritto dall’uomo e che abbia solo la pretesa di essere divino.

Noi respingiamo completamente questo punto di vista, perché crediamo che la Bibbia sia non il racconto degli sforzi dell’uomo per trovare Iddio, ma piuttosto la narrazione dell’amore che Dio ha avuto per rivelarsi all’uomo: è la storia dei Suoi rapporti con l’uomo, nella sua rivelazione mostrata al genere umano; è la volontà del Creatore rivelata all’uomo dal Creatore stesso, per istruirlo e guidarlo lungo la Via della Vita.

I libri della Bibbia sono stati composti da scrittori umani; addirittura non si sa neanche l’identità di alcuni di questi scrittori. Inoltre non si sa proprio come Dio abbia spinto a scrivere questi scrittori, ma di sicuro viene esposto come Dio li guidò e questi libri debbono essere esattamente ciò che Dio abbia voluto da essi.

Esiste una differenza tra la Bibbia e tutti gli altri libri. Degli scrittori possono chiedere l’aiuto e la guida di Dio ed ottenerli, ed infatti vi sono nel mondo molti buoni libri scritti da autori che hanno ricevuto l’ausilio divino. Ma nonostante ciò persino il più santo degli autori non avrebbe la presunzione di affermare che i suoi libri siano stati scritti da Dio, cosa che viene affermata invece per la Bibbia. Iddio stesso ha sovrinteso, diretto e dettato la forma nella quale questi libri sono stati scritti, e gli autori erano sotto il controllo di Dio. La Bibbia è la PAROLA DI DIO in una forma tale per cui nessun altro libro al mondo è la Parola di Dio.

Alcune espressioni bibliche sono probabilmente, in quanto presentate in linguaggio di tempi antichi, “antiche figure del pensiero” per indicare idee che oggi esprimeremmo in altra maniera. Ma nonostante ciò la Bibbia contiene esattamente le cose che Dio voleva far conoscere all’uomo, e proprio nella forma come vuole che noi le conosciamo. E fino alla fine dei tempi questo vecchio, caro libro, sarà l’unica risposta alla ricerca che l’umanità compie di Dio.

La Bibbia è stata scritta da molti scrittori, attraverso un periodo di molti secoli, e pur tuttavia è un libro unitario; essa è in sè stessa il grande miracolo di tutti i secoli che evidenzia la prova della propria origine sovrumana.

Tutti dovrebbero amare la Bibbia, tutti dovrebbero esserne dei lettori assidui, tutti dovrebbero sforzarsi di vivere secondo i suoi insegnamenti. La Bibbia dovrebbe occupare il primo posto nella vita e nell’opera di ogni chiesa e di ogni pulpito. L’UNICO COMPITO DEL PULPITO CRISTIANO E’ APPUNTO LA SEMPLICE ESPOSIZIONE DEGLI INSEGNAMENTI DELLA PAROLA DI DIO.

 

 

Cristo, centro e cuore della Bibbia

L’Antico Testamento è la Storia di una promessa per una Nazione.

Il Nuovo Testamento è la Storia della realizazione di questa promessa: un Uomo (il Cristo = il Messia).

Questa Nazione venne fondata ed allevata da Dio per portare nel mondo quest’Uomo.

Dio stesso divenne uomo per dare al genere umano un’idea concreta, tangibile e definita del tipo di persona a cui dobbiamo pensare quando pensiamo a Dio. Iddio ha lo stesso carattere di Gesù. Gesù era Dio incarnato nella forma umana.

 La Sua apparizione sulla terra è l’avvenimento centrale di tutta la storia, ed il Vecchio Testamento prepara la scena che il Nuovo descriverà.

Come uomo Egli visse la vita straordinariamente più edificante che sia mai stata conosciuta. Egli è l’uomo più buono, mansueto, gentile, paziente e comprensivo che sia mai vissuto. Amava le persone e detestava vederle sotto la schiavitù del maligno; amava perdonare, amava aiutare. Compì dei miracoli meravigliosi. Le moltitudini stanche, affrante ai dolori e con il cuore turbato, venivano a Lui  e trovavano guarigione e sollievo. Di lui viene detto, e non lo si dice per nessun altro, che se si scrivessero tutti gli atti di bontà e potenza da Lui compiuti, il mondo non riuscirebbe a contenerne i libri. Tale uomo era Gesù e tale tipo di persona è Dio.

Egli morì sulla croce per cancellare il peccato dal mondo: per divenire il Redentore ed il Salvatore del popolo che Dio ha eletto, comprato ed appartato per sé avanti la fondazione del mondo.

Risuscitò dai morti: ora è vivente, non semplicemente come personaggio storico, ma come persona reale; e questo è il fatto più importante della storia umana e la forza più vitale del mondo al giorno d’oggi.

L’intera Bibbia è fondata su questa meravigliosa storia di Cristo e sulla Sua promessa di Vita Eterna per coloro che l’accettano. L’unico scopo per cui la Bibbia è stata scritta è che gli uomini possano credere, comprendere, conoscere, amare e seguire Cristo.

Cristo, centro e cuore della storia, deve essere il centro ed il cuore della nostra vita; il nostro destino eterno è nelle sue mani. A seconda che noi accettiamo o rifiutiamo questo Signore, conosciamo la nostra gloria eterna o la nostra eterna rovina, conosciamo se il nostro futuro sarà in cielo o all’inferno, questo o quello.

La decisione più importante che noi siamo chiamati a prendere è quella di stabilire, una volta per tutte, quale sia il nostro atteggiamento verso Cristo. É da ciò che dipende ogni cosa.

É veramente magnifico essere cristiani; è il più alto privilegio del genere umano. Accettare Cristo come Salvatore e Signore, e lottare sinceramente e con fedeltà per seguirlo nella Via della Vita che Egli ci ha insegnato, è certamente di gran lunga la maniera di vivere più sensata e soddisfacente: significa pace, tranquillità dello spirito, allegrezza del cuore, perdono, felicità, speranza, vita: vita ora E quì, in questa terra, vita abbondante, vita che non vedrà mai fine.

Come si può essere tanto ciechi o insensibili, da trascorrere una vita per poi affrontare la morte senza la speranza cristiana? Se escludiamo Cristo, che cosa c’è, sia per questo mondo che per l’altro, che renda questa vita degna d’essere vissuta? Noi tutti dobbiamo morire, perché dunque cercare di riderne? La cosa più naturale sembrerebbe perciò, per ogni essere umano, accogliere Cristo con tutto il cuore e considerare il nome di cristiano come il privilegio più ambito di questa vita.

In ultima analisi, la cosa più bella e più cara di questa vita è possedere la consapevolezza, nei più profondi recessi del nostro io, di vivere per Cristo.

 

 

Cosa dice la Bibbia di sè stessa

  • “Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te” (Salmo 119:11).
  • 16 Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera” (II Timoteo 3:16-17).
  • “Ma Gesù, rispondendo, disse loro: Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio” (Matteo 22:29).
  • “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»” (Luca 21:33).
  • 19 Noi abbiamo anche la parola profetica più certa a cui fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori, 20 sapendo prima questo: che nessuna profezia della Scrittura è soggetta a particolare interpretazione. 21 Nessuna profezia infatti è mai proceduta da volontà d’uomo, ma i santi uomini di Dio hanno parlato, perché spinti dallo Spirito Santo” (II Pietro 1:19-21).
  • “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105).
  • “Ogni parola di Dio è raffinata col fuoco. Egli è uno scudo per chi si rifugia in lui” (Proverbi 30:5).
  • “Non aggiungerete nulla a quanto vi comando e non toglierete nulla, ma impegnatevi ad osservare i comandamenti dell’Eterno, il vostro DIO, che io vi prescrivo” (Deuteronomio 4:2).
  • 16 «Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniarvi queste cose nelle chiese. Io sono la Radice e la progenie di Davide, la lucente stella del mattino». 17 E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. 18 Io dichiaro ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro che, se qualcuno aggiunge a queste cose, Dio manderà su di lui le piaghe descritte in questo libro. 19 E se alcuno toglie dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dal libro della vita dalla santa città e dalle cose descritte in questo libro” (Apocalisse 22:16-19).

 

 

Pensieri famosi sulla Bibbia

Abramo Lincoln: “Io credo che la Bibbia sia il miglior dono che Iddio abbia mai fatto all’uomo. Tutto il bene che emana dal Salvatore del mondo ci giunge attraverso questo libro”.

George Washington: “È impossibile governare rettamente il mondo senza Dio e la Bibbia”.

Napoleone: “La Bibbia non è un semplice libro, ma una creatura vivente dotata di una potenza che conquista tutto ciò che le si oppone”.

William Gladstone: “Ho conosciuto novantacinque dei più grandi uomini del mio tempo, e di questi, ottantasette erano seguaci della Bibbia”.

San Francesco: “Nessuno mi mostrava ciò che dovessi fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovessi vivere secondo la forma del Santo Vangelo”.

Thomas Carlyle: “La Bibbia è la più alta espressione della verità che sia fluita, con le lettere dell’alfabeto, dall’anima dell’uomo, ed attraverso la quale, come attraverso una finestra divinamente aperta, tutti gli uomini possono guardare nell’Eternità ed intravedere la loro patria lontana, da lungo dimenticata”.

John Ruskin: “Qualunque sia il merito su ogni cosa che abbia scritto è semplicemente dovuto al fatto che, quando ero bambino, mia mamma giornalmente mi leggeva una parte della Bibbia e giornalmente imparavo col cuore una parte di essa”.

Emanuele Kant: “L’esistenza della Bibbia, quale libro per il popolo, è il più grande beneficio di cui la razza umana abbia mai goduto, e qualsiasi tentativo di sminuirla è un delitto contro l’umanità”.

Goethe: “Lasciate che la cultura della mente continui nel suo cammino, che le scienze naturali facciano progressi in ampiezza e profondità e che la mente umana si allarghi quanto desidera, ma al di là dell’elevazione e cultura morale del cristianesimo, quale la vediamo brillare nel Vangelo, essa non potrà mai andare”.

Camillo Benso, conte di Cavour: “L’ho letta e profondamente meditata da tre anni. Non potrei dirle abbastanza quanto io sono stato colpito dalla divinità della morale dell’Evangelo, che lascia ad una distanza infinita tutto quel che gli uomini hanno potuto immaginare”.

U. S. Grant: “La Bibbia è il foglio-ancora delle nostre libertà”.

Orazio Greeley: “È impossibile schiavizzare mentalmente o socialmente coloro che leggono la Bibbia. I principi della Bibbia sono le fondamenta della libertà umana”.

Andrew Jackson: “Quel libro, signore, è la roccia su cui si poggia la nostra repubblica”

Robert E. Lee: “In tutte le mie perplessità ed afflizioni, la Bibbia non ha mai fallito di darmi luce e forza”.

Thomas Huxley: “La Bibbia è la Magna Charta dei poveri e degli oppressi, ed il genere umano non si trova in condizione di poterne fare a meno”.

Henry Ward Beecher: “Gettate la Bibbia in fondo all’oceano e gli obblighi dell’uomo verso Dio resterebbero immutati; avrebbe ancora lo stesso sentiero da percorrere, solo che ora gli mancherebbero la sua lampada e la sua guida; avrebbe ancora lo stesso viaggio da compiere, solo che ora non avrebbe più con sé la sua bussola e la sua mappa”.

Lord Tennyson: “La lettura della Bibbia è di per sé stessa una forma di educazione”.

John Quincy Adams: “La mia venerazione per la Bibbia è tanto grande che quanto prima i miei figli cominceranno a leggere la Bibbia, tanto più sicura sarà la mia speranza che essi divengano dei cittadini utili al loro paese e membri rispettabili della società. E’ mia abitudine oramai da anni, leggere la Bibbia per intero ogni anno”.

Charles Dickens: “Il Nuovo Testamento è il miglior libro che sia o sarà mai conosciuto al mondo”.

Charles A. Dana: “Il grandioso e vecchio Libro rimane in piedi; ed in questa vecchia terra, più le sue pagine vengono girate e meditate, più sosterrà ed illustrerà le pagine della Sacra Parola”.

Sir William Herschel: “Tutte le scoperte umane sembrano essere fatte solo con lo scopo di confermare sempre di più le verità contenute nelle Sacre Scritture”.

Isaac Newton: “Nella Bibbia vi sono più segni di autenticità nella Bibbia che in qualunque storia profana”.

Alessandro Manzoni: “S’immagini ogni sentimento di perfezione: esso si trova nel Vangelo; si sublimino i desideri dell’anima la più pura da passioni personali fino al sommo ideale del bello morale: essi non oltrepasseranno la regione del Vangelo e nello stesso tempo non si troverà alcun sentimento di perfezione al quale col Vangelo non si possa assegnare una ragione assoluta e un motivo preponderante legati ugualmente a tutta la rivelazione”.

Daniel Webster: “Se ci fosse qualcosa nei miei pensieri o apprezzamenti, il merito lo attribuisco ai miei genitori per avermi inculcato sin dalla mia infanzia un amore per le Scritture. Se operiamo secondo i principi della Bibbia, il nostro paese procederà da prosperità in prosperità; ma se noi con la nostra prosperità rigettiamo i suoi insegnamenti e la sua autorità, nessun uomo potrà dire in merito ad una catastrofe che ci coglie all’improvviso e seppellisce tutte le nostre glorie in una profonda oscurità”.

W. H. Seward: “L’intera speranza del progresso umano è sostenuta sulla sempre corescente influenza della Bibbia”

Patrick Henry: “La Bibbia vale più di tutti gli altri libri che siano stati stampati”.

Enrico Van Dyke: “Nata in oriente e vesita di abiti e immaginativa orientali, la Bibbia percorre le strade del mondo per entrare in una terra dopo l’altra e trovare la propria casa dovunque. Ha imparato a parlare al cuore dell’uomo in centinaia di lingue; fanciulli ascoltano con meraviglia e con gioia le sue storie, uomini saggi le ponderano come parabole di vita. I malvagi e gli orgogliosi tremano davanti ai suoi moniti, ma per coloro che sono feriti e penitenti essa assume toni di madre. Essa è entrata nei nostri sogni più cari, e così l’amore e l’amicizia, la simpatia, la devozione, il ricordo, la speranza, si ricoprono dei begli abiti del suo parlare pieno di tesori, e nessun uomo che possegga un tale bene è povero e sconsolato. Quando l’orizzonte si fa oscuro e il trermante pellegrino giunge nella valle dell’ombra, egli non ha paura di entrare; presi in mano il bastone e la verga della Scrittura, egli dice al suo amico e compagno: “Addio, ci rivedremo”, ed alla prospettiva di un tale sostegno si avvicina a quel varco solitario come uno che passi dalle tenebre alla luce” (Da “Companionable Books” di Henry Van Dyke, per gentile concessione degli Editori, Charles Scribner’s Sons).

Tratto da: Commentario Biblico Abbreviato di H. H. Halley, Edizioni Centro Biblico – Napoli.

George Müller (1805-1898; fondatore dell’Orfanotrofio di Bristol ed esempio di efficacia della preghiera nei tempi moderni) scrisse:

  • “Il vigore della nostra vita spirituale sarà direttamente proporzionale al posto che la Bibbia occupa nella nostra vita e nei nostri pensieri. Posso solennemente affermare questo in base ai miei cinquantaqua anni di esperienza personale”.
  • “Durante i primi tre anni successivi alla mia conversione trascuravo la Parola di Dio. Ma dal momento in cui ho cominciato ad investigarla con diligenza ne ho ricevuto meravigliose benedizioni”.
  • “Ho letto la Bibbia da un capo all’altro centinaia di volte e con un piacere sempre maggiore. Mi sembra di leggere ogni volta un libro nuovo”.
  • “Le benedizioni scaturite da uno studio continuo e diligente della Bibbia sono state veramente grandi, ed io considero perduto quel giorno in cui non ho potuto trascorrere del tempo con la Parola di Dio”.

Dwight Lyman Moody (1837-1899; grande evangelista di cui Iddio si è servito per la conversione di molte anime in America ed in Europa nel XIX sec.) scrisse:

  • “Pregavo in attesa della fede, pensando che un giorno essa sarebbe discesa colpendomi come un fulmine, ma sembrava che quel giorno non dovesse venire mai. … Un giorno lessi al capitolo decimo dei Romani: “Così la fede vien dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo”. Io avevo chiuso la mia Bibbia cercando la fede; allora aprii la Bibbia e cominciai a studiare. Da quel momento la fede è andata sempre più crescendo”.
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