Sette e religioni (parte 4): caratteristiche delle sette o/e dei gruppi religiosi non cristiani o pseudo-cristiani

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

Caratteristiche delle sette e dei gruppi religiosi o pseudo-religiosi di ispirazione Cristiana, o semplicemente gruppi che deviano la mente dei propri membri.

 Gli elementi di seguito descritti possono essere presenti tutti o in parte nel mezzo di questi gruppi.

  • Dà gloria ed onore ad un essere umano o una organizzazione umana.

  • Praticano l’isolamento dal mondo esterno (ossia dalle altre persone), specialmente nella fase iniziale d’indottrinamento. Spingono all’odio dei familiari e delle persone più intime.

  • Convincimento riguardo a determinati argomenti al fine di suscitare reazioni pilotate.

  • Si presenta come unica via di salvezza e di verità.

  • Convince i propri membri che questi sono “eletti” ed hanno una “missione” nel mondo (in genere è una missione di sedurre ed irretire persone per rastrellare soldi), ma inculca al membro del gruppo che per ora non è all’altezza e pertanto deve lavorare sopra la propria persona, svuotandola dei suoi princìpi, convinzioni e pensieri acquisiti fino a quel momento.

  • Ha all’interno una forte gerarchia di valori ed una disciplina e sottomissione ferrea al “capo” o alla “organizzazione”, che da inizialmente sicurezza ai membri, ma li svuota della personalità.

  • Limita e filtra l’uso dei mezzi di comunicazione e dei contatti con le persone.

  • Il “bene” ed il “male” non vengono definiti basandosi completamente sulla Bibbia, ma effettivamente vengono ridefiniti e modellati sulle esigenze del “capo” e/o della “organizzazione”, possibilmente estrapolando passi biblici dal contesto ed adattandoli secondo la loro “tendenza”.

  • C’è sempre una persona umana di riferimento ed effettivamente sono disturbati da coloro che hanno un rapporto personale con Dio “in spirito ed in verità” (la verità descritta nel canone dei libri ispirati della Bibbia).

  • Nascondono e negano gli aspetti negativi del “capo” e/o della “organizzazione”: ci si trova come di fronte ad una sorta di “infallibilità papale”.

  • Si sostiene che ormai Dio non opera più in modo soprannaturale come descritto nella Bibbia, perché siamo ormai in un’altra “dispensazione” (o “era”): l’era glaciale della Chiesa che viene presentata col termine di “era della grazia”, in cui ci si limita a gironzolare per “evangelizzare” e raccogliere gente per ingrandire il gruppo e socializzare. Ogni evento soprannaturale è ormai delegato al diavolo (cfr. cessazionismo).

  • Se sono presenti segni soprannaturali e “prodigi”, in genere sono dei semplici trucchi da stregoni e/o da circo equestre, sono pieni d’inganno e menzogna, ed in ogni caso non glorificano Dio.

  • Parlano di “pentecostalesimo”, segni e prodigi di Dio, di battesimo con lo Spirito Santo, di guarigioni, di sogni, di visioni, di … <tutto quello che vogliono loro>, ma nel loro mezzo nessuno dei membri del gruppo ha sperimentato le opere soprannaturali di Dio (secondo le Sacre Scritture), le opere che Dio ha innanzi ordinato per i suoi santi, e se dicono che hanno sperimentato qualcosa del genere non è conforme alle descrizioni dei segni di Dio secondo la Bibbia.

Ora viene riportato un articolo di un mensile così com’è, senza alterazioni nel testo, pur non condividendo parte del pensiero dell’autore dell’articolo; lo scopo è quello di far riflettere criticamente e con Bibbia alla mano il lettore su quanto viene scritto, su realtà e situazioni che man mano si presentano e che man mano sembrano più o meno buone. Si tiene fermamente presente che “16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.” (II Timoteo 3:16-17) e che quindi nessuno scritto è sostituibile alla giustizia della Bibbia.

COME TI CAMBIO LA MENTE

Ecco alcune tecniche di manipolazione mentale utilizzate dai culti per il condizionamento dei loro seguaci:

ISOLAMENTO

  • Allontanamento dalla comunità sociale e dal contesto familiare, per indurre la perdita di ogni altro punto di riferimento;

  • Senso di superiorità, per spezzare tutti i rapporti precedenti;

  • Bombardamento affettivo (love bombing), per rinsaldare il senso di appartenenza al gruppo;

  • Rimozione della privacy, per impedire l’introspezione individuale;

  • Obbligo di consegnare al gruppo tutti i propri averi, per indurre dipendenza finanziaria.

INDOTTRINAMENTO

  • Rifiuto sistematico dei vecchi valori;

  • Imposizione di letture di difficile comprensione;

  • Incoraggiamento all’obbedienza cieca e al rispetto delle gerarchie;

  • Imposizione di codici di abbigliamento, per accentuare la diversità da tutti gli altri;

  • Induzione di senso del mistero e della partecipazione a un disegno insondabile;

  • Uso di preghiere o formule ripetitive.

MANTENIMENTO

  • Attività fisica prolungata, impegno mentale continuo e privazione del sonno, accompagnati da una dieta poco equilibrata, per creare uno stato di affaticamento e di iperattività agli stress emozionali;

  • Deresponsabilizzazione, per scoraggiare iniziative personali;

  • Pressione psicologica costante da parte degli altri membri, per evitare improvvisi ripensamenti;

  • Induzione di senso di colpa e paura di punizione in caso di dubbi;

  • Abitudine a usare un linguaggio criptico, per rendere più difficile la comunicazione con l’esterno.

Fonte: Ministero dell’Interno, «Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia», febbraio 1998.

(articolo a cura del Ministero dell’Interno, mente & cervello, n. 11, anno II, settembre-ottobre 2004, pag. 21).

Riportiamo ora la seguente tabella utile a discernere sette e gruppi:

Tipo di questione

La fede Cristiana

La fede della setta

Adora, loda, ama e rispetta

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione

Intercessione fra uomo e Dio

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione.

La salvezza si ottiene

Attraverso la fede in Gesù Cristo

Bisogna fare quello che dice un uomo o una organizzazione.

Chi è il capo

Gesù Cristo

Un uomo o una organizzazione.

Quando si ha la certezza della salvezza

Già quando si è vivi, mai quando si è morti.

Solo dopo la morte e comunque a discrezione di un uomo o una organizzazione.

La Bibbia è

La Parola di Dio

Un libro scritto da uomini come tutti gli altri e/o può essere la Parola di Dio; pertanto è affiancata dalla dottrina di un uomo e/o di una organizzazione; comunque non la intende in senso letterale.

L’evangelizzazione è

Fondamentale e primaria

Ininfluente di fatto.

Il rapporto con Dio è

Quotidiano e diretto

Quando si “va in chiesa” e/o è mediato da un uomo e/o da una organizzazione.

Fratello è

Chi è nato di nuovo e nel suo cuore ha riconosciuto Dio come Padre.

Gli altri esseri umani e/o tutti gli esseri umani.

Inoltre la Bibbia, nel capitolo 16 del Vangelo di San Marco, dice espressamente:

9 OR Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, della quale avea cacciati sette demoni. 10 Ed ella andò, e l‘annunziò a coloro ch’erano stati con lui, i quali facevan cordoglio, e piangevano. 11 Ed essi, udito ch’egli viveva, e ch’era stato veduto da lei, nol credettero. 12 Ora, dopo queste cose, apparve in altra forma a due di loro, i quali erano in cammino, andando a’ campi. 13 E quelli andarono, e l‘annunziarono agli altri; ma quelli ancora non credettero.
14 Ultimamente, apparve agli undici, mentre erano a tavola; e rimproverò loro la loro incredulità, e durezza di cuore; perciocchè non avean creduto a coloro che l’avean veduto risuscitato. 15 Ed egli disse loro: Andate per tutto il mondo, e predicate l’evangelo ad ogni creatura. 16 Chi avrà creduto, e sarà stato battezzato, sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. 17 Or questi segni accompagneranno coloro che avranno creduto: Cacceranno i demoni nel mio nome; parleranno nuovi linguaggi; 18 torranno via i serpenti; ed avvegnachè abbiano bevuta alcuna cosa mortifera, quella non farà loro alcun nocimento; metteranno le mani sopra gl’infermi, ed essi staranno bene.
19 Il Signore adunque, dopo ch’ebbe lor parlato, fu raccolto nel cielo, e sedette alla destra di Dio. 20 Ed essi, essendo usciti, predicarono in ogni luogo, operando insieme il Signore, e confermando la parola per i segni che seguivano.

Pertanto, se vi trovate di fronte ad una setta o ad un gruppo religioso pseudo-cristiano, sia esso legato direttamente o indirettamente alla religione di stato o meno, ma i cui membri principali non abbiano i requisiti “di coloro che avranno creduto” descritti in questo passo della Bibbia, vi esorto ad uscirvene. Costoro non hanno mai creduto al Gesù Cristo descritto nella Bibbia, ma hanno creduto in un Gesù Cristo messo a punto per ingannare la gente. Costoro sono degli ingannatori, a loro volta ingannati dal diavolo. Costoro sono delle piattole, delle sanguisughe da cui ne ricaverete solo danni. Piuttosto investigate le Scritture da voi stessi a partire dai muri domestici. Risvegliati, tu che dormi, e risorgi da’ morti, e Cristo ti risplenderà. (Efesini 5:14).

Pubblicato in Apologia del Cristianesimo, Eresie della Chiesa Cattolica Romana, Guidati dallo Spirito Santo, Insegnamenti, Radicare la fede, Religione ebraica, Religioni, Sette, Spendere il tempo nella Parola, Tradizioni della Chiesa Cattolica Romana | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sette e religioni (parte 3): Religiosi per solidarietà

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

Si riporta l’articolo così com’è, senza alterazioni nel testo, pur non condividendo parte del pensiero dell’autore dell’articolo (in particolare tutto ciò che sia connesso direttamente o indirettamente all’Evoluzionismo); lo scopo è quello di far riflettere criticamente e con Bibbia alla mano il lettore su quanto viene scritto, su realtà e situazioni che man mano si presentano e che man mano sembrano più o meno buone. Si tiene fermamente presente che “16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.” (II Timoteo 3:16-17) e che quindi nessuno scritto è sostituibile alla giustizia della Bibbia.

La Bibbia dice: “Ecco, quant’è buono e quant’è piacevole che fratelli dimorino assieme!” (Salmo 133:1), ma dice anche: “Come nell’acqua il viso risponde al viso, così il cuor dell’uomo risponde al cuore dell’uomo” (Proverbi 27:19). Infatti “C’è un proverbio del mondo che dice ‘Non ti piglio se non ti assomiglio!’. In effetti vedo che gli stolti – che sono proprio tanti! – si pigliano l’un con l’altro, e questo perché si assomigliano, e molto pure: essi hanno in comune infatti la STOLTEZZA. Il savio di cuore invece cerca e si trova bene solo con i savi di cuore; egli infatti cerca la sapienza, e questa non si trova certo nel cuore e sulle labbra degli stolti.” (Giacinto Butindaro).

Dice bene la Sapienza: “Vattene lungi dallo stolto; sulle sue labbra certo non hai trovato scienza” (Proverbi 14:7). In effetti cercare di fare un discorso logico e sano con gli stolti, indurli a riflettere e a discernere il bene dal male, è una perdita di tempo appunto perché sono stolti in quanto rifiutano la correzione e l’istruzione. Sì, la Scrittura ha ragione, bisogna allontanarsi da questa gente, che peraltro abbonda in seno alle Chiese. Beati coloro che si allontanano dagli stolti, ne avranno del bene e non se ne pentiranno mai” (Giacinto Butindaro).

Religiosi per solidarietà

Secondo gli antropologi, la religione si è evoluta per rafforzare la coesione dei gruppi sociali. E i riti, anche i più bizzarri e cruenti, servono a testimoniare il legame dei singoli membri con la loro comunità

di Richard Sosis

 Avevo 15 anni quando andai per la prima volta nella città vecchia di Gerusalemme a visitare il Muro del pianto. Forse fu un presagio della mia futura carriera di antropologo, ma quando mi trovai al cospetto delle antiche pietre, più che da esse fui attratto dalle persone che si trovavano davanti alla struttura. Le donne erano in piedi sotto il sole, rivolte verso il Muro in un atteggiamento di solenne devozione, e indossavano camicie a maniche lunghe, copricapi e pesanti gonne che arrivavano quasi a terra. Anche gli uomini, con le folte barbe, i lunghe soprabiti neri e i cappelli di pelo, sembravano incuranti del calore estivo mentre si chinavano con fervore cantando le lodi di Dio. Chiesi a un amico: «Perché una persona ragionevole dovrebbe indossare abiti invernali per passare il pomeriggio a pregare sotto il sole del deserto?». All’epoca conclusi che non c’era una spiegazione razionale, e che i miei correligionari forse erano un po’ folli.

Soffrire per la religione.  In tutto il mondo esistono riti religiosi che richiedono un considerevole dispendio di tempo o un sacrificio personale. Gli ebrei ortodossi trascorrono ogni giorno ore in preghiera presso il Muro del pianto di Gerusalemme ...

Soffrire per la religione. In tutto il mondo esistono riti religiosi che richiedono un considerevole dispendio di tempo o un sacrificio personale. Gli ebrei ortodossi trascorrono ogni giorno ore in preghiera presso il Muro del pianto di Gerusalemme …

Naturalmente, i comportamenti «strani» non sono propri solo degli ebrei ortodossi: molti atti religiosi appaiono bizzarri. In tutto il mondo, chi è particolarmente devoto tende a distinguersi fisicamente, e quasi ovunque i membri del clero si differenziano dal resto della società per il loro abbigliamento. In molte popolazioni viene praticata anche una forma di alterazione chirurgica. Gli aborigeni dell’Australia eseguono un’operazione rituale sugli adolescenti, inserendo un osso o una pietra nel pene. Ebrei e musulmani sottopongono i neonati maschi alla circoncisione, e in alcune società islamiche le ragazze sono soggette a qualche tipo di mutilazione dei genitali.

... "Durante il festival vegetariano di Phuket, in Thailandia, i «soldati di dio», buddisti di origine cinese compiono atti di autolesionismo, fra cui aspergersi con olio bollente, camminare su carboni ardenti e perforarsi con oggetti appuntiti" ...

… “Durante il festival vegetariano di Phuket, in Thailandia, i «soldati di dio», buddisti di origine cinese compiono atti di autolesionismo, fra cui aspergersi con olio bollente, camminare su carboni ardenti e perforarsi con oggetti appuntiti” …

Popolazioni come i Nuer del Sudan e gli Iatmul della Nuova Guinea impongono agli adolescenti la scarificazione rituale. Le cerimonie di iniziazione sono spesso durissime. Fra i nativi americani, i ragazzi Apache erano costretti a immergersi in acqua gelida, i Luiseño giacevano immobili mentre venivano morsi da orde di formiche e alle ragazze dei Tukuna si strappavano i capelli.

... "E in Bulgaria, nel giorno dell'Epifania, giovani cristiani si tuffano nell'acqua gelida per ripescare un crocifisso" ...

… “E in Bulgaria, nel giorno dell’Epifania, giovani cristiani si tuffano nell’acqua gelida per ripescare un crocifisso” …

Come spiegare, almeno in parte, simili comportamenti? Se gli esseri umani sono razionali, perché dedicano tanto tempo, energie e risorse ad atti che possono essere così dolorosi, o come minimo sgradevoli? Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che la nostra specie pratica comportamenti rituali da almeno 100.000 anni, e in ogni cultura nota esiste qualche forma di religione. La fede continua a prosperare a dispetto dei trionfi del razionalismo scientifico del XX secolo. Negli Stati Uniti, per esempio, la percentuale di praticanti è restata al 40 per cento per tutto il secolo. La fede in Dio (circa il 96 per cento), nell’aldilà (72 per cento), nel paradiso (72) e nell’inferno (58) sono rimaste costanti ed elevate. Perché le pratiche, le istituzioni e le convinzioni religiose continuano a essere una componente essenziale della vita sociale?

Questa domanda mi incuriosisce da anni, e all’inizio la mia formazione antropologica non mi ha aiutato a trovare una risposta. Sono specializzato in una disciplina chiamata ecologia comportamentale umana, che studia gli schemi di adattamento dei comportamenti in relazione al contesto ambientale. Gli studiosi di questo settore ipotizzano che la selezione naturale abbia modellato il sistema nervoso umano perché rispondesse in modo appropriato a situazioni ambientali diverse.

Tutti gli esseri viventi devono scendere a compromessi: impiegare tempo in un’attività impedisce di svolgerne altre che potrebbero favorire la sopravvivenza o il successo riproduttivo. Gli animali che riescono a massimizzare l’acquisizione di risorse massimizzano anche il numero di discendenti.

Gli ecologi comportamentali pensano che la selezione naturale ci abbia dotato di meccanismi decisionali per ottimizzare la capacità di acquisire risorse in varie situazioni: questo è un punto fondamentale della «teoria del procacciamento ottimale». I modelli di ottimizzazione danno previsioni su risposte comportamentali «perfettamente adattate» a partire da alcune condizioni ambientali. Ovviamente, l’adattamento perfetto non è mai raggiunto, poiché gli esseri viventi dispongono raramente di informazioni perfette e gli ambienti sono mutevoli, ma questa ipotesi si è rivelata un ottimo strumento per analizzare una notevole varietà di decisioni.

Ma se gli esseri umani sono «progettati» per ottimizzare la loro capacità di ricavare energia dall’ambiente, perché si dedicano a comportamenti rituali apparentemente controproducenti? Alcune pratiche religiose, come i sacrifici, sono una vera e propria esibizione di spreco di risorse. In termini antropologici, è perfettamente spiegabile perché in un gruppo di cacciatori-raccoglitori il cibo sia diviso fra tutti i componenti; ma perché mai si dovrebbe assegnare una parte delle risorse a un antenato defunto bruciandole su un altare? Una risposta frequente è che è che i praticanti credono nell’efficacia di questi rituali e nei precetti di fede che danno significato alle cerimonie. Ma è una risosta che si morde la coda. Ciò che dobbiamo chiederci è perché la selezione naturale abbia favorito una psicologia che crede nel soprannaturale ed è disposta a dedicarsi alle costose manifestazioni di questa fede.

Sacrificio rituale

Nel XX secolo, l’antropologo Edward B. Taylor, sosteneva che la religione fosse nata da un equivoco da parte dei «primitivi» sulla realtà dei sogni. In pratica, sognare antenati defunti avrebbe indotto queste popolazioni a credere che gli spiriti possano sopravvivere alla morte.

Col tempo, l’antropologia è maturata, abbandonando l’equazione «primitivo uguale irrazionale», e ha cominciato a cercare spiegazioni funzionali della religione. All’inizio del XX secolo, Bronislav Malinowski affermava che la religione nacque «dalle tragedie concrete della vita umana, dal conflitto fra i progetti umani e la realtà». Ma benché la religione possa servire ad alleviare il timore della morte e fornire conforto nella nostra incessante ricerca di risposte, la tesi di Malinowski non spiega l’origine del rito. Stare in piedi sotto il sole del deserto coperti da strati di abiti neri appare una ricetta per accrescere l’ansia, più che alleviarla.

La capacità dei riti di suscitare emozioni associate al soprannaturale è determinante per la loro efficacia nel favorire la solidarietà di gruppo”

Secondo una nuova generazione di antropologi, invece, la stranezza delle pratiche religiose e i loro costi intrinseci sarebbero proprio i tratti fondamentali che contribuiscono al successo della religione come strategia culturale universale e che la selezione naturale ha voluto privilegiare. Per capirne il vantaggio, dobbiamo aver presente il problema adattativo che il comportamento rituale permette di risolvere. William Irons, ecologo comportamentale della Northwestern University, ha proposto che il problema di fondo sia quello di promuovere la cooperazione in seno a una comunità. Irons sostiene che il principale vantaggio adattativo della religione è la sua capacità di facilitare la cooperazione nell’interno di un gruppo in attività come la caccia, la condivisione del cibo, la difesa dagli attacchi e la guerra. Come fa notare Irons, sebbene ognuno tragga beneficio dalla collaborazione collettiva, questo ideale è spesso molto difficile da mettere in pratica, poiché un singolo individuo si avvantaggia ancora di più se fa un pisolino pomeridiano mentre tutti gli altri sono intenti a cooperare. Occorrono quindi dei meccanismi sociali che impediscano ai singoli di sfruttare gli sforzi degli altri senza dare alcun contributo. Secondo Irons, la religione è uno di questi meccanismi.

Accettare una fede comporta una serie di obblighi rituali e comportamenti

Il punto cruciale è che i riti religiosi sono una forma di comunicazione: un concetto che discende dall’osservazione che in molte specie esistono comportamenti standardizzati, «rituali», che servono a comunicare tra membri della stessa specie o tra specie diverse. Per esempio, i maschi di molte specie di uccelli si impegnano in riti di corteggiamento – che includono una varietà di gesti, quali inchinarsi, ondeggiare la testa, agitare le ali e saltellare. L’intuizione di Irons è che le attività religiose siano un segnale di impegno verso gli altri membri del gruppo. Partecipando al rito, l’individuo afferma: «Io mi identifico con il gruppo e credo in ciò che per il gruppo ha valore». Evidenziando l’impegno, il rito risolve il problema dei profittatori e promuove la cooperazione all’interno del gruppo. Ci riesce perché al cuore del problema c’è il concetto di fiducia: un membro deve dimostrare a tutti che contribuirà a procurare il cibo o a difendere la comunità.

Il costo della fiducia

C’è un modo sicuro per ottenere la fiducia. Spesso un animale ha tutto l’interesse a inviare un segnale fasullo, per esempio per simulare le proprie dimensioni, la forza o la bellezza. Un segnale quindi è credibile solo se simularlo è troppo costoso: in pratica, solo se è un handicap. La selezione naturale, in un certo senso, ha favorito l’evoluzione di handicap. C’è una specie di antilope che si mette a saltellare sul posto quando scorge un predatore. Questo comportamento ha dato filo da torcere ai ricercatori per anni: perché mai l’animale spreca energie che potrebbe sfruttare nella fuga? E perché mai dovrebbe rendersi più visibile a qualcuno che vuole mangiarlo? L’antilope sta esibendo al predatore la sua capacità di fuggire. Sta affermando: «Non darti la pena di inseguirmi. Guarda che zampe forti ho, non riuscirai mai a prendermi». E la ragione per cui il predatore ci crede è che il segnale è troppo costoso da simulare. Un’antilope che non fosse abbastanza veloce da mettersi in salvo con la fuga non sprecherebbe energie per questo segnale.

In questo senso, anche il comportamento religioso è un segnale che comporta costi elevati. Indossando abiti pesanti sotto il sole, gli ebrei ortodossi proclamano: «Ehi! Guarda, sono un ebreo haredi. Se anche tu sei un membro di questo gruppo, puoi fidarti di me; altrimenti, perché sarei vestito così?». Ciò che stanno dimostrando è il loro livello di adesione a uno specifico gruppo religioso.

L’accettazione di un certo insieme di credenze religiose comporta una serie di obblighi rituali e di comportamenti. Sebbene a certe pratiche possano essere associati vantaggi fisici o psicologici, il tempo, l’energia e i costi finanziari che esse implicano sono deterrenti efficaci per chiunque non creda agli insegnamenti di quella data religione. I non credenti non hanno alcun incentivo a unirsi a un gruppo religioso o a rimanervi, perché i costi – come pregare tre volte al giorno, mangiare solo alimenti kosher, donare una parte del proprio reddito e così via – sono semplicemente troppo elevati.

Fede estrema.  I musulmani sciiti di Karbala, in Iraq, si feriscono con spade e catene nell'anniversario del martirio di Husain, nipote del Profeta. Il rito era stato vietato durante il regime di Saddam Hussein.

Fede estrema. I musulmani sciiti di Karbala, in Iraq, si feriscono con spade e catene nell’anniversario del martirio di Husain, nipote del Profeta. Il rito era stato vietato durante il regime di Saddam Hussein.

Una previsione della «teoria del segnale costoso» è che i gruppi che impongono ai loro membri gli obblighi rituali più pesanti suscitino i massimi livelli di devozione. Solo i più convinti sono pronti a vestirsi e a comportarsi in modi che li differenziano dal resto della società. I gruppi in cui il livello di impegno è più alto possono anche offrire di più, perché per essi è più facile conseguire i loro scopi collettivi rispetto a gruppi in cui i membri hanno un attaccamento minore. Questa potrebbe essere la spiegazione di un paradosso nel «mercato» religioso: la crescente diffusione delle sette più esigenti. Per esempio, i mormoni, gli avventisti del settimo giorno e i testimoni di Geova, che (fra molte altre cose) rifiutano rispettivamente la caffeina, la carne e le trasfusioni di sangue, hanno avuto di recente una crescita eccezionale. Congregazioni protestanti più permissive, come gli episcopali, i metodisti e i presbiteriani, continuano a perdere fedeli.

La teroria prevede anche che un impegno maggiore si traduca in una più stretta cooperazione all’interno del gruppo. Assieme a Eric Bressler, un giovane ricercatore della McMaster University, ho analizzato le testimonianze documentali di vari gruppi comunitari del XIX secolo. Tutti i gruppi di questo tipo devono fronteggiare il problema di favorire e alimentare la cooperazione, perché i singoli individui possono facilmente approfittare degli sforzi degli altri. Dato che la cooperazione è fondamentale per la sopravvivenza di un gruppo, per misurarla abbiamo utilizzato la longevità delle comunità. In confronto alle comunità laiche, i gruppi religiosi chiedevano di più ai loro membri, esigendo comportamenti quali il celibato, la rinuncia a tutti i beni materiali e il vegetarianesimo. Eppure i gruppi che imponevano obblighi più pesanti ai loro componenti erano anche i più longevi, dato che evidentemente riuscivano a superare le sfide fondamentali della cooperazione. Chiedendo di più, essi riuscivano presumibilmente a suscitare un maggiore fervore e attaccamento all’ideologia e agli scopi condivisi della comunità.

Fede e solidarietà

Volevo verificare questa idea anche in riferimento alle società comunitarie attuali. E i kibbutz che avevo visitato in Israele da ragazzo erano un’opportunità ideale. Per buona parte del loro secolo di storia, queste comunità collettiviste hanno seguito il motto: «Da ciascuno a seconda delle sue capacità, a ciascuno a seconda dei suoi bisogni». La maggior parte degli oltre 270 kibbutz è laica (e spesso antireligiosa per motivi ideologici); meno di 20 hanno orientamento religioso. A causa di un colossale «buco» economico – un debito complessivo equivalente a oltre quattro miliardi di dollari – i kibbutz stanno trasformandosi nel senso di una maggiore privatizzazione e di un collettivismo sempre più ridotto. Quando si venne a sapere del loro enorme passivo, alla fine degli anni ottanta, ben pochi notarono che i kibbutz religiosi erano finanziariamente stabili. Per citare la Federazione del movimento dei kibbutz religiosi, «la posizione economica dei kibbutzim religiosi è solida, ed essi non sono coinvolti nella crisi economica».

Il successo dei kibbutz religiosi è particolarmente interessante se si pensa che molti dei precetti intralciano la produttività. Per esempio, la legge ebraica vieta di mungere le vacche il sabato. Benché i decreti rabbinici oggi consentano la mungitura per evitare di far soffrire gli animali, nei primi anni questo latte non poteva essere venduto. La legge ebraica impone notevoli limitazioni anche alla produttività agricola. Non è permesso mangiare i frutti che crescono nei primi anni di vita di un albero, un campo deve essere lasciato a maggese ogni sette anni, e non si può effettuare il raccolto negli angoli degli appezzamenti perché sono riservati ai poveri. Ma sebbene questi vincoli appaiono nocivi per la produttività, potrebbero essere la chiave del successo economico dei kibbutz religiosi.

Insieme all’economista Bradley Ruffle della Ben Gurion University in Israele, ho deciso di approfondire la questione, ideando un gioco per stabilire se c’erano differenze nella modalità di cooperazione fra i membri dei kibbutz laici e religiosi. Il gioco coinvolge due membri dello stesso kibbutz, ciascuno dei quali è all’oscuro dell’identità dell’altro. Ai due partecipanti viene detto che in una busta, a cui entrambi hanno accesso, vi sono 100 shekel (la valuta israeliana); ognuno dei due dichiara quanto denaro vuole prelevare e tenere per sé. Se la somma delle richieste dei due partecipanti è superiore a 100 shekel, nessuno riceve il denaro. Se invece la somma è inferiore a 100, il denaro che rimane nella busta è aumentato del 50 per cento e diviso equamente, e si va ad aggiungere alla somma che avevano chiesto. Il gioco è un esempio di dilemma relativo a una risorsa comunitaria. Dato che i beni sono accessibili a più persone, la conservazione della risorsa richiede moderazione da parte dei singoli; in altri termini, cooperazione.

Dopo aver applicato correzioni per tener conto di variabili come l’età e la dimensione del kibbutz e il suo livello di privatizzazione, abbiamo osservato che non solo i componenti dei kibbutz religiosi erano più disposti a cooperare rispetto a quelli delle comunità laiche, ma anche che nei primi la cooperazione fra gli uomini era significativamente maggiore di quella fra le donne, mentre nelle seconde non vi erano differenze fra i sessi. Il risultato è comprensibile se consideriamo quale tipo di ritualità e di obblighi venga imposto agli ebrei osservanti. Mentre vari precetti, come mangiare cibi kosher e non lavorare di sabato, valgono per tutti, i riti solo maschili sono per lo più pubblici, mentre quelli solo femminili si svolgono in privato.

In effetti, nessuna delle tre principali osservanze imposte esclusivamente alle donne – compiere un bagno rituale, mettere da parte una porzione di impasto quando si prepara il pane e accendere le candele il sabato e nelle festività – si esegue in pubblico. Non si tratta di riti che dimostrano attaccamento alla comunità; indicano piuttosto un legame alla famiglia. Gli uomini, viceversa, partecipano a cerimonie molto visibili, in particolare la preghiera pubblica, che sono tenuti a compiere tre volte al giorno. Fra gli uomini di un kibbutz, frequentare la sinagoga si correla positivamente al comportamento cooperativo, mentre questo non vale per le donne. La nostra teoria dà dunque un’interpretazione convincente di queste osservazioni.

Religione e coesione.  La frequenza delle visite in sinagoga è correlata a una maggiore cooperazione tra i membri maschi dei kibbutz. Nel test proposto, gli uomini che partecipavano ogni giorno ai riti religiosi hanno fatto le richieste più moderate (in media meno di trenta shekel) in un gioco che mirava a misurare il grado di cooperazione. La correlazione non è valida, invece, per le donne. Questa differenza è consistente con la teoria esposta dall'autore., perché alle donne non è richiesto di eseguire cerimonie pubbliche, e così la loro presenza non è un indice della dedizione al gruppo.

Religione e coesione. La frequenza delle visite in sinagoga è correlata a una maggiore cooperazione tra i membri maschi dei kibbutz. Nel test proposto, gli uomini che partecipavano ogni giorno ai riti religiosi hanno fatto le richieste più moderate (in media meno di trenta shekel) in un gioco che mirava a misurare il grado di cooperazione. La correlazione non è valida, invece, per le donne. Questa differenza è consistente con la teoria esposta dall’autore., perché alle donne non è richiesto di eseguire cerimonie pubbliche, e così la loro presenza non è un indice della dedizione al gruppo.

Credere, obbedire, combattere

Molte altre specie adottano comportamenti rituali che sembrano favorire fiducia e cooperazione. Per esempio, gli antropologi John Watanabe, della Dartmouth University, e Barbara Smuts, della Michigan University, hanno dimostrato che le cerimonie di saluto fra i maschi di babbuino servono per esibire fiducia e buona volontà fra ex rivali. Ma allora perché la ritualità umana è spesso pervasa di mistero e soprannaturale? Scott Atran, dell’Università del Michigan, e Pascal Boyer, della Washington University a St. Louis, hanno fatto notare che i caratteri controintuitivi dei concetti soprannaturali sono più facili da ricordare di quelli ordinari, il che ne facilita la trasmissione culturale. Anche la fede in divinità, spiriti e fantasmi sembra avere un ruolo fondamentale nella capacità della religione di promuovere la cooperazione a lungo termine.

Nel nostro studio sulle comunità del XIX secolo, Eric Bressler e io abbiamo constatato che la forte relazione positiva fra il numero di obblighi costosi imposti a membri e la longevità del gruppo valeva solo per le comunità religiose e non per quelle laiche. Questo risultato ci ha sorpreso, perché gruppi laici come ordini militari e confraternite sembrano in grado di impiegare con successo rituali costosi che favoriscono la cooperazione.

Ma l’ecologo culturale Roy Rappaport ha osservato che, per quanto i riti religiosi e i riti laici possano perseguire un obiettivo simile, quelli religiosi generano paradossalmente più fiducia e legami più forti perché elevano a verità di fede affermazioni non falsificabili che sono al di là di qualunque possibilità di verifica. Dato che affermazioni che contengono elementi soprannaturali, come «Gesù è il figlio di Dio», non possono essere dimostrate né vere né false, i credenti le verificano «emotivamente».

Al contrario dei dogmi religiosi, il motto di un kibbutz tratto dalle opere di Marx non è al di sopra di ogni discussione; può essere messo alla prova, vivendo in base alle sue prescrizioni e distribuendo di conseguenza lavoro e risorse. Ma, via via che la situazione economica dei kibbutz peggiorava, questo aspetto della vita comunitaria è stato messo in discussione, e oggi non è più considerato valido da molti. La capacità dei riti religiosi di suscitare esperienze emotive associate a concetti e simboli soprannaturali duraturi li differenzia dalla ritualità laica e da quella animale, ed è il fattore determinante della loro efficacia nel promuovere e alimentare la cooperazione e i legami in un gruppo.

Le ricerche evoluzionistiche sul comportamento religioso sono appena agli inizi, e restano da affrontare molti quesiti. La teoria del segnale costoso applicata alla ritualità sembra dare qualche risposta, e mi ha permesso di capire meglio le domande che mi ponevo da ragazzo. La verifica del potere esplicativo di questa teoria dovrà essere fornita dalla sua capacità di spiegare i fenomeni religiosi in società diverse. La maggior parte di noi, inclusi gli ebrei ortodossi, non vive in gruppi comunitari. Ma le congregazioni religiose attuali che chiedono molto ai loro membri possono costituire comunità molto solidali: un risultato davvero notevole, dato l’individualismo dei nostri tempi.

Probabilmente, la religione ha avuto la funzione di incentivare l’unione dei credenti di ogni epoca; ma questa unione ha anche un lato oscuro. Se la solidarietà all’interno del gruppo promossa dalla religione è uno dei suoi maggiori vantaggi adattativi, allora è probabile che fin dall’inizio essa abbia avuto un ruolo anche nei confronti fra gruppi. In altri termini, uno dei benefici, per gli individui, della solidarietà entro il gruppo è la capacità dei gruppi uniti di difendersi e competere con altri.

Questa affermazione sembra oggi più vera che mai, e la regione al mondo a cui si applica in maniera più calzante è proprio quella che visitai a 15 anni, e nella quale mi trovo mentre scrivo queste parole. Nel condurre le mie ricerche nel cuore di questa zona di guerra, spero che, comprendendo la profondità del bisogno di religione nella psiche umana, e fino a che punto essa sia un potente adattamento, potremo imparare come promuovere la cooperazione al posto del conflitto.

PER APPROFONDIRE

  • ATRAN S., In God we trust, Oxford University Press, 2002.

  • RAPPAPORT R., Ritual and religion in the making of humanity, Cambridge University Press, 1999.

  • SOSIS R., ALCORTA C., Signaling, solidarity and the sacred: The evolution of religious behaviour, in «Evolutionary Anthropology», vol. 12, pp. 211-239, 2003.

(articolo a cura di Richard Sosis, mente & cervello, n. 12, anno II, novembre-dicembre 2004, pagg. 34-40.

Richard Sosis è professore di antropologia all’Università del Connecticut. Questo articolo è stato originariamente pubblicato su «American Scientist».)

Riti religiosi e legami sociali - fig 28012013

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Sette e religioni (parte 2): Morire per un culto

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

MORIRE PER UN CULTO

  • 9 agosto 1969: Bel Air, California. In una villa di Cielo Drive, quattro seguaci della setta satanica fondata da Charles Manson uccidono cinque persone, tra cui l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, incinta di otto mesi. La notte dopo fanno irruzione in una villa, uccidendo i due occupanti.

  • 18 novembre 1978: Guyana. Nel villaggio di Jonestown si tolgono la vita col cianuro, volontariamente o costretti dagli altri, più di 900 adepti della setta del Tempio del Popolo, compreso il fondatore, il reverendo Jim Jones.

  • 19 settembre 1985: Isola di Mindanao, Filippine. 60 membri della tribù Ata si avvelenano con una mistura a base di pesticida che avrebbe dovuto provocare la visione di Dio. Secondo i superstiti, il loro guru, Datu Mangayanon, era esasperato perché i suoi «poteri magici» non erano bastati a trasformare foglie secche in banconote.

  • 29 agosto 1987: Yonging, Corea del Sud. 32 affiliati a una setta muoiono strangolati o avvelenati con compresse al cianuro; tra i cadaveri, ritrovati all’interno di una fabbrica, anche la fondatrice, Park Soon-Ja, che si faceva chiamare Madre Benevolente e predicava la prossima fine del mondo.

  • 14 dicembre 1990: Tijuana, Messico. Dodici membri del Tempio di Mezzogiorno muoiono nel corso di un rituale religioso dopo aver ingerito una mistura di succo di frutta e alcool industriale. I cadaveri vengono ritrovati disposti in un circolo attorno a una specie di altare, ma non si riesce a stabilire se sia trattato di suicidio o incidente.

  • 19 aprile 1993: Waco, Texas. Sotto gli occhi di milioni di persone che seguono in diretta tv l’assalto degli agenti dell’FBI alla sede della setta, il leader della Chiesa Davidiana, David Koresh, muore in un rogo insieme a oltre 80 seguaci, tra cui molti bambini. Non è ancora chiaro se, come sostengono le autorità, si sia trattato di un incendio appiccato volontariamente dai davidiani, sotto assedio da 51 giorni dopo che alcuni membri avevano ucciso quattro poliziotti che indagavano sulla setta.

  • 11 ottobre 1993: Ta He, Vietnam. 53 abitanti di un remoto villaggio a 300 chilometri da Hanoi, tra cui 19 bambini, si uccidono con rudimentali armi da fuoco per raggiungere la felicità eterna del paradiso promesso dal santone cieco Ca Van Liem.

  • 5 ottobre 1994: Svizzera. Nel corso della stessa notte prendono fuoco due chalet distanti 200 chilometri: il bilancio delle vittime, tutti seguaci dell’Ordine del Tempio del Sole, una setta guidata dal francese Jo DiMambro e dallo svizzero Luc Jouret (anche loro suicidi) è di 48 morti. Contemporaneamente, in Canada brucia un appartamento di Jouret: altre cinque vittime. I seguaci sono convinti che il suicidio servirà a trasportarli nel pianeta «Sirius».

  • 20 marzo 1995: Tokyo, Giappone. Su ordine del loro leader Shoko Asahara, membri della setta Aum Shinrikyo (della Suprema Verità), liberano alcune dosi di Sarin nelle gallerie della metropolitana: 11 morti e oltre 3000 intossicati.

  • 23 dicembre 1995: Grenoble, Francia. In una baita nella foresta, muoiono in un incendio altri 16 adepti del Tempio del Sole; i loro resti sono disposti in modo da formare una stella. Altri cinque affiliati moriranno allo stesso modo a St. Casimir, in Canada, il 22 marzo 1997.

  • 27 marzo 1997: San Diego, California. 39 membri della setta tecnologico-esoterica Heaven’s Gate si uccidono con una bevanda a base di succo di mela, vodka e barbiturici. Il loro suicidio, spiegano in un videomessaggio, serve a liberarsi dei propri «involucri materiali» e a consentire ai rispettivi «corpi astrali», destinati all’immortalità, di essere ospitati su un’astronave celata nella coda della cometa Hale-Bopp.

  • 18 marzo 2000: Kanungu, Uganda. Almeno 500 seguaci di una setta chiamata Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti di Dio, fondata dal predicatore Joseph Kibwetere, muoiono nella loro chiesa dopo essersi apparentemente cosparsi di benzina. Nei giorni seguenti in vari luoghi frequentati dalla setta vengono scoperte altre centinaia di cadaveri, che portano a un migliaio il totale delle vittime. Le indagini accertano che non si è trattato di suicidi di massa, ma di omicidi, legati alla richiesta di ottenere la restituzione del denaro versato alla setta perché, a differenza di quanto annunciato, il 31 dicembre 1999 non c’era stata la fine del mondo.

(tratto dalla pag. 22 del mensile “mente & cervello”, n. II, anno II, settembre-ottobre 2004).

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Sette e religioni (parte 1): Schiavi di una setta

Poi udii un’altra voce dal cielo, che diceva: Uscite d’essa, o popol mio; acciocchè non siate partecipi de’ suoi peccati, e non riceviate delle sue piaghe.” (Apocalisse 18:4).

Nota. – Si riporta l’articolo così com’è, senza alterazioni nel testo, pur non condividendolo al 100%. Lo scopo è quello di far riflettere criticamente il lettore riguardo alle tematiche presentate e pertanto riguardo a modi di pensare, realtà e situazioni che man mano si presentano e che man mano sembrano più o meno buone. Si tiene fermamente presente che “16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.” (II Timoteo 3:16-17) e che quindi nessuno scritto è sostituibile alla giustizia della Bibbia. Dunque riguardo all’argomento che stiamo per trattare non possiamo fare altro che sostenere che “Ora, il Signore è lo Spirito; e dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà.” (II Corinzi 3:17). Ma è anche ovvio che, quando ad esempio leggiamo: “… mentre la pressione costante degli altri membri e l’induzione di sensi di colpa e di fobie verso il mondo esterno (alternativamente ostile, peccaminoso, destinato alla distruzione, controllato da poteri occulti: le varianti si sprecano) sono altrettanti metodi di creare legame e dipendenza psicologica nei riguardi della setta.” dobbiamo ricordarci che Gesù disse a Nicodemo: “E il giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvage.” (Giovanni 3:19) ed inoltre sempre Gesù disse: “18 Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe quel ch’è suo; ma perché non siete del mondo, ma io v’ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo.” (Giovanni 15:18-19). Inoltre è consigliato di ascoltare anche il seguente messaggio: Perché il mondo non può odiare tanti che si dicono Cristiani.

Schiavi di una setta

Tra le centinaia di nuovi culti religiosi che proliferano nel mondo, ve ne sono alcuni che utilizzano pericolose tecniche di manipolazione mentale sui loro seguaci. Come funzionano e come difendersene

di Sergio Pistoi

Aeroporto di Port Kaituma, Guyana, 18 novembre 1978. Leo J. Ryan, deputato del Congresso degli Stati Uniti d’America, sta per rientrare in patria dopo alcune settimane passate a indagare su Jonestown, uno sperduto villaggio occupato da una comunità religiosa di suoi connazionali chiamata Tempio del Popolo. La setta è stata fondata dal reverendo Jim Jones nel 1953, ma da qualche tempo su di essa aleggiano vari sospetti (tra cui quello di impedire a chiunque di abbandonare il culto), in seguito ai quali il gruppo ha lasciato gli Stati Uniti per rifugiarsi in Guyana. Ryan sta per salire in aereo quando alcuni membri della setta iniziano a far fuoco con fucili e pistole, uccidendo insieme ad altre quattro persone: tre reporter che lo avevano accompagnato nella missione e una donna che aveva deciso di lasciare la comunità.

Nella foto, i corpi delle cinque vittime dell'agguato dei seguaci del Tempio del Popolo all'aeroporto di Port Kaituma, in Guyana. L'immagine è stata scattata da un giornalista del «San Francisco Esaminer» con la macchina fotografica di uno dei tre reporter uccisi assieme al parlamentare Leo Ryan e a una donna che cercava di abbandonare la setta.

Strage all’aeroporto. Nella foto, i corpi delle cinque vittime dell’agguato dei seguaci del Tempio del Popolo all’aeroporto di Port Kaituma, in Guyana. L’immagine è stata scattata da un giornalista del «San Francisco Esaminer» con la macchina fotografica di uno dei tre reporter uccisi assieme al parlamentare Leo Ryan e a una donna che cercava di abbandonare la setta.

Ma il peggio deve arrivare. Il giorno seguente si viene a sapere che contemporaneamente all’assassinio del parlamentare, con terrificante sincronia, 914 membri della setta, tra cui 276 bambini, si sono tolti la vita bevendo una miscela di succo di frutta e cianuro. Le indagini appureranno che gli indecisi sono stati finiti a colpi di arma da fuoco. C’è anche il corpo del reverendo Jones, ucciso da un proiettile alla testa. Vicino al suo cadavere viene ritrovata un’audiocassetta in cui sono registrati i suoi ultimi, deliranti proclami e l’agonia dei suoi seguaci.

Utopia nella giungla. La tragedia di Jonestown è il più sconvolgente dei drammi legati ai nuovi culti. Secondo le ricostruzioni, l'autoesilio in Guyana e la fondazione di un utopistico villaggio di «eletti» segnarono l'inizio dell'involuzione della comunità del Tempio del Popolo, che da movimento di ispirazione evangelista si trasformò in una setta paranoide e distruttiva.

Utopia nella giungla. La tragedia di Jonestown è il più sconvolgente dei drammi legati ai nuovi culti. Secondo le ricostruzioni, l’autoesilio in Guyana e la fondazione di un utopistico villaggio di «eletti» segnarono l’inizio dell’involuzione della comunità del Tempio del Popolo, che da movimento di ispirazione evangelista si trasformò in una setta paranoide e distruttiva.

Il massacro di Jonestown è il più famoso e terribile di una serie di drammi che hanno attraversato gli ultimi decenni, portando alla ribalta l’inquietante realtà dei culti distruttivi, le cui pratiche causano danni fisici e psicologici, e in alcuni casi anche alla morte: degli adepti o di altre persone (si veda la finestra a p. 22).

Preoccupate dal fenomeno, negli anni passati le autorità di vari paesi hanno promosso indagini sul mondo dei culti. In Italia, un rapporto del Ministero dell’Interno ha lanciato un primo campanello d’allarme nel 1998, denunciando che «taluni movimenti […] ricorrono a sistemi scientificamente studiati per aggirare le difese psichiche delle persone irretite, inducendole ad un atteggiamento acritico e all’obbedienza cieca» fino a causare una «completa destrutturazione mentale negli adepti, conducendoli spesso alla follia e alla rovina economica.»

Il rapporto elencava 137 gruppi a carattere settario operanti nel nostro paese (la maggior parte, però, definiti innocui dagli autori del documento) per un totale di oltre 80.000 aderenti. Ma secondo l’Enciclopedia delle Religioni in Italia pubblicata nel 2001 dal CESNUR (Centro studi sulle nuove religioni), nel nostro paese vi sarebbero oltre 600 culti religiosi minoritari a cui aderisce più di un milione di italiani.

La maggior parte dei culti è innocua, ma dietro alcuni di essi si nasconde un leader squilibrato oppure un business miliardario

«È una galassia di movimenti in continua trasformazione, dove è sbagliato fare qualunque generalizzazione» spiega Raffaella Di Marzio, psicologa e membro del comitato scientifico di «Cultic Studies Review», l’unica pubblicazione internazionale dedicata all’argomento. «Nella stragrande maggioranza, si tratta di movimenti innocui, che anzi promuovono un processo sano e fisiologico di conversione spirituale, ma esiste una minoranza di gruppi, anche nati in seno alle grandi religioni, che ha caratteristiche settarie, e fra loro alcuni che praticano tecniche di manipolazione mentale.» Gruppi dietro i quali si può nascondere un leader squilibrato oppure un business miliardario, in cui gli adepti vengono sfruttati come schiavi consenzienti: «Ho visto giovani dare fondo ai propri risparmi per poi essere ingaggiati a lavorare gratis per la loro setta», aggiunge Di Marzio.

Follia carismatica. La presenza di un leader carismatico mentalmente squilibrato è una caratteristica costante dei culti più distruttivi. A sinistra, charles Manson nel 1986; Manson, che oggi ha 69 anni, sta scontando la condanna a vita nel penitenziario di Corcoran, in California. A destra, Shoko Asahara nel 1990, quando tentò di essere eletto nel Parlamento giapponese. Il processo per l'attacco alla metropolitana di Tokyo del 1995 si è concluso nel febbraio scorso con la condanna di Asahara alla pena capitale per impiccagione.

Follia carismatica. La presenza di un leader carismatico mentalmente squilibrato è una caratteristica costante dei culti più distruttivi. A sinistra, Charles Manson nel 1986; Manson, che oggi ha 69 anni, sta scontando la condanna a vita nel penitenziario di Corcoran, in California. A destra, Shoko Asahara nel 1990, quando tentò di essere eletto nel Parlamento giapponese. Il processo per l’attacco alla metropolitana di Tokyo del 1995 si è concluso nel febbraio scorso con la condanna di Asahara alla pena capitale per impiccagione.

Particolarmente preoccupanti sono le psico-sette, non necessariamente legate a un messaggio religioso, che si presentano con corsi e testi di personalità per il miglioramento del potenziale personale o intellettuale, o addirittura con programmi aziendali, ma che in realtà servono a carpire informazioni sulle persone e a reclutare adepti.

Riti privati e cerimonie di massa. Sopra, il reverendo Sun Myung Moon, fondatore della Chiesa dell'Unificazione, celebra assieme alla moglie uno dei matrimoni di massa tipici del movimento.

Riti privati e cerimonie di massa. Sopra, il reverendo Sun Myung Moon, fondatore della Chiesa dell’Unificazione, celebra assieme alla moglie uno dei matrimoni di massa tipici del movimento.

[...] un poliziotto canadese mostra i mantelli, la spada e un crocifisso ritrovati nella casa di St. Casimir dove si sono arsi vivi cinque adepti dell'Ordine del Tempio del Sole. I mantelli dorati erano appannaggio dei gradi gerarchici più alti dell'Ordine.

[...] un poliziotto canadese mostra i mantelli, la spada e un crocifisso ritrovati nella casa di St. Casimir dove si sono arsi vivi cinque adepti dell’Ordine del Tempio del Sole. I mantelli dorati erano appannaggio dei gradi gerarchici più alti dell’Ordine.

È difficile ricostruire l’identikit del seguace di un culto potenzialmente distruttivo. A rimanere vittima di questi gruppi non sono solo individui ai margini della società o mentalmente disturbati, come si crede spesso, ma anche persone intelligenti ed equilibrate, spesso reclutate in un momento di particolare vulnerabilità emotiva, per esempio subito dopo una perdita affettiva o economica.

Al pari di un’azienda, molti gruppi cercano di affiliare gli individui più brillanti, in grado di lavorare efficientemente e di fare nuovi proseliti. Il potentissimo gruppo Scientology, a cui il rapporto ministeriale del 1998 dedica largo spazio, possiede perfino lussuosi Celebrity Center, dove recluta artisti e testimonial famosi.

La pubblicità è l'anima del commercio. Alcune sette religiose hanno dimostrato grandi capacità nello sfruttare i mezzi di comunicazione di massa per aumentare il numero dei loro proseliti. In alto a destra, l'attrice Jenna Elfam all'inaugurazione di una nuova chiesa di Scientology, il potente movimento religioso di cui Tom Cruise (a sinistra) è uno dei membri più famosi.

La pubblicità è l’anima del commercio. Alcune sette religiose hanno dimostrato grandi capacità nello sfruttare i mezzi di comunicazione di massa per aumentare il numero dei loro proseliti. In alto a destra, l’attrice Jenna Elfam all’inaugurazione di una nuova chiesa di Scientology, il potente movimento religioso di cui Tom Cruise (a sinistra) è uno dei membri più famosi.

Menti incatenate

La manipolazione della mente è antica quanto l’uomo, ma lo studio delle tecniche di controllo mentale da parte degli psicologi è una scienza giovane. La stessa espressione «lavaggio del cervello» entrò a far parte del lessico nei primi anni cinquanta, come traduzione delle parole cinesi hsi nao, «lava cervello», che indicava il trattamento praticato sui prigionieri americani durante la guerra di Corea, mirato a sconvolgere i loro valori e a minare il loro senso di fedeltà. È ormai assodato che anche la CIA, con un famigerato progetto segreto battezzato «MK-Ultra», sperimentò fra il 1953 e il 1964 tecniche di condizionamento mentale su volontari, e forse anche su cavie inconsapevoli.

Più o meno negli stessi anni, lo psicologo americano Robert J. Lifton fu il primo a introdurre il termine «riforma del pensiero» per indicare in modo specifico il controllo mentale attuato da sette e regimi politici totalitari, formulando i criteri tuttora utilizzati dagli esperti per definire queste pratiche.

La distinzione operata da Lifton è importante, perché rispetto al lavaggio del cervello, praticato su prigionieri che sanno di essere nelle mani del nemico, la riforma del pensiero è molto più raffinata e insidiosa: in questo caso, infatti, la vittima non vede i propri «controllori» come avversari ma come membri della stessa comunità, offrendo quindi piena collaborazione.

Vi sono innumerevoli modi in cui i culti distruttivi agganciano i possibili adepti, e ne modificano progressivamente la personalità. Una tecnica comune a molti gruppi è il love bombing, il bombardamento affettivo (che ha molta presa su chi vive un momento di particolare vulnerabilità), in cui il nuovo arrivato viene circondato da attenzioni da parte della comunità, che si trasformano però in aperta ostilità non appena la vittima manifesta dubbi o, peggio, l’intenzione di andarsene.

Canti, preghiere o diete speciali creano stati ipnotici contribuendo ad abbassare il senso critico degli adepti”

Canti, preghiere, tecniche di respirazione e la voce dei leader possono creare stati ipnotici, non di rado accompagnati dall’uso rituale di droghe o farmaci, da diete speciali e dalla deprivazione del sonno, fattori che contribuiscono ad abbassare il senso critico dell’individuo e, spesso, provocano allucinazioni che gli adepti interpretano come visioni rivelatrici.

L’isolamento, fisico o virtuale, attraverso una sapiente manipolazione delle informazioni che arrivano agli adepti, è uno dei pilastri su cui si regge il potere di molti leader, mentre la pressione costante degli altri membri e l’induzione di sensi di colpa e di fobie verso il mondo esterno (alternativamente ostile, peccaminoso, destinato alla distruzione, controllato da poteri occulti: le varianti si sprecano) sono altrettanti metodi di creare legame e dipendenza psicologica nei riguardi della setta.

Per dissuadere chi pensa di andarsene non è sempre necessario ricorrere alla minaccia fisica: a poco a poco nei discepoli viene instillata la convinzione che, se dovessero andarsene, le conseguenze per loro, per i loro cari e per l’intera umanità sarebbero terribili, e che non saranno mai capaci di sopravvivere nel mondo «di fuori».

Un ritorno difficile

Così come esistono molte facce del problema, non c’è un unico modo per uscire da una setta potenzialmente distruttiva. La deprogrammazione forzata sperimentata in passato, in cui un adepto viene sottratto alla setta e «riprogrammato» contro la sua volontà (una sorta di lavaggio del cervello al contrario), è oggi sconsigliata da tutti gli esperti. «Non funziona a lungo termine, e crea problemi legali a chi lo pratica», concorda Di Marzio. Maggiore successo riscuote oggi l’exit counselling, un metodo più morbido di assistenza agli ex adepti, che Steve Hassan, già membro della setta dei Moonisti, considerato uno dei massimi esperti del problema, descrive in dettaglio in un libro intitolato Combacting Cult Mind Control (Mentalmente Liberi, Avverbi Edizioni, 2002). In questo caso il contatto e il dialogo con l’adepto non avvengono mai contro la sua volontà, anche se spesso per agganciare il «paziente» si deve ricorrere a pretesti e stratagemmi, con la collaborazione di familiari o amici.

Per chi esce da un culto che pratica la riforma mentale le conseguenze non sono mai facilmente prevedibili. Ogni gruppo è diverso dall’altro, e soprattutto ciascun individuo reagisce in modo diverso. Alcune persone abbandonano il gruppo spontaneamente, e rimangono con l’idea di aver trascorso un periodo di transizione non necessariamente negativo. Ma per altri si tratta di un’esperienza traumatizzante, che nei casi più gravi porta a vere e proprie sindromi psichiatriche, tanto che il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), il principale riferimento per le diagnosi psichiatriche, cita la riforma del pensiero fra le cause di un grave disturbo della personalità chiamato sindrome dissociativa atipica (l’ultima edizione, il DSM-IV, mantiene il riferimento alla riforma del pensiero ma non l’accenno esplicito ai culti, presente nelle edizioni precedenti).

«Dopo anni passati all’interno di un culto, di solito chi ne esce ha la sensazione di aver perso una parte importante della propria vita e dei propri affetti, cosa che spesso è oggettivamente vera. Il senso di colpa e la perdita di identità che si instaurano possono avere effetti devastanti. Alcuni pazienti cadono in depressione o sviluppano delle nevrosi, nei casi più gravi stati alterati di coscienza, allucinazioni o sdoppiamento della personalità» afferma Di Marzio. Senza aiuto, per un ex adepto ricominciare a vivere la propria vita rischia di diventare un’impresa impossibile.

I limiti della scienza

Può sembrare paradossale che, mentre i danni medici e sociali legati ai culti distruttivi sono ormai evidenti, molte sette dalle pratiche sospette, se non chiaramente manipolatorie, possano agire indisturbate in Europa, negli Stati Uniti e praticamente in tutto il resto del mondo. Attualmente, nessun paese occidentale riconosce legalmente l’esistenza del controllo mentale, a meno che non ci si trovi di fronte al raggiro di persone giuridicamente incapaci di intendere o di violenze fisiche o verbali, che costituiscano reati a sé.

L’esistenza di culti che hanno denaro e influenza a sufficienza da interferire perfino con le scelte politiche di grandi paesi probabilmente non basta a spiegare questo vuoto legislativo. Il problema, piuttosto, è che chiunque tenti di legiferare in questo campo cammina su un terreno minato etico e politico, in cui entrano in gioco le libertà di culto e di espressione che ogni Stato democratico deve ovviamente garantire. Non solo: per incriminare qualcuno c’è bisogno di criteri oggettivi e scientifici che definiscano un reato, e non esiste oggi alcun sistema attendibile per stabilire se un individuo, apparentemente consenziente, sia stato o meno manipolato.

In effetti, a livello mondiale sono pochissimi i casi in cui una setta è stata condannata solo per aver praticato la manipolazione mentale sui propri adepti. Anche se una giuria riconoscesse danni psichici evidenti in una persona, sarebbe quasi impossibile dimostrare oggettivamente che le pratiche di una setta ne siano la causa. E la variabilità individuale è tale che un difensore potrà sempre esibire decine di persone che hanno condiviso le stesse pratiche senza alcuna conseguenza.

Per questo molti esperti vedono con scetticismo la possibilità di punire per legge la manipolazione mentale, come tenta di fare una proposta in discussione al Parlamento, che istituisce il reato di manipolazione mentale rimediando all’abolizione, avvenuta anni fa, del reato di plagio.

«In assenza di una definizione scientifica del reato, qualunque legge repressiva rischia solo di limitare la libertà di tanti movimenti innocui, senza incidere su quelli che praticano il controllo mentale», sostiene Di Marzio.

Una migliore conoscenza dei meccanismi psicologici e neuronali alla base del controllo mentale aiuterà forse un giorno a stabilire criteri oggettivi per distinguere le pratiche illegali da quelle lecite, ma la comunità scientifica sembra poco interessata ad approfondire questo tema, tradizionalmente appannaggio di teologi e sociologi della religione. Non esiste neanche un congresso internazionale dedicato all’argomento, e i pochi fondi disponibili per i ricercatori arrivano quasi esclusivamente dall’American Family Foundation (AFF), un’associazione fondata da familiari di adepti ed ex cultisti (http://www.csj.org/), che mantiene anche un database aggiornato di culti e movimenti e gestisce l’unico centro al mondo dedicato al recupero degli ex-adepti. «La manipolazione mentale è difficile da definire e da studiare scientificamente», conferma Michael Langone, direttore dell’AFF. Un limite ovvio ma frustrante è che, al contrario di quanto avviene in altri studi clinici, in questo campo è difficile reperire i soggetti da studiare, perché sono gli adepti stessi a rifiutarsi di partecipare.

Considerati i limiti dell’approccio repressivo, la prevenzione e l’informazione rimangono per ora le uniche armi nella lotta contro i culti distruttivi e la manipolazione mentale. Per questo, in un rapporto del 2002, il Consiglio d’Europa ha raccomandato agli Stati membri di creare una reti di centri di informazione e consulenza sul territorio, e di intervenire con l’educazione nelle scuole.

«La prevenzione è l’unica strada» concorda Raffaella Di Marzio. «Ho già avuto l’esperienza di ragazzi avvicinati dalle sette dopo essere stati istruiti a scuola sui pericoli del controllo mentale, racconta. «Non ci sono cascati, perché ormai erano vaccinati contro i rischi che correvano.»

(articolo a cura di Sergio Pistoi, mente & cervello, n. II, anno II, settembre-ottobre 2004, pagg. 18-25.

Sergio Pistoi è giornalista e consulente per la comunicazione scientifica e collabora con varie riviste italiane e straniere.)

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September 11, 2011/2012 – … “But Jesus said unto him, Follow me; and let the dead bury their dead.” (Matthew 8:22).

“A follower of the Master asked Jesus for a couple of days to bury his father. Of course we would assume that Jesus would be gracious and support the man in his hour of grief. But on the contrary, Jesus established a truth that the church has forgotten. Unless a “memorial” service is a platform for the gospel it is a pagan ritual. There will be much of that today.

On 9/11/01 many people from several different religions died on what the world calls “9/11”. And today the world will honor their dead and pray for the families of those who have lost loved ones to that tragedy. I have already heard ministers pray that God will comfort those extended families. Now I ask you, how can God comfort those who do not know Him and are still in rebellion and dead in their sins? The spectacle of a memorial for a select few is a national ritual that gives the impression that those people who died are in a “better place” when in fact many share the same place as their wicked murderers.

You will see Christian, Muslim, and Jewish ministers participating in services around the country. In fact, I have seen church billboards inviting people to attend Sunday morning because their will be a memorial service there. But there is only one memorial that believers are to observe.

I Cor.11:23-26 – For I have received of the Lord that which also I delivered unto you, that the Lord Jesus the same night in which he was betrayed took bread:
24 And when he had given thanks, he brake it, and said, Take, eat: this is my body, which is broken for you: this do in remembrance of me.
25 After the same manner also he took the cup, when he had supped, saying, this cup is the new testament in my blood: this do ye, as oft as ye drink it, in remembrance of me.
26 For as often as ye eat this bread, and drink this cup, ye do shew the Lord’s death till he come.

… But please take a moment to listen to the Spirit. Is it ever right for believers to join with unbelievers and memorialize a mixed group of unbelievers and believers who have died, some of which would gladly take an opportunity to come back from the dead and warn their family and others so that they may not come to the place in which they now exist.

… Think about the man whose father had died. Think about what his family would say when they are told the son would not be attending his father’s burial. Of course he would be persecuted, and perhaps his siblings would reject him from that time forth. Or perhaps one of his sisters would seek that brother out to inquire as to why he refused to attend his father’s memorial. But regardless of the consequences, this follower of Christ must obey his Master.

…however we as believers must not participate with unbelievers in anything spiritual and in pagan ceremonies that are basically designed to comfort those who do not know Christ. Today, across the country, words of comfort will be spoken to those who are in desperate need of words of warning and words of the gospel of Christ … ” [by Rick Frueh - "The Dead Bury the Dead"] -
The time is fulfilled, and the kingdom of God is at hand: repent ye, and believe the gospel.” (Mark 1:15).

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* 11 Settembre 2001/ 2012 * – “Ma, Gesù gli disse: Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti.” (Matteo 8 : 22)

Un discepolo del Maestro, chiede il permesso di andare a seppelllire suo padre. Naturalmente, potremmo pensare che Gesù non ha avuto pietà di quell’uomo e che avrebbe dovuto sostenerlo nel momento di dolore. Ma, al contrario Gesù ha istituito una verità che la Chiesa di oggi ha dimenticato.

Oggi, 11 Settembre 2012 molte persone di diverse religioni onorano i loro defunti, e pregano per le famiglie che hanno perso i loro cari in quella tragedia. Ho già sentito i ministri pregare che Dio consoli quelle famiglie addolorate.

Ora, vi chiedo, come può Dio consolare coloro che non lo conoscono e che sono rivoltati contro di Lui e che sono morti nel peccato? Lo spettacolo della commemorazione per alcuni è un rituale nazionale che dà l’impressione che coloro che sono morti, si trovano in un “posto migliore”, quando in realtà condividono lo stesso luogo dei malvagi e gli assassini.Ho visto, ministri cristiani evangelici, ministri musulmani e ebrei rabbini uniti nella “preghiera”, in effetti, ho visto cartelloni esposti davanti ai locali di culto che invitavano la gente a partecipare domenica mattina per la cerimonia commemorativa. Ma c’è un solo memoriale che i santi in Cristo devono osservare: “Poichè ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: ” Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo; Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poichè ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finchè egli venga.” (1 Corinzi 11: 23-26).

Vi prego, prendetevi un momento e riflettete: vi sembra giusto per i credenti, riunirsi con i non credenti, e insieme commemorare coloro che sono morti da peccatori? Alcuni dei quali se fosse possibile ritornerebbero ad avvertire le loro famiglie per non andare nel luogo dove essi si trovano. Pensate l’uomo il cui padre era morto. Pensate a cosa avrebbe detto la sua famiglia, quando si dirà in giro che il figlio non era presente nel giorno della sepoltura di suo padre. Certo che sarebbe stato perseguitato, da quel momento anche i suoi fratelli lo avrebbero rigettato, magari qualcuno di loro avrebbe cercato di indagare sui motivi che lo hanno spinto a rifiutare di partecipare alla cerimonia funebre del padre. Non abbiamo dettagli al riguardo, ma sappiamo che a priscindere delle conseguenze un discepolo di Cristo deve ubbidire al suo Maestro.Noi come credenti, non dobbiamo partecipare con i non credenti alle cerimonie pagane che sono fondamentalmente progettate per confortare coloro che rigettano Cristo.

Oggi, 11 Settembre 2012, in tutto il paese, c’è un disperato bisogno di predicare il ravvedimento, e consolare con le parole del Vangelo di Cristo: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al Vangelo”.  (Marco 1: 15).

In Cristo

 Rick Frueh

 Tratto da: The Dead Bury the Dead

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“Essere la Chiesa” piuttosto che “Andare in Chiesa”

E’ proprio questa una chiesa?


“Essere la Chiesa” piuttosto che “Andare in Chiesa”

Abbiamo ereditato molte cose dai credenti che ci hanno preceduti. Abbiamo ereditato la loro fede profonda e sincera attraverso gli scritti, gli studi, i sermoni, i libri e gli esempi di molti cristiani che hanno lasciato un’impronta nella storia della Chiesa. Abbiamo ereditato il retaggio del modo di cambiare il mondo attorno a noi attraverso la potenza di Cristo. Comunque, abbiamo ereditato anche molte idee secondo l’uomo (quasi sempre retaggio del paganesimo intrinseco al Cattolicesimo Romano) e non secondo Dio sia riguardo la Chiesa e sia riguardo a ciò che pensiamo che sia.

Diciamo di “andare in chiesa”,

quando effettivamente la Chiesa non è un luogo, né un locale o un incontro. La Chiesa è il popolo di Dio, il Corpo di Cristo. Molti cristiani pensano che l’incontro settimanale di adorazione sia ciò che ci dia la potenza di uscire ed affrontare il mondo ogni settimana: una sorta di rifornimento di benzina spirituale, dove il “Pastore” ci riempie la testa con il carburante costituito da un gruzzolo di principi biblici. L’anziano che dirige l’adorazione controlla il nostro livello dell’olio, aggiunge dei litri di ispirazione ai nostri cuori e ci aiuta a mandare su di giri il motore con alcune canzoni.

Pensiamo che questo genere di incontri sia ciò che la Chiesa abbia detto di fare sin dai suo inizio, e ci chiediamo perché “mandiamo su di giri il motore” durante la settimana dopo “essere andati in chiesa”.  Il motivo per cui “la nostra benzina si esaurisce” sempre, durante la settimana, è perché “andare in chiesa” non è la risposta completa per noi. Pensiamo che ciò che ci è stato tramandato attraverso la nostra “tradizione cristiana” sia ciò che la Bibbia prescrive come parte dell’attività, cioè del compito della Chiesa.

Può darsi che, se esaminiamo più da vicino la Scrittura dove parla su ciò che faceva la Chiesa primitiva quando si radunava, potremmo imparare un modello migliore che ci potrebbe preparare per la vita ed il ministero.

Ci potrebbero essere molti che diranno: “Non sappiamo con certezza e nei dettagli come operava la Chiesa primitiva durante i suoi incontri, sicché non possiamo ‘fare chiesa’ allo stesso modo con cui essi facevano”.  E’ vero che non sappiamo molti dettagli su tutto ciò che si faceva nella Chiesa primitiva, ma possiamo raccogliere dei princìpi fondamentali e delle pratiche abbastanza provate dalle Scritture, procedure che seguivano secondo la pratica dei loro princìpi.

Sappiamo, ad esempio, che la Bibbia insegna che dobbiamo ESSERE la Chiesa (sia durante i nostri incontri che fuori di essi) piuttosto che semplicemente “ANDARE in Chiesa”. Quanto segue ha lo scopo di aiutarci ad esaminare quest’argomento, al fine di scoprire come stanno veramente le cose.


Spianare il terreno

Immaginate per un momento di non sapere nulla sulla Chiesa: avete completamente dimenticato cosa si faccia in un incontro di chiesa; non vi ricordate di cosa debbono fare i cristiani quando si incontrano.

Se potete fare questo, anche momentaneamente, possiamo iniziare con uno studio — leggendo la Scrittura senza il pregiudizio delle nostre tradizioni e focalizzandoci su ciò che faceva la Chiesa primitiva –  senza farci trasportare dai nostri preconcetti su come “fare chiesa”.

In questo studio vogliamo vedere una chiara immagine di ciò che era realmente la Chiesa primitiva. Prima di procedere con questo studio, raccogliete ogni cosa che conoscete sulla Chiesa, ogni cosa a cui siete stati abituati, e gettatela dietro le vostre spalle. Dovreste immaginare di non sapere NIENTE sulla Chiesa e sulla sua attività, così potete iniziare a costruire su un terreno ben spianato e livellato una concezione migliore sulla Chiesa. Adesso fate una pausa e fate quanto vi è stato consigliato.


Ricostruzione delle fondamenta

Iniziate questo lavoro di ricostruzione della Chiesa mediante l’edificazione sul fondamento della Chiesa: Gesù Cristo.

  • I Corinzi 3:11
    “poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù”.
  • Efesi 2:19-20
    “19 Voi dunque non siete più né forestieri né avventizî; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, 20 essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e de’ profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare”.
  • II Timoteo 2:19
    Ma pure il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: ‘Il Signore conosce quelli che son suoi’, e: ‘Ritraggasi dall’iniquità chiunque nomina il nome del Signore’.

Prendete i concetti che avete ricevuto da questi versetti e collocateli nella vostra mente come il fondamento di ciò che dovrebbe essere la Chiesa.

  • Cosa dicono questi versetti sulla Chiesa?
  • E’ forse la Chiesa un locale di culto, un incontro, o un popolo?
  • A quale genere di popolo si riferisce la Chiesa?
I Timoteo 3:15
… e, se mai tardo, affinché tu sappia come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la Chiesa dell’Iddio vivente, colonna e base della verità” (notiamo che la Chiesa, che nel versetto precedente abbiamo visto che è anche fondata su Cristo, è anche considerata essere “colonna e sostegno della verità”).
  • Che cosa dice questo sul carattere del popolo della Chiesa?
  • In che modo la Chiesa (il popolo) sosterrebbe la verità di Dio? Pregate e pensate per un minuto su come si dovrebbe fare questo. (Ricordatevi di non fare affidamento su quelle risposte che vi siete gettate dietro le spalle; basatevi sul Vero Fondamento e su ciò che avete letto finora).

Riedificazione della Chiesa

Diamo un’occhiata ad alcuni versetti che descrivono la vita che conduceva la Chiesa primitiva…

  • Atti 2:46-47
46 E perseveravano di pari consentimento ad esser tutti i giorni nel tempio; e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme, con letizia, e semplicità di cuore, 47 lodando Iddio, ed avendo grazia presso tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.
  • Atti 5:42
E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di annunziare la buona novella: che Gesù è il Cristo.
  • Atti 2:42
Ed erano perseveranti nell’attendere all’insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere.
  • I Corinzi 14:26
… Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione (della chiesa).
  • Colossesi 3:16
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali.

Stampate questo documento e studiate i versetti precedenti segnandoli nel seguente modo:

  • Cerchiate dove, e sottolineate come, essi si incontravano.
  • Si radunavano in più di una maniera?
  • Sottolineate cosa facevano in questi incontri.
  • Ponete il segno di spunta nelle ragioni o nei risultati degli incontri.
  • Cerchiate coloro che parlavano o facevano cose in questi incontri.
  • Pregate riguardo ciò che avete osservato.

L’uno con gli altri

Ebrei 10:24-25
24 E facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci a carità e a buone opere, 25 non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni son usi di fare, ma esortandoci a vicenda; e tanto più, che vedete avvicinarsi il gran giorno.

La Chiesa incontrava ed incoraggiava ogni suo componente regolarmente con il fatto che Gesù stesse per ritornare per essi (questo è ciò che veniva riferito ad “il gran giorno” in questo versetto). Essi inoltre “si incitavano” o “si incoraggiavano” gli uni gli altri a carità ed a buone opere. La parola greca che in questo versetto viene tradotta con “incitarsi” (paroxusmos {par-ox-us-mos’}) dà l’idea di un cavallo che viene spronato a galoppare ancora di più: significa “incitare” e “spingere all’azione” allo stesso modo di come farebbebbero gli speroni di un cavaliere.

Tutta la gente che componeva la Chiesa primitiva esortava ed incoraggiava gli uni gli altri a seguire i comandamenti di Dio della carità tra di essi e verso quelli che non conoscevano Dio.


Un confronto

Ora, se ritorniamo al nostro modello tradizionale di Chiesa che abbiamo gettato dietro le nostre spalle e che lo avevamo anteposto a quello della Chiesa primitiva, allora abbiamo costruito …

  • Quali differenze notate nei principi e nei modi di fare che scaturiscono da questi principi?
  • Seguiremo i principi della tradizione di uomini che non si attengono ai principi di Dio?
  • Cosa fareste per far ritornare la vostra comunità o chiesa locale alla vita della Chiesa primitiva? (Come potreste esortare qualcuno ed incoraggiare gli altri?).

Fate un altro studio da voi stessi.

Se potete, buttate via permanentemente il vostro modello tradizionale di Chiesa. Non ne avrete mai più di bisogno se avete gli occhi posti sulla verità nel seguire il piano di Dio per la Chiesa. Il modello tradizionale di Chiesa non è necessariamente un modello cattivo; molti di noi sono stati salvati in questo modello, ma non è il migliore secondo Dio. Però dedicatevi al Suo modello migliore esaminando ulteriormente le Scritture per vedere cosa potete fare per ESSERE la Chiesa piuttosto che the ANDARE in Chiesa.

Siete pregati di andare a verificare quanto detto attraverso la Scrittura. Assicuratevi che quanto è stato esposto sia veramente biblico e che vi crediate veramente. Successivamente ci sono altri versetti e passi biblici attraverso cui voi possiate sviluppare questo soggetto. Ma non vi fermate. Assicuratevi di vivere secondo la vita della Chiesa descritta nelle Scritture!


Versetti per uno studio successivo:

  • Atti 2:44-47
  • Atti 5:12
  • Atti 20:20
  • Atti 16:40
  • Atti 4:31
  • Atti 20:7-11
  • Rom. 16:5
  • I Cor. 16:19
  • Col. 4:15
  • Filem. 2 1
  • I Cor. 11:17-34
  • Giacomo 2:1-4
  • Atti 12: 5-12
  • Atti 1:14
  • I Cor. 14:1- 40
  • I Tim. 4:11-16
  • Atti 15:30
  • Atti 14:27
  • Atti 13:1-2
  • Atti 15:22
  • Col. 4:15-16
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